domenica 23 agosto 2020

La biblioteca di Parigi come rifugio dall'oblio

 
La biblioteca di Parigi
di Janet Skeslien Charles
Garzanti, luglio 2020

Traduzione di Roberta Scarabelli

pp. 399
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Janet Skeslien Charles è una scrittrice americana che si divide tra il Montana, luogo di nascita, e Parigi, città d’elezione, dove ha lavorato come responsabile culturale proprio per la Biblioteca americana di Parigi. Il suo romanzo è quindi un inno a questo luogo speciale, sito in Rue du Géneral Camou, al civico 10, e che celebra proprio quest’anno cento anni dalla nascita. 
Dal 1920, infatti, questo luogo accoglie visitatori e appassionati, ed è rifugio per chi cerca nei libri un’illuminazione. Anche per Odile, protagonista del romanzo, la biblioteca è un rifugio, prima come giovane utente, in compagnia di un’amata zia, poi come dipendente, realizzando il suo sogno professionale.
Attorno alle passioni di questa giovane così intraprendente e fiera ruotano gli altri protagonisti di questo romanzo. La storia, ambientata tra il 1940 e i primi anni Ottanta, si divide tra il passato di Odile e il suo presente, in America, dove ormai anziana e in solitudine, incrocia la sua vita con quella della giovane Lyli. Il lettore impara così a conoscere i sogni di Odile, la sua tenacia di giovane donna che va oltre ogni pregiudizio pur di lavorare nell’amata biblioteca. Sia i colleghi, che i frequentatori dell’American Library, diventeranno punto di riferimento e famiglia per la protagonista e attraverso le loro vicissitudini seguiremo quelle della Francia in guerra, dell’invasione tedesca, del terribile destino riservato agli ebrei. Ma anche Lily è una ragazzina speciale, che si troverà a fronteggiare un grande dolore nella sua vita e che imparerà a ritrovarsi proprio grazie all'amicizia con questa strana anziana, che tutti guardano con sospetto e che diventerà per lei indispensabile.

Molteplici sono le angolazioni, Odile e Lyli raccontano in prima persona, ma non mancano i capitoli dedicati agli altri protagonisti, in cui un narratore esterno ci spiega le trame delle loro vite. 48 fitti capitoli che si snodano tra le vie di Parigi, gli angoli segreti della Biblioteca e le case del Montana, fanno da cornice ad una narrazione che si ispira alle pagine dei romanzi celebri, citati più volte, e ci fa scoprire il metodo di classificazione decimale Deway, con cui la biblioteca americana classifica argomenti, sezioni e in qualche caso specifico autori, come Shakespeare («l’unico autore con la propria segnatura nella classificazione decimale Deway» p.14).
La vita di Odile scorre così metodica e ordinata, ricca di certezze, quasi classificabile - più volte la stessa protagonista si sorprende a dare un numero ai suoi stati d'animo e collocarli idealmente in uno scaffale - ma i libri, come le persone, riservano pagine sorprendenti e spesso terribili, e starà proprio a lei, in quell’infausto 1940, a scoprire cosa si nasconde dietro l’apparente ordinarietà di alcuni personaggi a lei vicini.
I temi più importanti del romanzo ci raccontano della solidarietà, dell'amicizia e soprattutto del valore delle parole e della comunicazione, intesa come patrimonio da trasmettere. È infatti nel continuum tra la vita e gli insegnamenti di Odile alla maturità raggiunta da Lyli che troviamo il nodo centrale del libro. Le generazioni che si rinnovano e si raccontano, il confronto che accresce e migliora e infine il valore della memoria. 
Le vicende sono ispirate agli avvenimenti reali che proprio in questo luogo sono avvenuti durante il periodo della guerra, e la nota dell’autrice alla fine ci spiega cosa sia vero e cosa sia frutto della sua fantasia, rendendoci indimenticabili alcuni dei protagonisti e memorabili le imprese di questo coraggioso staff, che in un momento di buio assoluto per l’umanità hanno reso vivo il detto “i libri portano la luce”, portando un barlume di luce e umanità nelle vite di coloro che qualcuno avrebbe voluto avvolgere nell'oblio per sempre.

Samantha Viva 




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