domenica 16 agosto 2020

#CriticARTe - Francisco De Goya, "Cuaderno C": una testimonianza della situazione socio-culturale del suo tempo

Francisco De Goya, Cuaderno C
a cura di José Manuel Matilla e Museo Nazionale del Prado
Museo del Prado/ Skira, 2020

Multilingue
Formato: 16,5 x 25,5 cm, cartonato
pp. 306, 130 immagini
€ 40,00 (cartaceo)


In occasione del bicentenario del Museo del Prado, è stata allestita una mostra dedicata all’artista spagnolo Francisco de Goya y Lucientes (Zaragoza, 1746 ‒ Bourdeaux, 1828). L’esposizione, curata dal responsabile capo della sezione disegni e stampa del Prado José Manuel Matilla, in collaborazione con Manuela Mena, esperta di Goya, ha presentato al pubblico una rassegna di oltre 300 disegni originali dell’artista, per la prima volta riuniti e provenienti da collezioni pubbliche, private, e soprattutto dal Museo stesso. Raggruppate in otto quaderni, dalla A alla H, le opere di Goya presentate all’interno della mostra “Voluntad me sobra” (ossia “non mi resta che la volontà”) rappresentano una testimonianza unica della situazione socio-culturale del tempo. I disegni, che vengono esposti solo per brevi periodi al pubblico, dato l’impatto degli agenti atmosferici sulla conservazione dell’opera su carta, si legano all’espressività dell’intera produzione pittorica dell’artista, talvolta anticipandone le tematiche.


Grazie a una straordinaria collaborazione tra Skira e il Museo del Prado di Madrid, è stata realizzata una copia facsimile del celebre “Cuaderno C” di Francisco de Goya, riprodotto fedelmente in versione integrale. È la stessa fragilità dell’opera originale su carta a rendere questa pubblicazione ancor più preziosa. Il lettore ha il raro privilegio di poter osservare l’opera del maestro spagnolo senza limiti di tempo; non solo, ogni disegno mostra sia il fronte che il retro della carta, svelando le didascalie di Goya, che furono spesso utilizzate in modo ambiguo dall’artista, rivelando, attraverso i titoli e commenti, le sue vere intenzioni.


Il “Cuaderno C” (1814-1823) è l’unico quaderno a esserci pervenuto praticamente intatto, costituito originariamente da 133 disegni, arrivati in un album del Museo de la Trinidad e successivamente conservati all’interno del Museo del Prado sin dal 1872, conta oggi ben 120 opere, 13 delle quali sono state separate intorno al 1860.

Delle immagini mancanti, solo 5 sono note, nn. 71 e 128, attualmente presso la Hispanic Society of America; n. 88, custodita al British Museum; n. 78 presso il Museo Paul Getty e n. 11 parte di una collezione privata. Le altre otto, 14, 15, 29, 56, 66, 72, 110 e 132 sono ancora sconosciute.

La bellezza del segno di Goya, tracciato con morbidezza e marcata decisione, ha dato vita a una raffigurazione della storia del suo tempo, filtrata attraverso uno sguardo acuto e disincantato, che riflette sulla condizione sociale dei poveri, la sofferenza che accomuna il prigioniero incarcerato e la vittima dell’inquisizione ai monaci e monache sfollati dalle loro sacre mura in seguito alla confisca dei beni ecclesiastici. Nella torsione circolare e pacata della fusaggine, degli inchiostri e grafite, Goya sembra posare una mano delicata sul mondo, quasi consolatoria, laddove la durezza del contenuto, non trova spigoli nella resa dell’artista, che non non si erge ad elemento giudicante e senziente, bensì a semplice ambasciatore, che registra e comunica ai posteri una crudele verità.

Negli anni della Guerra d’Indipendenza spagnola, che videro Spagnoli, Portoghesi, Inglesi, opposti a Napoleone, tra il 1808 e il 1814 e, successivamente, nel periodo di recessione fino al 1820, Goya elaborò il suo Quaderno “C”, che oggi si consegna al pubblico come un documento di straordinaria valenza storico-culturale, patrimonio del mondo.

L’album si chiude con immagini ispirate alla libertà, alla ragione che prevale sugli istinti  ed alla giustizia, mostrando le speranze di Goya per la politica di riforma del Triennio Liberale (1820-1823).

Molte sono le analogie, riscontrabili nell’opera di Goya, con altri Maestri dell’arte presente e passata, deduzioni intriganti, che sarà possibile cogliere osservando i disegni.

Completa l’opera un saggio di José Manuel Matilla Rodríguez, tradotto in cinque lingue. Questo libro offre la grande occasione di conoscere non solo uno degli artisti più importanti del panorama artistico, ma anche di apprendere per immagini una parte di storia, spesso ammantata di mistero e speculazioni religiose.

Elena Arzani

Riproduzione delle tavole per gentile concessione della casa editrice. 


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In occasione del bicentenario del Museo del Prado, è stata allestita una mostra dedicata all’artista spagnolo Francisco de Goya y Lucientes. L’esposizione, curata dal responsabile capo della sezione disegni e stampa del Prado José Manuel Matilla, in collaborazione con Manuela Mena, esperta di Goya, ha presentato al pubblico una rassegna di oltre 300 disegni originali dell’artista, per la prima volta riuniti e provenienti da collezioni pubbliche, private, e soprattutto dal Museo stesso. E una straordinaria collaborazione tra Skira e il Museo del Prado ha permesso di realizzare una copia facsimile del celebre “Quaderno C” di #Goya, che ora possiamo così sfogliare e stringere tra le mani, muovendoci tra i suoi disegni e le ambigue didascalie che spesso ha vergato sul retro dei fogli. Questo pomeriggio sul sito @arzanicurates illustrerà le caratteristiche principali di quest'opera. Amate le riproduzioni anastatiche delle opere? Ne avete qualcuna a casa? #Skira #CriticaLetteraria #arte #instalibri #instabook #libridarte #inlibreria
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