martedì 5 maggio 2020

#EditoriInAscolto - Black Coffee, un ponte tra l'Italia e il Nord America

La letteratura nordamericana, la ricerca di voci e punti di vista inediti e differenti, l’attenzione per le diverse forme di narrazione dal romanzo al racconto, passando per le riviste, la poesia, la saggistica e il memoir: Black Coffee è tante voci e tante storie che guardano a Ovest, attentissimi a fotografare il presente, polifonico e vivace, un editore indipendente, dalla chiara connotazione. La nostra Debora Lambruschini ha fatto due chiacchiere con Sara Reggiani, direttore editoriale e fondatrice insieme a Leonardo Taiuti di Black Coffee, per parlare di storie, scouting, progetti, idee e collaborazioni nate in questo strano momento che stiamo vivendo.

Come e quando nasce il vostro progetto editoriale, perché la scelta di questo nome?
Black Coffee si richiama in primo luogo alla classica bevanda americana, il caffè nero, ma è anche metafora di libri non carezzevoli, che vogliono scuotere il lettore così da dare luogo a riflessioni nuove. Il progetto editoriale nasce nel 2017 ed è frutto della nostra esperienza come traduttori letterari per altri editori: per molti anni siamo andati alla ricerca di libri e autori scovati in America, dove ci siamo sempre recati molto spesso, da proporre ai lettori italiani. Poi, qualche anno fa, abbiamo deciso di rischiare e raccontare noi quelle storie attraverso un progetto editoriale personale ed è nata Black Coffee. Io e Leonardo compiamo opera di scouting piuttosto assiduamente, cercando anche nelle case editrici americane indipendenti autori che ci colpiscono per il punto di vista originale anche su tematiche già affrontate. Abbiamo un lato innovatore che porta voci nuove e un altro di riscoperta di classici del Nord America che qui non sono arrivati o che sono da tempo fuori catalogo.

Conosciamo meglio la squadra: il lavoro della casa editrice, ruoli e professionalità:
Sara Reggiani, direttore editoriale, editor, traduttrice.
Leonardo Taiuti, responsabile amministrativo, cura il rapporto con distributori e librerie, traduttore. Federica Principi, entrata come stagista, è ora braccio destro di Sara, redattrice ed editor jr.
Raffaele Anello, grafico. Essere riconoscibili anche a livello visivo, mediante un’impostazione grafica ben definita, è fondamentale per non perdersi nel mare di libri che arrivano sugli scaffali e dare anche attraverso la grafica delle copertine un po’ l’idea del nostro approccio vivace e molto “nordamericano”.
Claudia Pappaleo, ufficio stampa, è entrata di recente a far parte della nostra redazione, subentrando a Francesca Pellas che da New York, dove vive, è stata per tutti questi anni il nostro ufficio stampa.
Marta Ciccolari, esterna, è la nostra “voce narrante” cui avevo chiesto all’inizio la parte delle presentazioni fisiche. Ma le presentazioni canoniche non facevano per noi, non è sempre possibile portare gli autori in Italia e da qui l’idea di realizzare nuove forme, come i podcast, di cui Marta è responsabile. Black Coffee è stata la prima casa editrice italiana indipendente a realizzare i propri podcast.

Podcast, riviste, antologie, percorsi: a Black Coffee sono molti e tutti interessanti i progetti collaterali. Vi distinguente anche nella particolare attenzione riservata alle riviste letterarie, da Freeman all’antologia dedicata alla poesia contemporanea. Qual è secondo voi il ruolo oggi delle riviste letterarie, come si pongono nel panorama culturale contemporaneo?
Sono sempre stata una grande lettrice di riviste, italiane e americane, per trovare nuove voci. Le riviste fanno un grande lavoro di presentare ai lettori voci che ancora non hanno una produzione solida, tanti autori giovani che non hanno scritto molto ma qualcuno ha intuito che fosse l’inizio di qualcosa di più grande e li ha inseriti nelle antologie. La rivista è un luogo dove è possibile incontrare delle perle.
Personalmente le riviste italiane me le sono prese a cuore, vedi anche l’organizzazione di Firenze Rivista, ma il problema a mio avviso è che restano quasi sempre nell’ambito dell’artigianalità, del fai da te, perché non ci sono risorse: sarebbe vincente per una rivista aggregarsi a una casa editrice, per esempio come abbiamo fatto noi con Freeman’s pubblicato da un editore statunitense, che noi portiamo in traduzione e grazie ai nostri canali come casa editrice ha quindi possibilità di una maggior diffusione anche nel nostro Paese. Ero un’appassionata lettrice di Freeman e ho pensato che averla in catalogo potesse ampliare lo sguardo dei nostri lettori, proprio perché questo è lo sguardo di un americano sul mondo intero. Al momento abbiamo pubblicato tre numeri e ognuno ha uno sguardo particolare su un dato argomento.

Editoria ai tempi del Covid19: come è cambiato il vostro lavoro, idee e spunti per il futuro?
Ci ho pensato molto in questi giorni: per BC il lavoro in questo periodo non è cambiato molto perché lavoriamo da sempre in remoto, non abbiamo una sede quindi non ci sono stati grandi mutamenti a livello di organizzazione del lavoro, solo abbiamo scelto di rimandare a ottobre l’uscita di un titolo – una breve raccolta di saggi proprio di John Freeman – che avremmo dovuto presentare a Maggio in occasione del Salone del Libro di Torino. Ma pubblicando solo 10 titoli l’anno è più semplice gestire spostamenti vari.
Come distribuzione usiamo da poco Ali e in questo delirio siamo stati assistiti da una macchina che si è dovuta fermare per un attimo ma appena potuto si è rimessa in moto ed è stato bello perché c’è stato un confronto diretto e quotidiano con altri editori indipendenti e librai: insieme abbiamo tirato fuori idee, campagne e percorsi. Brutte cose sono accadute, ma anche di sorprendenti, di collaborazioni inedite, sono nati o si sono consolidati anche rapporti e amicizie che prima non c’erano e sono forti proprio perché nati in un periodo di difficoltà.
A inizio epidemia molte persone non riuscivano a leggere e concentrarsi, come anch’io stessa ho scritto in un articolo uscito per Literary Hub; per questo motivo abbiamo deciso di potenziare il podcast perché per leggere ci vuole un’attenzione che in questo momento critico mancava, mentre l’ascolto del podcast era più confortante e in effetti c’è stato un boom di ascolti. Secondo me nasceranno tanti modi nuovi di fare editoria e forse ce n’era anche bisogno, lo dico col massimo rispetto, ma a volte è necessaria una scossa per reinventarsi e superare alcune dinamiche editoriale davvero tediose e “polverose”.

Come accennavamo, nel catalogo BC viene dato spazio a differenti modalità narrative: romanzi, racconti, riviste, saggi, tutti presentati con la stessa cura e attenzione:
A Black Coffee non abbiamo propriamente delle collane, non ci sono barriere all’interno del catalogo, ci siamo sempre ripromessi di dare lo stesso peso a tutte le forme, romanzo o racconto. Il racconto ha la stessa dignità del romanzo ed è molto complesso da scrivere. Personalmente mi sono sempre piaciuti molto perché mi lasciano libera di immaginare, mi lasciano spazio. A Black Coffee abbiamo in catalogo racconti di esordienti e di classici a partire da Joy Williams, autrice che abbiamo presentato nel primo anno della casa editrice: un’impresa grossa, ma ci ha premiato, perché i lettori hanno apprezzato il coraggio e perché era necessario ci fosse anche questa voce tra le maestre della forma breve. Poi sono venuti anche i memoir, storie personali con uno sguardo puntato all’interno, la traduzione della rivista Freeman, l’antologia poetica, la saggistica.

Puoi rivelarci qualcosa del prossimo progetto targato Black Coffee?
È proprio una rivelazione, perché non ne abbiamo ancora parlato con nessuno! Abbiamo deciso di portare un’altra forma di memoir legato al paesaggio americano: sarà una nuova serie e il primo libro uscirà a settembre. La serie si chiamerà This Land, dove “land” è inteso sia come territorio geografico che come terra dove l’uomo ha costruito il proprio impero. Il rapporto uomo-territorio è centrale in nord America, basti pensare alla corsa all’Ovest. This Land sarà un contenitore con saggi, memoir, storie famigliari e storie di uno stato/regione. Personalmente sono molto legata a certe zone dell’America, specie l’Ovest, amo parlare di luoghi e ambiente, quindi anche questo sarà un progetto speciale.

Di prossima pubblicazione ma già disponibile sul vostro sito è invece “Biloxi”, di Mary Miller, autrice già presente nel catalogo Black Coffee con libri molto apprezzati dai vostri lettori:
Il lancio ufficiale è stato spostato a maggio, esce in libreria il 7 maggio ma come hai detto sul nostro e-commerce è disponibile già ora, sia in formato ebook che cartaceo. Abbiamo scelto di non posticiparne l’uscita proprio perché questa storia secondo noi è perfetta per il periodo complicato che stiamo vivendo. Un ritorno di un’autrice che abbiamo in catalogo, una di quelle voci emergenti che ci vantiamo di aver scoperto e quindi non correvamo il rischio di portare una voce nuova in un momento in cui le persone forse non avrebbero prestato attenzione a un’esordiente, per quanto meritevole. In Biloxi, inoltre, buona parte della narrazione ruota intorno alla casa, alla domesticità e al rapporto con gli animali, quello che può darci un animale in questi momenti di solitudine. Ci sembrava quindi perfetto che i nostri lettori scoprissero proprio ora questa storia.


Ringraziamo di cuore Sara Reggiani per la generosità, le riflessioni e gli spunti interessanti.
Intervista a cura di Debora Lambruschini