giovedì 16 aprile 2020

«Contro l’automobile»: il "j'accuse!" di Andrea Coccia

Contro l’automobile. È più facile immaginare la fine del mondo che un mondo senza automobili?
di Andrea Coccia
Eris edizioni, 2020

pp. 64
€ 6,00 (cartaceo)


Difficile avere ancora il timore di dirlo: l’automobile è il cuore pulsante del capitalismo. È il punto di appoggio e insieme il propulsore del sistema economico che ci sta mandando ai pazzi spazzando via il tessuto sociale e politico delle nostre comunità, in città e in provincia. Ognuna delle anime del tardo capitalismo è perfettamente incarnata dall’auto, simbolo vivente del trionfo dei bisogni dell’individuo su quelli della collettività. (p. 33)
 Inutile girarci troppo intorno: nel piccolo saggio di Andrea Coccia non troveremo una lista oggettiva dei pro e dei contro sull’uso dell'automobile nella nostra società capitalista, qualcosa che consenta a noi lettori di valutare da che parte stare. Il libro di Andrea Coccia – va da sé già dal titolo – è schierato, e non solo politicamente. Questo è un dato di fatto.
Stabilito questo, si può partire col negare che questo libro sia inutile, o che non sia latore di una qualche forma di verità: come per l’altro saggio della collana Bookbloc di Eris edizioni da me letto, Postporno di Valentine aka Fluida Wolf (e qui recensito), è bene tener presente che l’autore prende una posizione netta, difesa con tutte le forze di un’argomentazione valida fintanto che se ne accettano le premesse, ossia che «l’automobile è come l’eroina. È una dipendenza totalizzante» (p. 46).
L'automobile è al centro della vexata quaestio del capitalismo: è il primo fra gli oggetti che il sistema capitalistico ci fa credere essere indispensabili per una vita migliore su questo pianeta, pur essendo vero l’esatto opposto, ossia che l’automobile è il primo degli oggetti a vincolarci a un sistema di valori per cui alla fine della fiera ci si ritrova a vivere per lavorare.
L'autore non getta sul piatto idee anticapitaliste senza difenderle con gli artigli e con i denti: la sua indagine, soprattutto nelle prime pagine del libro, è lucida e fattuale, basata su dati concreti come, ad esempio, l’incremento del numero delle auto nel mondo dopo la seconda guerra mondiale e il costo stimato annuo del suo mantenimento. Altresì interessante, soprattutto perché ben motivata, è l’argomentazione del terzo capitolo – «La grande rapina al treno» – in cui la dicotomia fra treno e macchina, pur rischiando di estremizzarsi in un semplicismo manicheo sinistra/destra, collettività/individualità e, soprattutto, bene/male, risulta di grande ispirazione. La successiva estensione del discorso ai mezzi pubblici e a quelli green, in un mondo come il nostro in cui topic climatico riveste sempre più importanza, non può non dar da riflettere anche a chi si schiera a favore di un uso (più o meno) intensivo delle autovetture.
L’automobile è per Andrea Coccia è il simbolo di ciò che non funziona, di ciò che ci rende degli infelici schiavi: è vincolante, crea dipendenza, limita la libertà personale e, soprattutto, ha permesso la trasformazione degli ambienti urbani rendendoli inadatti a uno stile di vita più salubre ed economico, in quanto ha consentito la creazione di interi quartieri periferici e suburbani in cui masse di individui vivono rinchiuse come topi, costrette a spostarsi ogni giorno in macchina – soli, ingabbiati, incattiviti, disperati – per raggiungere luoghi di lavoro distanti.
Ma qual è la soluzione a tutto ciò? L’autore propone qualcosa di valido? Ebbene la risposta più adatta consiste in una parolina inventata e dal suono buffo che si usa spesso nel colloquiale per dire qualcosa senza dirla: “sni”. Andrea Coccia avanza una proposta, e lo fa con decisione pur sapendo che non si tratta di una possibilità realizzabile a breve termine. Il problema tuttavia non sembrerebbe concernere le tempistiche quanto piuttosto la fattibilità della sua proposta, e questo proprio perché – e qui non si può dargli torto – il nostro sistema è strutturato in modo da rendere necessario un uso massiccio dell’automobile. È una questione di distanze, di strutture e, soprattutto, di mentalità. E prima che possa cambiare la nostra mentalità – non solo nei confronti dell’automobile – sembra essere necessaria una presa di coscienza sullo status quo di questo nostro pianeta. A cominciare, come si è detto, dall’aspetto climatico ma senza ignorare quello lavorativo.
Contro l’automobile è, come già affermato per Postporno, un ottimo punto di partenza per avviare un dialogo e sperare nell’apertura di un dibattito: una sorta di incipit a un discorso più ampio che il lettore si ritrova a dover affrontare in maniera autonoma ma per il quale ha tutte le basi.

David Valentini





Affacciamoci alla finestra, guardiamo a destra, a sinistra, vicino e in lontananza: quello che vedremo saranno decine e decine di automobili parcheggiate, a volte in doppia fila, sulle strisce pedonali, sui passi carrabili. Se una cosa è vera fra quelle che Andrea Coccia, giornalista e co-fondatore del progetto "Slow News", afferma è che il nostro spazio e il nostro tempo sono scanditi dall'automobile, "cuore pulsante del capitalismo". Di un mondo pieno di automobili e della speranza di uno che ne sia privo parla il suo libriccino, edito da Eris edizioni nella neonata collana Bookbloc. Ce ne parlerà a breve il nostro @darvax. #libri #books #instabooks #bookstagram #lettura #inlettura #reading #nowreading #bookshelf #bookporn #bookreading #booksofinstagram #igersitalia #iger #snapseed #libridaleggere #librichepassione #booklover #bookreader #criticaletteraria #saggio #automobili #capitalismo #critica
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