venerdì 21 febbraio 2020

Il tessuto di una famiglia è cucito sulla rivoluzione: la coralità singolare de "La mischia" di Valentina Maini

La mischia
di Valentina Maini
Bollati Boringhieri, 20 febbraio 2020

pp. 512
€ 18,50 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)


Quando prendo in mano il libro di uno scrittore esordiente, provo sempre un misto di esaltazione e terrore. Mi entusiasma immensamente scoprire quale direzione sta prendendo la letteratura italiana, quale fermento agita il mondo culturale di uno dei Paesi al mondo dove la lettura è meno diffusa ma dove, e qui viene il terrore, si pubblicano migliaia di titoli ogni anno. Ultimamente sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla qualità dei testi degli esordienti. La mischia di Valentina Maini non mi ha solo sorpreso, mi ha letteralmente devastato interiormente. Nemmeno per un attimo ho pensato di star leggendo il primo romanzo di un’autrice che, comunque, non è nuova al clima culturale letterario italiano e internazionale. Classe 1987, ha conseguito un dottorato in Letterature comparate tra Bologna e Parigi (è anche traduttrice dall’inglese e dal francese) e ha pubblicato racconti su «retabloid», «TerraNullius», «Atti Impuri», «Horizonte» e altre riviste, suoi articoli sono comparsi su «Poetiche», «La Deleuziana», i «Classiques Garnier» e con la raccolta di poesie Casa rotta (Arcipelago Itaca, 2016) ha vinto il premio letterario Anna Osti.

2007, Bilbao, capitale de facto dei Paesi Baschi. La città è un calderone famelico di terroristi indipendentisti e in questo clima Gorane e Jokin sono due giovani fratelli venticinquenni figli, guarda un po’, di due militanti dell’ETA. L’essere cresciuti nello stesso ventre materno contemporaneamente non causa in loro la classica simbiosi tipica dei gemelli, tutt’altro. I ragazzi hanno scelto due vite agli antipodi: Jokin è del tutto accondiscendente e passivo e si piega alle ideologie dei genitori provando a seguirne le ombre; l’unico accenno di ribellione è la sua passione per la batteria e per l’eroina. La sorella Gorane, d’altra parte, ha una tempra molto più ambigua e prova ad affrancarsi dal giogo dei genitori Yera e Inaki costruendosi un mondo personale astratto, una dimensione altra dove la realtà non ha alcun diritto di cittadinanza. 

Il DNA, si sa, non mente e per questo quella di essere diversi e lontani è solo una lieve illusione. I due sono uniti sia da quel cordone ombelicale invisibile che lega due gemelli per la vita, ma soprattutto dalla dimensione ideologica di cui sono stati nutriti per tutta la vita e che, se vivi nei Paesi Baschi, non puoi dimenticare o scrollarti di dosso facilmente. Così quando Jokin scappa, Gorane diventa pazza e da quel momento sarà costretta a vedere regolarmente uno psichiatra. Di fronte a tutto questo, come reagiranno i genitori e il fratello oramai lontano, a Parigi, ma sempre visceralmente unito a colei con cui ha condiviso l’esistenza? Il romanzo di uno scrittore francese sarà la causa e il mezzo di un sofferto ricongiungimento e allo stesso scrittore i due protagonisti racconteranno le loro vicende, in momenti diversi ma uniti dalla stessa energia distruttiva.

La mischia è un’opera polifonica e corale che, da un lato, si confà perfettamente all’etichetta del romanzo familiare ma, dall’altro, non si limita a raccontare una serie di personalità ma parla all’interiorità dei singoli affrontando un tema universale: il valore della libertà, intesa come affrancamento dalla famiglia, dagli ideali, dalla storia, dalla genetica.  Su questo macro tema si innestano altri filoni che la Maini esplora con fermezza espositiva e lucidità, senza mai dimenticare la componente letteraria e stilistica. La metaletteratura, introdotta con la figura (deprecabile) dello scrittore francese agisce come culla di riflessione sul ruolo delle parole e queste si trasformano in vere protagoniste, al punto che ogni sezione del romanzo possiede una sua peculiare texture linguistica e un punto di vista da cui vengono raccontati i fatti. La singolarità dell’esperienza umana viene delineata dall’autrice con una maturità riflessiva trasforma La mischia in un universale manifesto di vita:
Avremmo dovuto pensare è importante il pane la domenica al parco qualche divieto ogni tanto regole da sgarrare. Avremmo dovuto pensare è importante l’amico di scuola la nonna i compiti a casa fatti come si deve il calcetto vedere il cielo. Non abbiamo dato loro né terra né regole ma un sistema buono dentro cui pensare.
Tutti i membri della famiglia sono portavoce dell’eterna lotta tra la vita e la morte: Gorane e Jokin la cui gemellarità esemplifica una duplice visione della vita nell’ottica del suo rapporto con la morte; Yera e Inaki, i genitori terroristi, che la rivoluzione e l’ideologia dogmatica dell’indipendenza basca hanno nutrito al punto da trasformare la loro stessa esistenza in un ciclo ripetuto di gesti ossessivi segni, quindi, della negazione della morte.  La psicanalisi, infine, sottende le memorie di una giovane donna impazzita, ma che nel caos della sua follia trova una genuina ragione di vita. 

Federica Privitera






Pochi romanzi di uno scrittore esordiente riescono a invadere l’esperienza di lettura come un fiume in piena di parole, emozioni e sensazioni. #LaMischia di Valentina Maini è uno di questi, una storia familiare ambientata nei Paesi Baschi dove la rivoluzione e lo spirito teorrista diventano la miccia che fa detonare i rapporti tra una madre, un padre e due fratelli. Un invito a credere che la letteratura, quando è vera, è molto di più di un semplice racconto. Il romanzo esce oggi in libreria e domani @la_effesenza ce ne parlerà sul sito! @bollati_boringhieri @obliquestudio . . . ticonsigliounlibro #libriconsigliati #criticaletteraria #leggerefabene #consiglidilettura #booktube #bookish #bookworm #bookporn #librichepassione #libridaleggere #libricheamo #instabook #books #libri #igreaders #igread #ilovebooks #ilovereading
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