venerdì 31 gennaio 2020

"Se ti abbraccio non aver paura": dopo averlo letto, tanta, tanta voglia di partire con un compagno di viaggio speciale


Se ti abbraccio non aver paura
di Fulvio Ervas
Marcos y Marcos, 2012

pp. 319
€ 18 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)


Caspita Andre, non ho mai passato una vacanza come questa: lunghissima, imprevedibile. Ti ho mai detto che sei il miglior compagno di viaggio che abbia mai avuto? 
Quante forme d'amore ha quello che lega un padre al figlio? Tantissime, e tutte sono autentiche, viene da rispondersi leggendo Se ti abbraccio non aver paura, romanzo famosissimo di Fulvio Ervas. 
Dal 2012, anno in cui ha fatto la sua comparsa in libreria, il libro non ha mai smesso di commuovere e di far riflettere sulla potenza senza limiti dell'amore genitoriale, nonché sulle difficoltà e la sfida quotidiana di chi convive con l'autismo. Se a poca distanza dalla pubblicazione ne aveva parlato sul sito Marco Caneschi (qui la sua recensione), oggi, che ho letto anch'io il libro e che nel frattempo è uscita la sua trasposizione cinematografica a opera di Gabriele Salvadores, vorrei suggerirvi perché inserire questo libro nella lista dei romanzi da leggere. 

"Dell'amore e di altri demoni": un classico che continua a essere straordinariamente attuale

Dell'amore e di altri demoni
di Gabriel Garcίа Márquez
Oscar Mondadori, 2009

Traduzione di Angelo Morino
Prima edizione: 1994

pp. 147
€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (e-book)

«Non c'è medicina che guarisca quello che non guarisce la felicità» (p. 31).

Prima di iniziare a parlare di Dell'amore e di altri demoni (Mondadori, 2009), del quale Critica Letteraria si era già occupata qui, devo colpevolmente confessare di aver scoperto Gabriel Garcίа Márquez solo di recente e "solo" per mezzo di questa piccola grande opera. Eppure già dopo averne letto qualche pagina ho sentito fortissima l'esigenza di continuare a leggere al più presto tutta la sua bibliografia.
Uscito nel 1994, la storia prende avvio in Colombia durante l'epoca dell'Inquisizione spagnola e ha per protagonista la dodicenne Sierva Marίa de Todos los Ángeles, figlia indesiderata di un indolente marchese e di sua moglie, donna avvezza a dar sfogo a tutti i suoi impulsi più primordiali.
Cresciuta tra la servitù della sua famiglia, la bellissima giovane dai lunghi capelli rossi viene morsa da un cane malato di rabbia: il padre, su consiglio del vescovo della città, la affida alle cure di un convento di suore e confida che il sacerdote Cayetano Delaura possa salvarla da una presunta possessione demoniaca. Ben presto, però, i due giovani scopriranno come siano altri i demoni contro i quali dovranno combattere.

giovedì 30 gennaio 2020

«Spesso mi chiedo dove finisce la mia libertà o verità e dove inizia quella di un'altra persona»: intervista a Giulio Ravizza, sul suo "L'influenza del blu"


L'influenza del blu
di Giulio Ravizza
Bookabook, 2019

pp. 231
€ 15,00 (cartaceo)


Come sarebbe il mondo se il blu scomparisse?
Ma soprattutto la scelta di un mondo senza il blu a che realtà porterebbe?
L'influenza del blu di Giulio Ravizza è un romanzo distopico ambientato in un futuro non delineato. In una Costantinopoli felice, muore suicida un giovane artista, Leone. Da questo momento il corso degli eventi prenderà una piega inaspettata e il lettore seguirà le avventure di Mehmet, che, in quanto incaricato di formulare il discorso di commiato, viaggerà alla ricerca della verità, per scoprire il peso e il valore delle scelte nella vita di ognuno.
Il tema centrale del romanzo è quello della scelta e delle sue conseguenze. Scegliere è un diritto e anche un dovere individuale, al quale nessuno si può sottrarre. Ma quali sono gli elementi che possono guidare alla scelta: la consapevolezza di un mondo migliore? Una felicità effimera? Un mondo nel quale esiste solo il bello? Fino a che punto la libertà di scelta del singolo può arrivare senza limitare la scelta dell’altro?
Queste sono le domande che mi hanno guidata durante l’intervista che ho potuto fare all’autore. Ci siamo in contrati in un bar nel centro di Milano, lo sguardo di Giulio Ravizza mi è apparso subito molto profondo, ma soprattutto fiducioso e anche affettuosamente ironico. Giulio è un manager affermato e un uomo di grande cultura, e questo è stato a me chiaro durante tutta la nostra conversazione: l'autore ha saputo spaziare da esempi a frasi di filosofi, dalla storia alle serie televisive, dalla filosofia alle religioni, sempre con grande precisione e competenza.
La nostra conversazione si è basata principalmente sul libro, ma come sempre, io che amo gli aspetti più tipici e soggettivi di coloro che intervisto, ho posto anche qualche domanda di carattere più personale.

#CritiCOMICS - La storia della Thailandia nel graphic novel targato add editore: «Il re di Bangkok»

Il re di Bangkok
di Claudio Sopranzetti, Sara Fabbri e Chiara Natalucci
add editore, 2019

pp. 215
€ 19,50 (cartaceo)


Ho un ricordo vivido di Bangkok: nell’aria l’odore di spezie e incensi si mescolava allo smog dei motorini e delle auto che intasavano le strade; lungo i marciapiedi si affollavano mendicanti e venditori ambulanti desiderosi di guadagnare qualche dollaro americano vendendo oggettistica o piatti locali cucinati sul momento in condizioni igieniche precarie, mentre in alto, sui cavalcavia e le sopraelevate della città, era possibile vedere thailandesi vestiti in giacca e cravatta diretti all’aeroporto o nel centro commerciale di uno dei grattacieli che svettavano sulle casette basse, sui templi, sui mercatini locali. Ovunque le insegne di Mc Donald’s, Sony e Coca Cola dominavano la scena.
Questa è la Bangkok che ho vissuto, purtroppo in una sola giornata, nel lontano 2015; questa la Bangkok che mi è rimasta incollata addosso come melassa. E questa è la Bangkok raccontata da Sopranzetti, Fabbri e Natalucci, che in dieci anni di ricerca antropologica hanno raccolto centinaia di ore di interviste e, nel 2015, «hanno creato un archivio fotografico e cinematografico composto da più di 5000 voci con materiali provenienti dalla Biblioteca nazionale di Bangkok, dall’Archivio nazionale di cinema thailandese e da alcune collezioni private di storici locali» (p. 7).

mercoledì 29 gennaio 2020

#CriticaNera - "Il granchio nella buca": il noir onirico di Fabrizio Altieri

Il granchio nella buca
di Fabrizio Altieri
Oligo, 2019

pp. 181
€ 15 (cartaceo)


Ci sono segreti che si possono svelare solo a costo di mettere a rischio tutto, persino la propria vita. Il giovane Muccio negli anni Sessanta sta seguendo le orme della sua famiglia e sta piano piano imparando il lavoro di mobiliere. Siamo in una Toscana in cui c'è bisogno di rinascita, ma in cui c'è ancora attenzione al legno dei propri mobili (altro che truciolati!), immediatamente indice di status sociale e di agiatezza economica. E anche i tempi di lavorazione e di consegna sono dilatati, perché i prodotti vengono adattati alle case dei clienti, richiedono cura e lunghe lavorazioni. Ecco perché quando la famiglia di Muccio riceve un grande ordine da parte di una signora anziana del paesino di Gamugliano, subito il ragazzo viene mandato col suo bel catalogo nuovo dalla potenziale acquirente, per avere la conferma e anche l'anticipo fondamentale per dare il via ai lavori. E, chissà, forse col passaparola conoscere qualche altro possibile cliente. 
Tuttavia, il paesino ha subito qualcosa di molto strano: gli abitanti sono pochi - pochissimi -, c'è un silenzio inquietante e tutti guardano il nuovo arrivato con curiosità, ma soprattutto con grande ritrosia. Dalla beghina che affitta le camere al parroco del paese, tutti fanno sentire Muccio un estraneo; poi, certo, ci sono un paio di ragazzini che invece cercano di conquistare le sue attenzioni e una bellissima cameriera, simile a Liz Taylor, che da subito fa girare la testa al ragazzo, e non solo per il suo vino bianco truffaldino! 

La tana profonda dell'animale umano: «T. Singer» di Dag Solstad


T. Singer
di Dag Solstad
traduzione di Maria Valeria D’Avino
Iperborea, 2019

pp. 247
€ 17,00 (cartaceo)

In biblioteca, Singer svanì quasi subito nel suo lavoro, come si aspettava e sperava di fare. In fondo era venuto a Notodden per vivere in incognito sotto il suo vero nome, sì, ma di nascosto dai trentaquattro anni di vita vissuta fino a quel momento, che gli si erano incollati addosso. Se li era lasciati alle spalle e sperava che non tornassero a disturbarlo. (p. 88)
Certe esistenze non bramano la gloria dell’arte o le gesta eroiche del martirio, né una sfavillante carriera politica o emozioni illimitate. Certe esistenze desiderano solo restare in disparte, lontano dal mondo, vivere di gesti quotidiani e immediati, di routine tranquillizzanti, certezze assolute. Un lavoro semplice, una famiglia, poco altro.
È la scelta di Singer, la cui vita interiore – pur così ricca da soffermarsi su ogni singolo evento che non passa inosservato ma anzi si ingigantisce e diventa memorabile, eroico, soverchiante – resta celata a tutti, e non per caso. La vita di Singer, sin dagli albori, è segnata da eventi che normalmente si percepirebbero come insignificanti, ad esempio lo sguardo di un parente neanche troppo vicino che ci ha sorpresi a fare una smorfia strana; eppure per Singer questi eventi insignificanti restano impressi nella memoria al punto da tornare a turbargli le notti e i giorni anche ad anni di distanza.
Tutto ciò che accade, o quasi, accade nella sua mente: Singer è prigioniero dei propri pensieri, «del suo labirinto, dal quale non poteva uscire e neppure lo voleva, forse appunto perché non poteva» (p. 133); Singer è prigioniero di una mente che non sa, o forse non vuole, comunicare con l’esterno, come se ciò che avviene nelle pareti insonorizzate della sua mente fosse per lui e per lui soltanto. Certe esistenze, appunto, amano farsi piccole, insignificanti, invisibili, quasi-non-esistenze.

martedì 28 gennaio 2020

Lavorare bene in team, diventando di tanto in tanto solisti: "Impresa & Jazz" di Erika Leonardi

Impresa & Jazz. Il lavoro di gruppo a tempo di swing
di Erika Leonardi
prefazione di Gegè Telesforo
Guerini, 2019

pp. 141
€ 14,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
audiolibro disponibile su Audible


Si sa che la maggior parte delle nostre ore viene passata sul posto di lavoro, ma quanto siamo in grado di sentirci a nostro agio in un team? Quanto il nostro ruolo si armonizza efficacemente con quello degli altri, senza prevaricare e senza, d'altro canto, rinunciare a far sentire la nostra voce? Il lavoro aziendale richiede un giusto equilibrio, nonché una tranquillità emotiva per poter portare avanti le proprie istanze in modo sereno e, così facendo, ancor più produttivo. 
Nel suo nuovo lavoro, Impresa & Jazz, uscito da poco per Guerini, Erika Leonardi propone una metafora interessante, che ben si sposa con il discorso che stiamo affrontando: lavorare in azienda è come suonare in una jazz band, con momenti in cui non si affermano le proprie idee diventando solisti, per poi fare un passo indietro e riamalgamarsi al resto della band. Il fascino e il potere dello swing si percepisce anche in un'azienda, quando le sue varie componenti sono tutte necessarie e bene architettate.

“Non dimenticate cosa vuol dire aborto clandestino”: “L’Evento” di Annie Ernaux come monito per il presente

L’evento 
di Annie Ernaux
L’orma editore, 2019

Traduzione di Lorenzo Flabbi

pp. 113
€ 15 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


«E più la memoria cessa di essere umiliata, più il futuro torna a essere un campo d’azione». Annie Ernaux, Gli anni 

Il fil rouge dell’opera di Annie Ernaux è l’esercizio della memoria. Con la lente d’ingrandimento della scrittura ha percorso la sua vita, le lotte politiche, le figure della sua famiglia; questo esercizio non avrebbe potuto essere così efficace se Ernaux non fosse stata anzitutto una persona che teneva un diario. Più di un autore ha ribadito tra le pagine del proprio diario quanto fosse utile scrivere ogni giorno: Virginia Woolf raccontava quanto la aiutasse a sciogliere le giunture della scrittura, Tomasi di Lampedusa ne considerava il valore delle riflessioni e le conoscenze che avrebbe arricchito ogni generazione. 

Nel 1963 Annie Ernaux temeva di essere incinta o di avere l’AIDS, e scoprì di aspettare un bambino. Annotava tutto su un diario e un’agenda: appuntamenti, sensazioni, luoghi, persone di un viaggio che dal certificato di gravidanza la portarono all’aborto, prima ancora che in Francia fosse legale. Negli anni ’70 era una giovane donna che aveva già vissuto quella dolorosa esperienza sulla propria pelle e portava avanti la causa femminista che nel 1974 vide la legge Veil diventare realtà.

lunedì 27 gennaio 2020

"La straniera" di Stefan Hertmans: vita errante di una rifugiata medievale

La straniera
di Stefan Hertmans 
Marsilio Romanzi, 2019

Traduzione di Laura Pignatti

pp. 336
 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)


In un continuo gioco di rimandi, tra passato e presente, seguiamo, grazie all’abilità di Hertmans, il lungo viaggio di una donna attraverso l’Europa medievale. Ma non è un viaggio come gli altri e lei non è una donna qualsiasi. Tutto inizia da Monieux, piccolo centro in Provenza, dove, grazie al ritrovamento di alcuni documenti, conosciamo una giovane nobildonna normanna, che in un periodo tremendo come quello delle crociate e delle persecuzioni degli ebrei, decide di convertirsi all’ebraismo, per amore, non senza difficoltà. 
Benché cerchi di integrarsi nella piccola comunità e per strada abbia sempre una parola gentile per chiunque incontri, non ottiene quasi mai una reazione positiva, e gran parte degli abitanti del villaggio la supera con indifferenza. A questo la nobile normanna non è mai stata abituata, e l'ebrea privilegiata che era a Narbona ancora meno. (p. 34)
Il romanzo si basa su fonti autentiche e fatti realmente accaduti e ci catapulta nel Medioevo più atroce, quello delle uccisioni, della religione vissuta come obbligo a cui non si può sfuggire, delle notti buie e dei giorni di fuga. In questo contesto vive questa improbabile coppia di amanti, che vuole sfuggire alle convenzioni per vivere la loro storia d’amore. 

#GiornoDellaMemoria 2020 - Scoprire che il mondo è cambiato, guardandolo con gli occhi di una bambina (ebrea)

Una bambina e basta
di Lia Levi
Letto da Claudia Pandolfi
Regia di Flavia Gentili
Emons audiolibri, 2018, in coedizione con e/o edizioni

tempo di ascolto: 2h 47m
€ 14,90 (cd)


In questi giorni capita a tutti di pensare più e più volte a libri, film, documentari che testimoniano la Shoah, e potete leggere parecchi spunti su CriticaLetteraria che propongono grandi classici e libri più recenti (potete sfogliarne qui). Quest'anno ho pensato di non leggere direttamente io, ma di lasciare che la voce calda di Claudia Pandolfi mi aiutasse a immergermi nella realtà raccontata da Lia Levi nel suo autobiografico Una bambina e basta, edito per la prima volta nel 1994.
Pochi minuti, e mi sono trovata totalmente accolta nel racconto, che narra l'epopea della famiglia di Lia Levi: piuttosto agiati e abituati a vivere senza ostentazioni, ma anche senza privazioni, i genitori devono prima fare i conti con le leggi razziali, che portano il padre a perdere il lavoro, quindi a un trasferimento in massa da Torino a Milano, infine a Roma. La Francia resta un miraggio lontano, mentre le certezze precedenti crollano miseramente giorno dopo giorno attorno alla famiglia: i soldi vengono meno, i gioielli sono venduti, le bambine devono essere ritirate sia dalla scuola normale, sia dalla scuola ebraica, per poi giungere all'estremo tentativo di salvezza contro la deportazione: il convento. 

domenica 26 gennaio 2020

#CritiCINEMA - "Piccole donne": un classico senza tempo che continua a emozionare


Piccole donne
regia di Greta Gerwig
soggetto di Louisa May Alcott
sceneggiatura Greta Gerwig
interpreti: Saoirse Ronan, Emma Watson, Florence Pugh, Eliza Scanlen (e altri)
Stati Uniti (2019)


Lo confesso: venuta a conoscenza del fatto che una nuova versione cinematografica del libro più celebre della scrittrice statunitense Louisa May Alcott, Piccole donne (pubblicato nel 1868, di cui Federica Privitera ha scritto l'invito alla lettura) sarebbe presto uscita nelle sale, il primo sentimento che ho provato è stato un fortissimo scetticismo.
Il motivo di questa mia diffidenza è presto detto: non solo le opere della Alcott hanno accompagnato tutta la mia infanzia, ma sono particolarmente legata a esse perché la prima a mettermi tra le mani Piccole donne fu mia madre, che mi regalò la sua versione, a sua volta donatale per la Prima Comunione.

Io, che fino ad allora ero stata avvezza a leggere perlopiù Il libro della giungla, Zanna Bianca e Il richiamo della foresta, ritenevo che l'idea di rendere protagonista di una storia ambientata nell'Ottocento una famiglia di sole donne, e di far solo gravitare attorno a esse la componente maschile della vicenda, apparisse poco credibile. Ma mi ricredetti praticamente non appena lessi l'incipit del libro:
"Natale non è Natale senza regali", si lamentò Jo, sdraiata sulla coperta.
"È così spiacevole essere poveri!" sospirò Meg, abbassando lo sguardo sul suo vecchio vestito.
"Non è giusto che alcune bambine possano avere tutto ciò che desiderano e altre non abbiano niente", aggiunse la piccola Amy, tirando su con il naso con aria offesa.
"Ma abbiamo il papà e la mamma, e la compagnia una dell'altra", disse Beth compiaciuta dal suo angolo.
A queste parole la luce del caminetto sembrò come ravvivare i quattro giovani visi, che però si rabbuiarono subito quando Jo disse tristemente: "Ma papà non c'è, e non lo vedremo ancora per molto." Non disse "forse mai", ma ciascuna di loro aggiunse in silenzio queste parole, pensando al padre lontano, sul campo di battaglia.

"È questa la vita vera, la vita in tutta la sua vastità": la sguardo trasparente di Mariana Leky

Quel che si vede da qui
di Mariana Leky
Keller editore, 2019

pp. 329  
€ 18,00

Titolo originale: Was man von hier aus sehen kann
Traduzione di Angela Lorenzini

L’okapi è un animale assurdo, molto più assurdo della morte, e sembra del tutto sconnesso con le sue zampe da zebra, i fianchi da tapiro, il corpo da giraffa color ruggine, gli occhi da capriolo e le orecchie da topo. L’okapi è decisamente inverosimile, tanto nella realtà quanto nei sogni funesti di un’anziana del Westerwald. Erano passati appena ottantadue anni dalla scoperta ufficiale dell’okapi in Africa. […] Forse qualcuno l’aveva già scoperto molto prima in via ufficiosa, ma guardandolo aveva pensato che stesse sognando o che fosse pazzo, perché un okapi, soprattutto se appare all’improvviso e in modo inaspettato, sembra proprio un mix onirico. (p. 18)
Non c’è nulla di normale nella vita di Luise: il padre, nel suo desiderio di “lasciar entrare il mondo” nel paesino del Westerwald in cui vive, finisce per partire e non tornare quasi mai; la madre è assente, totalmente assorbita da una domanda che la assilla e che non trova mai una risposta definitiva; l’ottico è segretamente innamorato di sua nonna da almeno un decennio e non riesce a dirglielo, anche se tutti l’hanno già capito perfettamente. Dal canto suo Selma, la nonna, è una persona dalla sensibilità straordinaria. Per la nipote, decenne al tempo in cui inizia la narrazione, “era lunga come una pertica e vecchia come il cucco. Mi sembrava così alta che credevo potesse vedere ben oltre il paese vicino, e così decrepita che credevo avesse contribuito alla creazione del mondo” (p. 22). Forse Selma non ha di questi poteri, certo però è portatrice di una facoltà inquietante: quando sogna un okapi, nel giro di ventiquattro ore muore qualcuno, anche se non si sa chi, né come.

sabato 25 gennaio 2020

Sprofondare nell'abisso: il panico secondo Baronciani

Quando tutto diventò blu
di Alessandro Baronciani
BAO Publishing, 2020

pp. 128
€ 17,00 (cartaceo)
€ 6,54 (ebook)



Sono passati pochi giorni dal Blue Monday, il giorno che convenzionalmente viene considerato il più deprimente dell’anno, uno dei più brevi, dei più lontani dalle feste, uno di quelli in cui peserebbe di più tornare a lavorare dopo il week-end. Poco importa che, quest’anno, questo specifico lunedì sia stato nella mia città inondato di sole e quindi il titolo si sia rivelato poco calzante... l’ondata di articoli che hanno circondato l’evento è stata un’occasione per tornare a parlare della malinconia che a tratti ci affligge, della difficoltà di affrontarla da soli, della necessità di ricordarsi che, dopo ogni Blue Monday, arriverà presto un normalissimo martedì. 
Calza dunque a pennello la scelta di Bao Publishing di far uscire proprio ora Quando tutto diventò blu, il nuovo romanzo a fumetti di Alessandro Baronciani che, dopo Negativa (trovate qui la recensione), torna a parlare di un argomento delicato, scendendo nelle pieghe dell’anima di un personaggio femminile complesso e sfaccettato.

Più che la nostalgia poté amore e scrittura

La mia ombra è tua
di Edoardo Nesi
La nave di Teseo, 2019

pp. 263
€ 18 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


E all’improvviso ricompare Vittorio Vezzosi. Edoardo Nesi ha questa sorta di innamoramento per i suoi personaggi, così il bambino che piange in una spiaggia all’inizio de “L’estate infinita” ce lo ritroviamo «trentenne magro dagli occhi famelici» trapiantato nelle foto del suo anno di grazia: il 1995. Dunque, deducendo che la nascita è avvenuta nel 1965, tutto torna perché fa le bizze - ricordate? - nella Versilia del 1972.
A pagina 169 di questo libro, ecco poi l’epifania: lo stesso Vittorio Vezzosi racconta infatti che suo padre lo chiamavano il Bestia. E allora a chi se non a lui, allo strepitoso Cesare Vezzosi, protagonista del bel romanzo precedente, viene da pensare? Il primo dei due imprenditori caciaroni, il secondo è Ivo Barrocciai, figli di uno dei tanti distretti toscani dove la manifattura ha preso il posto della mezzadria. E giù, soldi che schizzano di qua e di là come le Vespe della Piaggio (Pontedera). Ne “L’età dell’oro” un’altra opera di Edoardo Nesi del 2004 era Ivo Barrocciai il mattatore.

venerdì 24 gennaio 2020

Dietro la superficie: la "lost lady" di Willa Cather

Una signora perduta
di Willa Cather
Adelphi, 1990

pp. 140  
€ 12,00

Titolo originale: A Lost Lady 
Traduzione di Eva Kampmann


Gli sarebbe piaciuto […] domandarle se avesse scoperto davvero una gioia che non appassiva mai, non si spegneva mai, non cessava mai di toccarti il cuore – o se fosse soltanto un’attrice consumata.
C’è qualcosa di difficile da definire, nella figura di Mrs Forrester, che la rende affascinante e irresistibile per chiunque le si trovi accanto: una certa grazia in tutto ciò che fa, “da gran signora”, fosse anche fuggire da un toro inferocito; la sua massa di capelli corvini, il brio naturale, la sua giovinezza – almeno all’inizio della narrazione:
Bastava uno sguardo di Mrs Forrester per rivelare che era una donna piena di malia. Era una sensazione immediata, capace di trapassare anche la pelle più coriacea. [...] Un incontro con Mrs Forrester non poteva mai essere insignificante: bastava un suo cenno del capo, uno sguardo, e subito s’instaurava un rapporto. In lei c’era qualcosa che faceva presa sulle persone in un lampo, e ognuno avvertiva intensamente la sua presenza: la sua fragilità e la sua grazia, la sua bocca che sapeva dire tante cose senza pronunciare una parola, i suoi occhi vivaci, ridenti, profondi, quasi sempre un po’ beffardi. (p. 33)

Uomini di poca fede, forse, ma umanissimi e determinati: ritorno in Wisconsin, in compagnia di Nickolas Butler

Uomini di poca fede
di Nickolas Butler
Marsilio, gennaio 2020

Traduzione di Fabio Cremonesi

pp. 272
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Da dove cominciamo per parlare in maniera ragionata di Uomini di poca fede, l’ultimo romanzo di Nickolas Butler? Non dalla trama, che rischierebbe – ingiustamente – di allontanare il lettore con i suoi riferimenti a tematiche come la fede, le piccole comunità dell’America rurale, strane chiese radicali, fratture, lutto e drammi famigliari. Non dai riferimenti a eventi reali cui la vicenda è ispirata, che hanno sconvolto una piccola comunità del Wisconsin, nel 2008. Non dalla scrittura, sorprendentemente più asciutta, misurata, diversa da quanto di Butler letto finora, perfettamente adatta alla voce del protagonista, il buon vecchio Lyle Hovde, dal ritmo piano della vicenda, il susseguirsi delle stagioni mentre la vita scorre e muta, la narrazione che si fa via via più incalzante, fino al finale sorprendente.
La verità è che proprio da queste cose era necessario partire, per cercare di inquadrare l’ultimo lavoro di Butler, a mio parere uno degli autori americani più interessanti della sua generazione. La voce italiana scelta questa volta è l’ottimo Fabio Cremonesi, sempre attento a non tradire il testo e restituirlo al lettore in tutta la sua purezza, che si dimostra ancora una volta l’interprete ideale di questi cantori dell’America rurale, le parole più o meno scarne ed essenziali, attento al ritmo, ai tecnicismi. E l’altra verità è che amo Nickolas Butler, a partire da quella meraviglia di Shotgun Lovesongs con cui esordì nel 2013, una ballata sull’amicizia maschile tra paesaggi carichi di lirismo struggente, e da allora mi fido di questo scrittore come mi fido di Haruf, Strout, Offutt, solo per citarne alcuni. Non mi aveva convinta davvero fino in fondo con il romanzo precedente, Il cuore degli uomini, da cui mi aspettavo qualcosa di più ancora, ma con questo ultimo lavoro conferma il proprio talento nel raccontare i dubbi, le difficoltà, i silenzi, degli uomini e delle piccole comunità in cui si muovono, non semplice sfondo ma realtà concreta e partecipe della vicenda, che imprime sui propri abitanti un determinato ritmo e sentire.

giovedì 23 gennaio 2020

"Ai sopravvissuti spareremo ancora": il romanzo di esordio di Claudio Lagomarsini

Ai sopravvissuti spareremo ancora
di Claudio Lagomarsini
Fazi Editore, 23 gennaio 2020

pp. 206

€ 10,00 (cartaceo - prezzo promozionale fino al 29 febbraio)
€ 4,99 € (ebook)




A meno che non siate quel tipo di lettore che tiene d’occhio le riviste letterarie italiane, il nome di Claudio Lagomarsini non vi dirà nulla. Ammetto di essere io stessa nuova a questa forma di fruizione della letteratura e di aver rimpianto, nell’esatto istante in cui ne ho colto la potenza, di non essermici accostata prima. Qualche tempo fa avevo deciso di parlarvi dell’importanza e della coerenza ideologica che c’è dietro una rivista letteraria (cogliendo l’occasione di recensire il decimo numero di effe) e grazie alla mia piccola analisi della realtà italiana di queste pubblicazioni, di Claudio Lagomarsini avevo già sentito parlare. Più che il suo cognome particolare, avevo immediatamente associato la sua scrittura al racconto che avevo letto sul numero 26 di Colla, intitolato Il vecchio Kenji (se avete voglia potete recuperarlo qui).

Tessere la trama del proprio destino: "La ricamatrice di Winchester" di Tracy Chevalier

La ricamatrice di Winchester 
di Tracy Chevalier
Neri Pozza, 2020

Traduzione di Massimo Ortelio

pp. 288

€ 18,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


Violet tacque per un momento scuotendo la testa. «Poi mi sono trasferita qui, e ho pensato che poteva essere un nuovo inizio, ma tutto questo mi soffoca a volte, mi schiaccia» aggiunse, guardando le imponenti mura di pietra della cattedrale. «Mi sento una nullità, e credo che mi aiuterebbe sapere che c'è una piccola parte di me, qui dentro. Qualcosa di utile, fra l'altro, e non solo per me.»La signorina Pesel annuì. «Capisco cosa intendete» disse.«È quel che sentono le persone che vengono ad accendere una candela. Una piccola fiamma in una cattedrale smisurata. Però è la loro fiamma». (p. 76)
Ci sono tante piccole fiamme che lottano per rimanere vive, proprio come quelle che si vedono nella penombra delle grandi cattedrali, nel nuovo romanzo di Tracy Chevalier
A vent'anni dalla pubblicazione del suo libro cult La ragazza con l'orecchino di perla, l'autrice è tornata con la storia di una donna che cerca la propria libertà nell'Inghilterra degli anni '30 del Novecento. Violet Speedwell, la protagonista, è una delle cosiddette "donne in eccedenza", coloro che dopo la Grande Guerra erano rimaste senza mariti o compagni e che non erano riuscite a rifarsi una vita. 
La società le compatisce, la famiglia cerca in ogni modo di influire sul loro destino e Violet sente tutto questo sulla propria pelle. 
Se è vero che sembra ormai essersi rassegnata a una vita da sola, il desiderio, la voglia di amare ed essere amata continuano a vibrare in lei, senza trovare sfogo. Il ricordo dell'amato Laurence è ancora vivo, ma riuscirà mai a riprovare le stesse emozioni? 
Per cambiare la sua vita, Violet si trasferisce a Winchester, ad alcune miglia dall'originaria Southampton, trovando così una propria autonomia. Lascia a casa una madre che la fa sentire sempre più sola e incompresa, una famiglia che ama ma che non può darle quello di cui ha bisogno. 
Intenzionata a farcela solo con le proprie forze, inizia a lavorare come dattilografa in una compagnia di assicurazione. Ma a trentotto anni continua a chiedersi: "è davvero questa la vita che merito?"

mercoledì 22 gennaio 2020

I quaderni Fandango, Scrittura Creativa: tra spunti di lettura ed esercizi pratici

I quaderni Fandango: Scrittura Creativa
di John Gillard
Fandango Libri, 2019

Traduzione di Valentina Nicolì

pp. 196
€ 20 (cartaceo)

Primo: questo libro vi farà venire voglia di leggere, ancora e ancora. Di recuperare autori e testi citati, alla luce anche delle considerazioni e degli esercizi di scrittura di cui si compone il quaderno.
Secondo: ovviamente avrete voglia di scrivere. Magari come semplice esercizio, non necessariamente per approdare in libreria, ma per il puro piacere che sa regalare la scrittura creativa.
Quale che sia la ragione, il quaderno di scrittura proposto da Fandango è un ricco diario che permette di guardare più da vicino il processo di scrittura, mettendosi direttamente alla prova ma anche indagando con maggior consapevolezza i testi a cui via via ci si avvicina come lettori. Curato da John Gillard, vi si delineano la vita e l’opera di venti grandi autori, da Joyce a Coupland, dal Novecento ad oggi quindi, con ritratti immediati, coincisi e, ovviamente, non esaustivi, ma da cui trarre moltissimi spunti, tra suggerimenti di lettura, approccio al testo, influenze, temi, correnti letterarie e, per ogni autore presentato, un totale di settanta esercizi di scrittura a essi ispirati.
Un libro dovrebbe essere un’accetta per rompere il ghiaccio del mare gelato dentro di noi (J.M. Coetzee, p. 137)

La sindrome di Asperger nell'esordio di Anita Pulvirenti: «La trasparenza del camaleonte»


La trasparenza del camaleonte
di Anita Pulvirenti
DeA Planeta, 2020

pp. 220
€ 15,00 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)

Si affaticavano per farsi capire a gesti e bigliettini, trasformavano la pietà per il diverso in tentativi di inclusione. Lei non voleva essere inclusa, chiedeva soltanto di sentirsi libera nel suo silenzio, un posto in cui poteva muoversi da sola, di cui sapeva a memoria spazi e pareti. (p. 32)
Carminia, la protagonista dell’esordio in narrativa di Anita Pulvirenti, curatrice del blog Chili di libri, soffre della sindrome di Asperger. Essendo una sindrome dall’eziologia non ancora definita e non una malattia per la quale sia possibile rinvenire una cura, il romanzo più che parlare dell’uscita da una situazione di disagio attua l'arco di trasformazione del personaggio in modo indiretto, attraverso il tema dell’accettazione di sé. In una società in cui ancora a volte si fa fatica ad accettare la reale esistenza delle malattie mentali e dei disturbi psichiatrici – si pensi alla depressione, spesso ritenuta da chi non la vive in prima persona una forma solo un po’ più grave di tristezza –, e in cui in generale si è inclini a non empatizzare col prossimo, a non voler comprendere cosa accade nella mente dell’altro, ecco che il tema dell’accettazione di sé e dell’altro trova spazio narrativo.

martedì 21 gennaio 2020

«Cos'altro è la storia se non memoria senza dolore?»: nel presente, che non è ancora storia, di Rachel Cusk

Onori
di Rachel Cusk
Einaudi, 2020

Traduzione di A. Nadotti

pp. 192
€ 16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


Bello o brutto? Ben scritto. So che non è una risposta, ma è quanto mi sento di dire di quest'ultimo capitolo della trilogia di Rachel Cusk, Onori, uscito da pochi giorni per Einaudi. Infatti, l'opera (chiamarla "romanzo" è un po' un rischio) rompe con la tradizione e gli amanti dei romanzi con una trama unitaria saranno sicuramente spiazzati: apprezzeranno l'esperimento di Cusk coloro che decidono di mettersi in gioco e tenere salda la concentrazione; si stancheranno gli altri, quelli che hanno bisogno di un unico filo conduttore per tenere desta l'attenzione.
La scrittrice inglese di origine canadese si è distinta fin dall'inizio della trilogia (con Resoconto, seguito da Transiti) per la sua scelta di avere una protagonista piuttosto ritrosa, silente. Faye, questo è il nome dell'io narrante, è una scrittrice, che in Onori si ritrova in viaggio per raggiungere l'Europa in occasione di un convegno. Di lei sappiamo poco: i figli ormai grandi, il marito che se ne è andato, la sua fama. Del suo carattere, invece, emerge la straordinaria capacità d'ascolto, probabilmente accompagnata dall'empatia che porta tanti sconosciuti a condividere con lei, fiduciosamente, momenti cruciali delle loro vite. 

#VivaSheherazade - "L'ora del destino": il desiderio di libertà di Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d'Arco

L'ora del destino.
Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d'Arco.
di Victoria Shorr
SEM, 2019

Traduzione di Alessandra Osti

pp. 285
€ 18 (cartaceo, ebook compreso)
€ 9,99 (ebook)

Jane Austen, Mary Shelley, Giovanna d’Arco: sono le tre protagoniste de L’ora del destino, di Victoria Shorr, uno dei saggi più interessanti e originali che mi sia capitato di leggere di recente. Un testo per sua natura non pienamente esaustivo, ma apprezzabile tanto come punto di partenza per ulteriori approfondimenti, quanto per l’approccio intimo con cui l’autrice racconta tra saggio e romanzo un momento preciso che diviene la vita intera di queste donne. Pubblicato in Italia da SEM, l’opera di Shorr è un testo decisamente apprezzabile: puntuale nella ricostruzione storico-biografica e arricchito di un apparato minimo di note e spunti bibliografici, avvince il lettore per il ritratto umano, intimo e vibrante di queste tre donne che scelgono il proprio destino. Personaggi diversi, ma identico desiderio di libertà e convinzione delle proprie scelte.

lunedì 20 gennaio 2020

Di sogni e disegni: Cent'anni di Fellinitudine

Il libro dei sogni 
di Federico Fellini
Rizzoli Illustrati

pp. 560
€ 80

La legge del sognatore 
di Daniel Pennac
Feltrinelli
trad. Yasmina Melaouah

pp. 160
€ 14
€ 9,99





Se in questo 20 gennaio 2020 il regista Federico Fellini fosse ancora vivo, avrebbe cent'anni.
Per fortuna, non è sopravvissuto alla sua fama e oggi possiamo ricordarlo come ogni grande dovrebbe essere ricordato: soltanto tramite le opere. Una serie di film straordinari e immaginifici, qualche lettera, i suoi disegni, e un - anzi, IL - Libro dei sogni recentemente ripubblicato da Rizzoli.
Un mastodontico diario nel quale il regista riminese ha annotato, dagli anni Sessanta fino all'agosto del '93 (se ne andò alla fine d'ottobre di quell'anno, poco dopo l'assegnazione dell'Oscar alla carriera, e seguito a distanza di qualche mese da Giulietta Masina, moglie e compagna di una vita) tutta la sua attività onirica, secondo la dottrina del suo psicanalista, il dottor Ernst Bernhard.

Che venga pure la fine del mondo: "L'allegra apocalisse" di Arto Paasilinna

L'allegra apocalisse
di Arto Paasilinna
Iperborea, 2010

Traduzione di Nicola Rainò

pp. 320
€ 16,00 (cartaceo)
€ 8,49 (ebook)


L'idea che un bruciachiese comunista possa essere l'avvio per la rinascita del pianeta suona assurdo. Asser Toropainen, che in gioventù non si è risparmiato nell'appiccare fuoco agli edifici di culto, sul letto di morte decide di lasciare al nipote Eemeli fondi sufficienti per costruire una chiesa tra i boschi di Finlandia. Quando ci sono soldi, terreni e una sauna per convincere i burocrati locali ad autorizzare la costruzione, i problemi sembrano svanire. Quando poi si dice chiesa, è chiaro che serve anche un cimitero e una Fondazione funeraria alle spalle. E poi una casa per il pastore; e una per il presidente della fondazione e sua moglie. E queste persone dovranno mangiare e bere alcol e serviranno case per chi alleva e coltiva. Ci vuole poco per costruire un piccolo centro ricco e fiorente, edificio dopo edificio. Chissà che questo piccolo centro arcadico non sia il solo nucleo in grado di sopravvivere alla distruzione del mondo e allo sterminio della razza umana. Finché durano i coregonini e la grappa di erbe, non dovrebbero esserci problemi.

domenica 19 gennaio 2020

La vita che non si arrende: l'"Atlante di zoologia poetica" di Pouydebat

Atlante di zoologia poetica
di Emmanuelle Pouydebat
L’ippocampo, 2019

Illustrazioni di Julie Terrazzoni
Traduzione di Giovanni Zucca

pp. 150
€ 19,90 


Dopo aver avuto il piacere di occuparmi dell’Atlante di botanica poetica (trovate qui la recensione), è stato quasi naturale per me avviarmi all’esplorazione della sua controparte zoologica. Affrontando il secondo volume con l’occhio del comparatista che mi è connaturato, ho dovuto subito riscontrare tra due volumi ugualmente belli profonde differenze che li rendono, pur in un’ideale continuità, assolutamente unici. Questo si nota già a partire dalle immagini: essenziali, minimaliste, precise e scientifiche, quelle ricavate dai taccuini d’esplorazione di Francis Hallé, roboanti e coloratissime quelle di Julie Terrazzoni, che ci trascinano immediatamente in un universo fantasmagorico, costituito da creature talmente straordinarie da risultare difficilmente immaginabili. L’Atlante di Emmanuelle Pouydebat vuole infatti del resto deliberatamente essere un inno alla meraviglia del creato:
La verità è che tutto è poesia, nel mondo animale. “Poesia” viene dal greco ποίησις (poiesis), e il verbo ποιειν (poiein) significa “fare, creare”. Poeti lirici, innovatori e battaglieri, gli animali agiscono, creano, seducono, cantano ed esplorano, spingendoci a riflettere sulla nostra visione del mondo e sulle creature che lo abitano. (p. 8)

sabato 18 gennaio 2020

Il salvifico connubio di alberi e storie: "La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico"

La colomba sul pino e la vecchia sotto il fico
di Ferruccio Parazzoli
Aboca, 2019

pp. 224
€ 14,00




“Può darsi che le mie storie siano soltanto dei sogni che tu mi aiuti a sognare, può darsi anche che qualche volta io confonda una storia con un’altra, ma non dico mai bugie, semmai, come dici tu, invento, ma inventare non è dire bugie: non potrei ora sognare di essere qui legata a te e di sognare tutto questo? Chi sei tu per rispondermi sì o no? Sei soltanto un fico che non dà frutti." (p. 175)

Due sono le favole. La prima, quella di un pino della pineta del Monaco Bianco sotto il quale non è bene dormire. La seconda, quella di un fico senza frutti che si oppone alla speculazione edilizia. O forse sono le storie di un giovane che abbandona il proprio lavoro stagionale per rifugiarsi in uno spazio-tempo lontano dalla modernità e di una vecchia così sola da dover parlare con un albero mentre i bulldozer minacciano di buttarle giù la casa. Nei boschi e vicino agli alberi, il tempo non sembra mai passare, cristallizzato nel "c'era una volta": e se l'uomo vi si rifugia, può ancora sperare di salvarsi.

Un merciaio, una donna dai facili costumi e un frate: un'inquietante notte nella "Terra Salada" per Luigi Malerba

Il circolo di Granada
di Luigi Malerba
Mondadori, Oscar, 2018

1^ edizione: 2002
pp. 176
€ 12 (cartaceo)
€ 7,99 (ebook)


«Succede ogni tanto che Homero Luís si sente sperduto come una mosca sotto un bicchiere» disse Homero Luís. «Sopra di noi in cielo non c'è soltanto la luna, ci sono milioni e milioni di stelle, c'è l'intero universo che gira velocissimo e noi siamo qua come due mosche sotto un bicchiere. Io quando mi sento una mosca mi verrebbe da rotolarmi per terra e resterei lì a lamentarmi per tutta la vita» (p. 95)
Nel 1998, a Murcia per una conferenza, il narratore si sente raccontare da un oste un racconto quanto meno curioso, di cui è stato testimone. Quando il percorso da Granada a Murcia era la desertica "Terra Salada", un merciaio di nome Homero Luís si trova a viaggiare in una notte di luna con la bella e libertina Mariana Lopez, che deve andare a Murcia a cercare marito, cancellando per sempre la sua fama di donna di facili costumi. La strada è lunga, specialmente per due sconosciuti che si trovano a condividere, alla luce delle stelle, qualcosa di sé: Mariana vorrebbe fin dal principio sedurre il merciaio, il quale, invece, sta molto attento alla pesante soma del suo asinello. 
Presto, la donna legge nell'atteggiamento di Homero Luís qualcosa di sospetto: che sia lui il ricercato, il ladro che ha derubato il Circolo di Granada? La notizia, prima di partire, era sulla bocca di tutti: questo scabroso club di Granada, frequentato da uomini molto ricchi e privi di scrupoli, in grado di violentare ragazzine in cambio di una manciata di denaro, è stato assaltato da un uomo, che nella rapina ha ucciso il custode e poi è scomparso. Il dubbio per Mariana si fa via via più opprimente, vista anche la solitudine notturna e tanta autosuggestione. Gesti, parole, reticenze possono tutti portare conferma alla donna, conferma che però l'uomo non le dà mai. E intanto i due si scontrano in puntuti scambi dialogici: filosofeggiante e meditativo lui, immediata e concreta fino all'ingenuità lei, la conversazione talvolta languisce, talaltra tocca tratti di incomunicabilità o Homero Luís prova a semplificare concetti astratti per la sua compagna di viaggio. 

venerdì 17 gennaio 2020

“Sa vida cuada”: sa neghe e su gosu de sa fuida/ “Sa vida cuada”: la colpa e il piacere della fuga

Per la prima volta in CriticaLetteraria diamo spazio ad una recensione in una lingua minoritaria (con la seguente traduzione). L'esperimento deriva dalla voglia di dare voce a delle realtà che rimangono nascoste e poco conosciute al di fuori dei loro ambiti locali, così da arricchire i nostri lettori con la conoscenza di sentieri poco battuti da altre testate.


Sa vida cuada
di Jubanne Piga
Papiros, 2017

pp. 194
€ 12



Est essidu pro sa domo de imprenta Papiros s’ùrtimu libru de Jubanne Piga, Sa vida cuada. S’autore est poeta de gabale e giughet in sa bèrtula sua àteros libros de prosa. Custu contu est istadu onoradu cun su Prèmiu de Literadura Sarda Casteddu de sa Fae in su 2015, istitutzione famada ca pro more de su puntorzu suo sa narrativa sarda est creschida meda. Est craru, tando, chi s’autore non est unu noitolu a s’iscrittura e a s’impreu in manera artìstica de sa limba sarda, piessinnos chi essint a campu mescamente in su triballu chi s’iscritore faghet subra su lèssicu: contivigiadu sena chircare prendas in de badas. Una limba iscritta cun sas regulas de sa LSC ma chi mantenet un’inchelu de nugoresu chi tesset unu ligàmene cun su logu in ue su contu acontesset.

"La città senza cielo": un inno contro la cieca rassegnazione al conformismo

La città senza cielo
di Jean Malaquais
(titolo originale: Le Gaffeur)
Traduzione di Elisabetta Garieri
Cliquot, 2019

prima edizione: 1953

pp. 288
€ 20 (cartaceo)
€ 4,99 (ebook)

Quando si arriva all'esasperazione, sbattere le porte è una conseguenza naturale; è come intimare al mondo di lasciarci in pace, idea che mi è sempre sembrata assurda, perché è proprio quando ci rinchiudiamo a doppia mandata che inizia la guerra (p. 32).
La città senza cielo (Cliquot, 2019) è stato il mio primo approccio con lo scrittore polacco (ma francese di adozione) Jean Malaquais (1908-1998), il cui vero nome era Wladimir Jan Pavel Malacki Malacki, e non appena ho iniziato a sfogliare le pagine della nuova edizione di questo libro, la mia attenzione è stata subito attratta dalla citazione che lo apre e che appartiene a una delle mie storie predilette: quella di Jane Eyre, dell'autrice inglese Charlotte Brontё.
Va da sé che ho iniziato a nutrire fin da subito aspettative altissime verso quest'opera distopica, definita come un "1984 francese".
La vicenda ha pere protagonista Pierre Javelin, un venditore di prodotti cosmetici che vive in una Città senza nome e in un tempo del quale non abbiamo certezza. Un giorno Pierre sigla dei documenti con una firma che non riconosce come sua e si rende conto che, quella che inizialmente aveva considerato come una banale distrazione, è in realtà il segno di un disagio ben più profondo:
Però, mentre lei mi guardava fare, persona senza età, piatta di busto e di anche, mi successe una cosa ancora più incongrua del mio accesso di collera: sbagliai a firmare. Non me ne resi conto immediatamente; fu solo dopo aver passato i documenti alla signorina Limbert, dopo aver colto un accenno di sorriso sulle sue labbra, che mi accorsi della mia sbadataggine. Le mie firme, come le vedevo sfilare al contrario sulle distinte che la signorina Limbert sfogliava a una a una con studiata lentezza, mi apparvero come altrettanti scarabocchi apertamente buffoneschi - astrazioni aeree munite di elica per volare (p. 33).

giovedì 16 gennaio 2020

L'Impossibile è tale fino a che non accade. Il romanzo di Erri De Luca ci trasporta nel Novecento per una resa dei conti col passato

Impossibile
di Erri De Luca
Feltrinelli, 2019


pp. 125

€ 13,00 (cartaceo)
€ 9,99 (e-book)

"Non ho odio, rancore, spirito di vendetta. Sono passati decenni, morti di papi, Olimpiadi, il mondo si è rigirato come un guanto. Quel 1900 è un tempo così scaduto da essere incomprensibile a chi è venuto dopo". (p. 57)
Una frase che ha la capacità di racchiudere in sé l'essenza stessa del libro, e non soltanto... bensì anche la storia di due uomini, uno letterario (l'imputato che, nel libro, risponde all'interrogatorio di un magistrato) e l'altro in carne e ossa, lo scrittore stesso, Erri De Luca. La cui voce è perfettamente sovrapponibile a quella del personaggio protagonista.
Parlare di un libro scritto da questo autore è sempre faccenda delicata. De Luca, nella sua seconda vita da scrittore, non ha mai nascosto, né sconfessato, la sua appartenenza a un certo tipo di lotta politica, a quella sinistra extraparlamentare che, negli anni 70 del Novecento (e vedremo quanto questo secolo sia presente in questo libro), si raccoglieva intorno a Lotta Continua. Uguaglianza come mito e rivoluzione armata come metodo. Ogni sua apparizione sui media suscita discussioni perché le sue sono sempre posizioni di un uomo che ha fatto i conti con il suo passato, ma che non ha trovato motivi per abiurarlo, per cambiare se stesso, le sue convinzioni, la sua storia. Non pretende che gli altri lo approvino, ma non accetta che gli altri lo costringano a ripensarsi. Il tutto sempre con questo suo eloquio calmo, moderato... inesorabile.

L'orrore sta nei dettagli: le donne di conforto di "Storia della nostra scomparsa" di Jing-Jing Lee

Storia della nostra scomparsa
di Jing-Jing Lee 
Fazi Editore, 2020

Traduzione di Stefano Tummolini

pp. 419
€ 17,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ribattezzarono l'isola Syonan-to e spostarono l'orologio un'ora avanti, per farci aderire al fuso di Tokyo. Noi che abitavamo lontano dal centro quasi non ci accorgemmo della differenza. Ci cambiarono giusto la moneta. La bandiera. Cose senza importanza.(pp.94-95)
Dopo l'attacco di Pearl Harbor, il Giappone scatenò un'offensiva nel Pacifico. Punto nevralgico della conquista era l'isola di Singapore, sotto il controllo inglese.
Wang Di è una ragazzina quando la guerra comincia. Nata in una famiglia povera di Singapore, non voluta in quanto femmina, senza alcun tipo di istruzione, aiuta la famiglia come può. Il suo unico orizzonte è dato dalla possibilità di sposarsi. Ma la conquista giapponese fa precipitare tutto il sistema dell'isola. I cinesi vengono sistematicamente rastrellati: gli uomini vengono uccisi, le donne raccolte per diventare delle "donne di conforto". Un nome dolce, pieno di bontà per indicare un destino al di là di ogni immaginifico orrore: quello di diventare prostitute al servizio dell'esercito occupante.

mercoledì 15 gennaio 2020

"Perché infine lo snobismo è una religione": un ironico e irresistibile ritratto degli snob sub specie sacrale in un pamphlet di Marcel Boulenger che ha un secolo di vita e non lo dimostra affatto

Elogio dello snobismo
di Marcel Boulenger
a cura di Alex Pietrogiacomi
traduzione di Chiara del Fiacco
postfazione di Alfredo de Giglio
illustrazioni di Massimiliano Mocchia di Coggiola
Odoya Edizioni, 2019

pp. 60
€ 8,00 (cartaceo)


Ammirano chi sta più in alto di loro nella gerarchia sociale, stimano il denaro e i beni materiali sopra ogni altra cosa, amano incoraggiare le arti e perfino le scienze, sono anglofili anche se venerano i grandi della storia francese; in più possono essere indifferentemente uomini o donne, l’importante è che abbiano un atteggiamento sempre e comunque scortese (che nel primo caso conferirà loro un’aria “distinta” e nel secondo “severa”). Stando a ciò che ne scriveva Marcel Boulenger (1873-1932) in un suo trattatello di inizio Novecento – Elogio dello snobismo (1926), da poco tradotto e pubblicato per la prima volta in Italia da Odoya Edizioni – ecco a voi una descrizione più che plausibile delle persone cosiddette “snob”, categoria tra le più controverse e nondimeno tra le più antiche della commedia umana dal momento che «lo snobismo non è nato oggi: anch’esso ha le sue lettere di nobiltà e risale a epoche lontane» (p. 34). Credete anche voi di farne parte? Conoscete qualcuno/a che meriterebbe l’ingresso nel club? In entrambi i casi quello dello scrittore-giornalista-schermidore francese è il libro che fa per voi. A patto, s’intende, che ne sappiate cogliere la sublime vis critica e siate disposti a compiere e far compiere un esercizio finale di tonificante autocoscienza.

La rinascita di quelli che restano è affidata al "kaze no denwa", il telefono del vento: il nuovo romanzo di Laura Imai Messina

Quel che affidiamo al vento
di Laura Imai Messina
Piemme, 14 gennaio 2020

pp. 256
€ 17,50 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Quando nessuno si attende il miracolo, il miracolo avviene. (p. 131)
L’ultimo romanzo di Laura Imai Messina mi ha riportato prepotentemente indietro alla mia infanzia, quando lungo il tragitto in macchina da scuola a casa sua, mio nonno non smetteva di dispensare lezioni di vita alla cinquenne che gli sedeva di fianco. Una di queste mi ha sempre impressionato, sebbene all'epoca non avessi avuto il coraggio di dimostrare immediatamente il mio disagio: «Vedi Federica, devi sempre guidare piano, perché se hai un incidente stradale le cose che possono succedere sono due, entrambe tragiche. O rimani disabile e la tragedia colpisce te. Oppure muori sul colpo: tu non senti niente, ma il dolore può distruggere quelli che restano».

martedì 14 gennaio 2020

La giusta distanza per Sara Rattaro: "Questo romanzo vuole rispondere alla domanda più insidiosa per la mia generazione. È possibile amarsi per sempre?"


La giusta distanza
di Sara Rattaro
Sperling & Kupfer, 2019

pp. 248
€ 16,90 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)


“Ci siamo parlati senza utilizzare un solo vocabolo, ci siamo amati senza ricatti, ci siamo offerti senza interpretare un ruolo. Era come se percepissi per la prima volta di non essere più solo un uomo sposato che omaggiava il dono della vita in una anonima stanza d’hotel.”
Con queste parole Luca, il protagonista maschile, ritrova l’essenza dell’amore per sua moglie Aurora, dopo un viaggio in aereo nel quale entrambi avrebbero potuto perdere la vita. 
Il romanzo però non è solo una storia d’amore, piuttosto una riflessione sull’amore e sulla possibilità che esista un solo amore per sempre
Luca e Aurora si conoscono quando Aurora sta ancora studiando, un momento per lei molto difficile legato alla malattia della madre. 
Luca si prende cura di lei, la accoglie, la aiuta a diventare donna, la asseconda nelle sue scelte e subisce la decisione che lei prende nell’andare a vivere per qualche mese a Londra. 
Questa esperienza londinese si rivela per la protagonista una occasione di vivere in libertà (“avevo mollato le redini”, p. 131) e soprattutto di assaporare gli istanti di vita e chissà anche un amore che nasce all’insegna della leggerezza, salvo poi diventare profondo e vero, nel quale l’essere se stessi e liberi da ogni condizionamento è il fulcro della relazione. 
Luca, nel frattempo, prova ad essere sereno, concentrandosi sulla vita di ogni giorno e sui piccoli piaceri che passano anche attraverso la frequentazione di una donna che lo accoglie senza chiedere nulla in cambio.

Il seme del coraggio, la spinta, il viaggio oltre i confini: "Cadrò sognando di volare" di Fabio Genovesi

Cadrò, sognando di volare
di Fabio Genovesi
Mondadori, 2019

pp. 312
€ 19 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Ma ogni tanto, per fortuna, arriva una piena di emozione, una scarica portentosa e irresistibile ci solleva e ci scaraventa di là, spazzando via regole, abitudini, piani, previsioni, tutti quei sentieri scavati nella roccia a forza di passi prudenti e sempre uguali. E ci spiaccica fradici e storditi oltre il confine, oltre il limite di quello che pensavamo impossibile. (p. 3)

Fabio Genovesi ritorna con un nuovo romanzo, Cadrò, sognando di volare, che ci ricorda che niente è impossibile. A partire dal fatto che a volte l'estate cade a dicembre, come succede all'inizio di questo libro.
Sì, hai letto bene: l'estate può arrivare anche a dicembre. 
Vale la pena a volte ricordarsi che tutto può succedere perché spesso è un modo di dire, una frase che ci si scambia davanti a un caffè mentre ci si racconta come va la vita, ma altre volte questa possibilità si trasforma in un imprevisto che la vita te la ribalta davvero.
Come un'onda, immagine cara all'autore che in un altro romanzo ci ha già raccontato il ritmo dell'esistenza attraverso il mare, la voce di Genovesi ci travolge nuovamente con una storia impetuosa e coraggiosa.
Parla di un ragazzo che con l'autore condivide non solo il nome, Fabio, ma anche i tratti del carattere e qualcosa in più di alcune randomiche vicende di vita.
Fabio ha ventiquattro anni, studia giurisprudenza senza nessuna passione, è arrivato a questi studi perché a volte capita di raccogliere l'eredità di altri senza aver scelto davvero per sé. E lui, anche se la odia, giurisprudenza la studia lo stesso. 
Nell'estate del 1998, per evitare il servizio militare obbligatorio, viene spedito in un ospizio di preti in cima agli Appennini. Il piano originario era andare a Siviglia insieme agli amici, ma le cose non vanno sempre come ti aspetti e magari succede che approdi in una "terra ignota e nuova, che non raggiungi seguendo le rotte e i calcoli, ma solo con la pazzia dell'improvvisare".
A quella terra ignota il protagonista giunge proprio così, senza averlo calcolato e con un po' di malumore. "Almeno potrò seguire bene il Giro d'Italia", si ripete per consolarsi un po'. 
All'arrivo si presenta come "l'educatore". Peccato che lì al convento un educatore non serva perché non c'è neanche un ragazzino da educare.

lunedì 13 gennaio 2020

Il primo romanzo della collana "Incursioni" di Italo Svevo: «Alba senza giorno» di Fernando Coratelli


Alba senza giorno
di Fernando Coratelli
Italo Svevo edizioni, 2019

pp. 312
€ 18,00 (cartaceo)

Lei non ha mai visto il mare.
Non hai mai visto il mare?
No, non l’ho mai visto.
Allora devi portarcela, cugino.
Certo, ce la porterò, dice Stoian sorridendo.
Stéphka si stringe al suo braccio. Dragan li guarda di sottecchi, È così bella. Devi farle questo regalo, mi raccomando. (p. 35)
 Coratelli nel suo romanzo, che segna l’apertura della nuova collana di narrativa Incursioni della casa editrice Italo Svevo, ha deciso di raccontare tre diverse storie che, pur incrociandosi più volte fra loro e arrivando a collidere nel finale – e non è un’anticipazione questa, visto che in quarta di copertina leggiamo che questa è «una storia che parte da un ghetto di Plovdiv, in Bulgaria, e si conclude con tre colpi di pistola alla fermata Romolo della metro di Milano» –, mantengono una loro identità.
Troviamo qui un primo aspetto critico di questo romanzo, che poi è un aspetto critico di molti romanzi corali: narrare tre storie separate, con personaggi e vicende proprie, senza per questo far percepire al lettore uno sfilacciamento nella trama generale. Se in alcuni momenti questo senso di dispersione rischia di venir fuori, soprattutto nella parte centrale del libro, per la stragrande maggioranza del tempo è palpabile invece come le tre storie stiano convergendo, nei tempi e nei modi che l’autore ha ritenuto più opportuni, verso un punto ben preciso.