domenica 19 gennaio 2020

La vita che non si arrende: l'"Atlante di zoologia poetica" di Pouydebat

Atlante di zoologia poetica
di Emmanuelle Pouydebat
L’ippocampo, 2019

Illustrazioni di Julie Terrazzoni
Traduzione di Giovanni Zucca

pp. 150
€ 19,90 


Dopo aver avuto il piacere di occuparmi dell’Atlante di botanica poetica (trovate qui la recensione), è stato quasi naturale per me avviarmi all’esplorazione della sua controparte zoologica. Affrontando il secondo volume con l’occhio del comparatista che mi è connaturato, ho dovuto subito riscontrare tra due volumi ugualmente belli profonde differenze che li rendono, pur in un’ideale continuità, assolutamente unici. Questo si nota già a partire dalle immagini: essenziali, minimaliste, precise e scientifiche, quelle ricavate dai taccuini d’esplorazione di Francis Hallé, roboanti e coloratissime quelle di Julie Terrazzoni, che ci trascinano immediatamente in un universo fantasmagorico, costituito da creature talmente straordinarie da risultare difficilmente immaginabili. L’Atlante di Emmanuelle Pouydebat vuole infatti del resto deliberatamente essere un inno alla meraviglia del creato:
La verità è che tutto è poesia, nel mondo animale. “Poesia” viene dal greco ποίησις (poiesis), e il verbo ποιειν (poiein) significa “fare, creare”. Poeti lirici, innovatori e battaglieri, gli animali agiscono, creano, seducono, cantano ed esplorano, spingendoci a riflettere sulla nostra visione del mondo e sulle creature che lo abitano. (p. 8)
L’autrice affronta l’esposizione, così come la selezione delle specie da trattare, in un’ottica del tutto personale (“non esiste animale che susciti in me lo stesso miscuglio di dolcezza, tenerezza, timore e ammirazione del più grande mammifero terrestre vivente, [...] l’elefante africano”, p. 12). Il suo tono colloquiale, affabile e a tratti schiettamente ironico, associato alla fitta aneddotica, rende il volume adatto anche alla lettura autonoma da parte di un pubblico giovane e curioso (“Una femmina non voleva più lasciarmi il braccio intorno a cui si era arrotolata. Provate a spiegare a un pangolino che vorreste tornare a casa, quando lui si è sistemato così bene. Mica semplice… A meno di non avere pazienza”, p. 16). Si può osservare semmai che, nella molteplicità delle informazioni e degli spunti forniti, su alcuni aspetti particolarmente interessanti, soprattutto quando la zoologia incontra l’antropologia, si vorrebbe sapere di più, incontrare un approfondimento ancora maggiore. Molte osservazioni, citazioni di proverbi e opere letterarie, annotazioni di carattere socio-culturale o ambientale vengono infatti proposte al lettore senza però essere realmente spiegate e rimanendo così soltanto una affascinante suggestione
Nella terra dei Lega, nel cuore della Repubblica Democratica del Congo, è vietata la caccia del pangolino gigante: fu questo animale sacro a insegnare agli uomini l’arte di costruire una casa. Il nostro mammifero si ritrova così al centro di complessi rituali che testimoniano l’importanza della discendenza matriarcale nella costruzione sociale. (p. 19)
Va detto del resto che Pouydebat esplora con sincero entusiasmo e profonda conoscenza il mondo animale, mostrandocene le peculiarità e le stranezze: dalle abitudini più surreali e a stento concepibili ai rituali di seduzione e accoppiamento più appariscenti, dalle prodezze necessarie per nutrirsi adeguatamente alle abilità mimetiche, dalla capacità di adattarsi alle condizioni e ai climi più estremi a quella di attraversare indenni lo scorrere inesorabile e funesto del tempo. Il lettore, avvinto, non può che accompagnarla nel suo viaggio, a volte anche contravvenendo alle indicazioni e violando l’ordine previsto dalle pagine per lasciarsi meravigliare da una specie selezionata dal caso, o dal colpo d’occhio su una figurazione curiosa, scoperta aprendo il volume su una pagina qualsiasi. Si scoprono così le sorprese che si nascondo in corpi incredibilmente piccoli: le mille specie di tardigradi, che sono in grado di morire e resuscitare, e sono anche tornati indenni da una missione spaziale; l’irruenta vanità del ragno pavone; l’ippocampo pigmeo rosa che si finge un rametto di corallo. Ci si sbalordisce di chi possiede abilità pratiche o canore, o di chi spiazza le caratteristiche della classe animale, come l’uccello giardiniere satinato, che può dedicarsi anche per quindici anni alla costruzione, l’arredamento e il mantenimento del suo nido d’amore, o il cacapò, un pappagallo talmente pesante da non poter volare. 
In una trattazione scientifica che scorre lieve come un romanzo, ai dati tecnici vengono affiancate con metodo la mitologia, la letteratura, il folclore. Allo stupore inevitabile, connesso anche all’abilità con cui l’autrice dissemina il testo di chicche e curiosità, si associa però inevitabilmente la riflessione, nel constatare quanta di questa meraviglia sia oggi minacciata e compromessa. Di fronte all’incuria e alla disinformazione di troppi, Pouydebat lancia un appello al lettore che condivide la sua stessa passione perché tenga gli occhi aperti e aiuti a difendere la vita nella sua infinita varietà. E dopo aver concluso il volume, non si può che essere infiammati del suo stesso sdegno, e della sua stessa veemenza.

Carolina Pernigo









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