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«Se non siamo libere di dire “no”, come possiamo dire “sì” in piena libertà?». “Sì vuol dire sì?” di Clara Serra, un libro per ripensare le relazioni contemporanee

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Sì vuol dire dire sì? Consenso, desiderio e violenza sessuale
di Clara Serra
Castelvecchi, 30 gennaio 2026

Traduzione di Anastasia Martino

pp. 122
€ 16,50 (cartaceo) 

L’attuale dottrina positiva del consenso sta trasformando il significato stesso di “acconsentire”. E, presentandosi come l’unico modo possibile per pensare e legiferare sulla violenza sessuale, sta diffondendo l’idea che non esistano alternative, che questa sia l’unica prospettiva possibile. Ma non è così. Esistono altri modi di intendere il consenso, altri significati, c’è un'alternativa. E perdere di vista queste altre possibilità significa rinunciare a strumenti migliori per combattere la violenza sessuale e rafforzare la libertà delle donne. (pp. 17-18)

Il libro Sì vuol dire dire sì? Consenso, desiderio e violenza sessuale di Clara Serra affronta con lucidità e profondità uno dei temi più discussi e complessi del dibattito contemporaneo: il consenso femminile. In queste pagine l’autrice, filosofa, scrittrice e attivista femminista non si limita a interrogare il significato del “sì” nel contesto delle relazioni sessuali, ma amplia la riflessione includendo il desiderio delle donne, spesso ignorato o semplificato nei discorsi pubblici sulla violenza di genere. 

Attraverso un’analisi che intreccia filosofia, politica e esperienza sociale, Serra mette in discussione le narrazioni dominanti che riducono il problema della violenza sessuale a una questione puramente giuridica o formale, mostrando come il consenso non possa essere compreso senza considerare i rapporti di potere, le aspettative culturali e le ambivalenze che attraversano la sessualità.

Serra invita a diffidare delle soluzioni troppo semplici e degli slogan che promettono di chiarire definitivamente ciò che nella realtà si presenta spesso come complesso, contraddittorio e carico di implicazioni emotive e sociali. In questa prospettiva l’autrice problematizza l’idea, apparentemente lineare, secondo cui “sì vuol dire sì”, mostrando come le relazioni affettive e sessuali siano attraversate da queste zone grigie che rendono il consenso qualcosa di più articolato di una risposta affermativa. Dovremmo chiederci se non stiamo estendendo in maniera eccessiva la logica del patto esplicito alla sessualità, visto che non è così semplice ridurre il consenso a una formalità:

Quando ci chiediamo se sia possibile che il consenso preceda ogni gesto o approccio sessuale, la risposta solitamente è: perché no? Quale sarebbe il problema? Sapere quando qualcuno vuole o non vuole fare sesso è molto semplice ed è alla portata di chiunque. Infatti si dice che, se a qualcuno non è chiaro, forse è perché non vuole farlo. È davvero così semplice? L’aspetto contraddittorio della questione è che, ancora una volta, per difendere queste leggi, si sostiene che viviamo in una cultura dello stupro. Per meglio dire: se tali politiche sono necessarie è perché è necessario trasformare profondamente una cultura che rende il sesso indistinguibile dalla violenza sessuale. […] abitiamo una sessualità patriarcale che oscura e confonde le cose. (pp. 23-24)

L’autrice si pone e ci pone l’interrogativo di Geneviève Fraisse, celebre femminista francese: può davvero esistere nel sesso un accordo tra eguali o siamo inevitabilmente in scenari di dominazione? Serra, partendo dalle teorie della dominazione di Catharine MacKinnon e le riflessioni sul genere di Judith Butler, ci mostra come la libertà e il consenso delle donne siano spesso sabotati.


Possiamo dire molto di più: il desiderio femminile deve essere lasciato libero di esplorarsi. La filosofa mostra come il desiderio non corrisponda all’acconsentire

«L’ignoranza» dice Butler «è inseparabile dalla sessualità stessa. Infatti, chi farebbe sesso se potesse sapere in anticipo esattamente come sarà?». Se il femminismo vuole ampliare la libertà sessuale delle donne, dobbiamo prima rivendicare il nostro diritto a esplorare, cioè cercare quello che ancora non sappiamo. Proprio qui risiede la profonda complessità del consenso, negata e ignorata dal discorso ufficiale. […] dobbiamo riconoscere che, in un certo senso, acconsentiamo senza sapere. (pp. 78-79)

L’ignoranza è parte in gioco della sessualità, se sapessimo tutto in anticipo, il desiderio e la scoperta cesserebbero di esistere. Con questa riflessione l’autrice ci mostra che acconsentire non coincide con il conoscere e il controllare, tuttavia riconoscere questa tensione è essenziale per costruire strumenti più efficaci per la la libertà e l’autonomia delle donne. 

Il libro assume un forte carattere filosofico e politico, perché invita a interrogarci non soltanto su ciò che è lecito o illecito dal punto di vista giuridico, ma su come si costruiscono concretamente le condizioni della libertà nelle relazioniSi vuol dire dire sì non offre risposte definitive né formule risolutive, ma propone un percorso critico che invita a pensare la sessualità e la libertà femminile oltre le semplificazioni.


Marianna Inserra