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#ScrittoriInAscolto - Il cambiamento climatico come conversazione: incontro con Jeremy Rifkin

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Raccontate il cambiamento climatico come una storia, generiamo conversazioni e scambi.
Ci saluta con quest'invito Jeremy Rifkin al termine del nostro incontro.
Parto dalla fine perché rifletto sul fatto che sono passati cinque anni dall'ultima volta che ci siamo visti: era il settembre 2014 e lui presentava a Milano La società a costo marginale zero, un libro in cui raccontava il nuovo modello basato sulla grande infrastruttura neurale globale di Internet che da anni ormai ha iniziato a scardinare il capitalismo e ne provocherà il declino.

Adesso è tornato in Italia per un nuovo libro, sempre edito da Mondadori, intitolato Un Green New Deal Globale.
Un titolo che è già un manifesto: racconta un movimento che sta sorgendo per dare una risposta ai problemi del presente.
A novembre scorso dei manifestanti del Sunrise Movement hanno fatto irruzione al Congresso americano facendo un sit-in nell'ufficio di Nancy Pelosi. Ai manifestanti si è unita la appena eletta al Congresso Alexandria Ocasio-Cortez, che per chi non lo sapesse è una delle politiche e attiviste americane più discusse mediaticamente al momento grazie ai suoi interventi pubblici, non ultimo quello di confronto con Mark Zuckerberg sugli scandali di Cambridge Analytica
È stata lei, facendo eco ai movimenti spontanei, a chiedere alla Camera l'istituzione di un comitato speciale per un Green New Deal americano.

Ecco che una protesta diventa un'emergenza soprattutto politica ed è di questo che decide di scrivere Jeremy Rifkin, teorico dell'economia, sociologo, docente e consulente per la leadership dell’Unione Europea, della Repubblica Popolare Cinese e di molti capi di Stato.
Raccoglie in questo nuovo saggio i punti di azione di un piano concreto per contrastare il cambiamento climatico e ristrutturare il nostro paradigma economico e sociale. Lo fa attingendo ad anni di esperienze e confronti diretti con chi la politica e l'economia la fa, sul campo. 

Abbiamo solo i prossimi undici anni per ridurre del 45% i livelli delle emissioni rispetto a quelli del 2010. Un tempo infinitamente ridotto se confrontato con i secoli di politiche economiche generate dall'ultima rivoluzione industriale. 
"Una nuova rivoluzione industriale è alle porte", scrive e dice Jeremy Rifkin, e stavolta non sarà come le altre. Dovrà essere green, sostenibile e rinnovabile, interconnessa, basata interamente su network digitali, garantire - più che il possesso e lo sfruttamento - l'accesso all'energia. 
Creeremo un'unica piattaforma condivisa a costo marginale zero in cui l'internet delle tecnologie, quello dell'energia e quello dei trasporti si uniscono [...] Non è importante solo quanto è grande la trasformazione a cui siamo chiamati, ma a quale velocità è richiesta la sfida. 
Dopo la grande Depressione degli anni '30 del Novecento, ecco che ci troviamo in un'altra: quella dell'emergenza climatica.
Questi, sinteticamente, i punti principali per l'avvio di un Green New Deal: 

- il passaggio dai combustibili fossili alle energie rinnovabili: non può essere più rimandato e ci sono paesi che già lo stanno concretamente vivendo, come la Cina che impiega oggi 3.8 milioni di persone in quel settore o l'Unione Europea che ha imposto obiettivi legalmente vincolanti agli stati membri ai fini di una transizione energetica. Il passaggio a nuove politiche energetiche non sarebbe solo eticamente responsabile, ma anche vantaggioso in termini economici. Intercettando almeno l'1% dell'energia solare che ogni giorno raggiunge la Terra avremmo 6 volte l'energia attualmente utilizzata e il costo delle energie rinnovabili è in continua discesa. I numeri parlano chiaro: la decombustizzazione deve diventare realtà e nel nuovo scenario i combustibili si trasformeranno presto in stranded assets, cioè beni che si svalutano prima di aver esaurito il proprio ciclo vitale. Questo comporterà enormi costi (intorno ai 100.000 miliardi, secondo la stima di CitiGroup);

- il rinnovamento delle attuali infrastrutture: significa rivedere non solo il nostro accesso alle fonti energetiche, ma anche le tecnologie, le forme di comunicazione e i sistemi di trasporto, mobilità e logistica. Sono tutti questi insieme gli elementi che co-creano un'infrastruttura ed è impossibile rivoluzionarne uno senza agire sugli altri. Per citare solo uno dei dati, entro il 2030 le vendite dei veicoli elettrici rappresenteranno il 40% del settore vendite auto complessivo e la mobilità condivisa (il car sharing) aumenterà di 10 volte l'utilizzo di un veicolo continuando a diminuire il costo di trasporto;

- le persone, soprattutto i giovani, sono il cuore del Green New Deal: sono i Millennials e la cosiddetta Generazione Z (i nati dal 1999 al 2015) a guidare il piano, a farsi carico del problema. Stanno ereditando un mondo basato su regole che vanno cambiate e Jeremy Rifkin insiste sulla portata rivoluzionaria di tutto questo: "Le manifestazioni di Fridays4Future rappresentano la prima volta che le persone di tutto il mondo ragionano come una famiglia, come una specie.
Tuttavia non basta l'attenzione mediatica: servono milioni e milioni di giovani per cambiare le cose", nuovi rappresentanti politici e soprattutto una roadmap concreta;

- dalla globalizzazione alla glocalizzazione: il mondo deve rimanere compatto di fronte alla nuova rivoluzione, ed è per questo che il Green New Deal invocato è globale. Ma serve una strategia economica e politica che in qualche modo corregga gli aspetti più problematici che la globalizzazione ha generato, sfruttando con più responsabilità e visione economica il ruolo di governi, mercati o imprese locali;

- il nuovo capitalismo sociale: "ci hanno insegnato che la struttura economica si regge solo laddove si generi costo marginale. Ma la rivoluzione digitale ha cambiato le cose: siamo passati dal possesso all'accesso, dalla produttività alla generatività, dal mercato al network".
In questo contesto giocano un ruolo chiave delle aziende che lavorano secondo nuovi modelli di business come le ESCO (Energy Service Company) ampiamente discusse all'interno del volume di Rifkin e molto citate anche all'incontro. Si basano sulla collaborazione tra pubblico e privato e il loro approccio è basato sul cosiddetto "performance contracting".
In cosa consiste? Il ritorno sull'investimento delle ESCO (Schneider Electric, Siemens e Ameresco
per citarne solo tre) dipende dalla misura in cui riescono a produrre nuove energie verdi e realizzare efficienze energetiche per contrastare l'emergenza clima. Parliamo quindi di società che operano per ristrutturare sistemi idrici e fognari, costruire edifici più resilienti e attrezzati o nuove stazioni di servizio per la mobilità elettrica. Lavorano con bandi di gara indetti dalle amministrazioni locali e statali e dialogano più a stretto contatto con le comunità. Lavorano per loro e con loro.

Con la passione viva che mette nel suo lavoro, ho ritrovato un Rifkin che ama raccontarlo e raccontarsi. È generoso, non si risparmia nel fare riferimento a esperienze concrete, nel citare dati dalle ultime ricerche (di cui il libro è preziosamente ricco), nel proporre soluzioni. 
Un Green New Deal Globale non è il libro di chi prende coscienza - numeri alla mano - di un futuro che abbiamo ormai compromesso, è il libro di chi ci dice che un nuovo futuro è ancora (per poco) possibile e che possiamo realizzarlo solo se siamo tutti coinvolti e se diamo spazio a una nuova visione.
Non è un caso che nell'incontro citi Thomas Paine, rivoluzionario, politico e filosofo illuminista: 
Every age and generation must be as free to act for itself in all cases as the ages and generations which preceded it.
La lezione illuminista è sempre un faro nella nostra storia: ci ricorda che si può far luce dove il buio regna ma che per farlo servono coscienza e coraggio.
Siamo appena entrati nell'età della resilienza e sarà questa a farci compiere la rivoluzione. 


Claudia Consoli



Un ringraziamento a Jeremy Rifkin per la sua generosità e alla casa editrice Mondadori per quest'incontro.


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Siamo entrati nell’era della resilienza, abbiamo i prossimi 12 anni per cambiare le sorti del mondo con una reale lotta al cambiamento climatico. Per farlo, però, non servono gli slogan: ci vuole una roadmap chiara, un progetto economico-sociale, un piano di ristrutturazione delle infrastrutture e degli investimenti. Soluzioni concrete come quelle che l’economista e sociologo #JeremyRifkin racconta nel suo nuovo libro #GreenNewDealGlobale. Oggi lo abbiamo incontrato a Milano e con tutta la passione che mette nel suo lavoro ci ha trasmesso una visione chiara, il senso di una lotta che è un vero e proprio cambio di paradigma: cioè il complesso passaggio a una terza rivoluzione della nostra civiltà che creerà una società basata sull’abbandono dei combustibili fossili e l’adozione completa delle energie rinnovabili, sul passaggio dal possesso all’accesso, sulla generatività di valore, su infrastrutture digitali a rete. È necessario farlo per tutti e soprattutto per un mondo che non possiamo abbandonare. 🌱 Tra pochi giorni sul sito la cronaca di @claconsoli. #climatechange #fridays4future #strikeforclimate #climate #cambiamenticlimatici #clima #unitiperilclima #mondadori @librimondadori #criticaletteraria #eventi #librichepassione #libridaleggere #leggere #inlettura #librinovità #inlibreria #saggi #saggistica #bookstagram #bookishlife #instalibro #instabooks
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