domenica 27 ottobre 2019

Pensare la casa come un museo, ma senza i cartelli con la scritta “si prega di non toccare”: la filosofia esistenziale e abitativa di Sibella Court

Etcetera.
Il gusto di arredare con le cose che si amano

di Sibella Court
traduzione di Daniela Magnoni
L’ippocampo, 2011

pp. 256
€ 39,90


Home is where the heart is: chi non conosce questo adagio? Tradotto nella nostra lingua suona un po’ come “laddove c’è cuore, c’è casa”. Perché è vero: tendiamo sempre a fare il nido nei luoghi in cui il nostro muscolo cardiaco batte d’amore e d’affetto. Lo sa bene Sibella Court, che del connubio tra abitazione e sentimento ha fatto la sua cifra distintiva, al punto da raccontarla in Etcetera. Il gusto di arredare con le cose che sia amano, dato alle stampe nel 2009 da Murdoch Books Pty Limited nell’edizione originale inglese e nel 2011 da L’ippocampo in quella italiana. Autentica celebrità in Australia e negli Stati Uniti, fondatrice e proprietaria di The Society Inc. – «un negozio a metà tra una bottega di carabattole e di vecchie ferramenta specializzato in tessuti locali e globali, arredi, casalinghi e belle cose» – nel corso della sua carriera l’autrice ha firmato campagne pubblicitarie per i più importanti marchi di moda e scritto articoli per le più prestigiose riviste di viaggi e arredamento (Travel & Leisure, Town & Country, US Vogue, Living, House &  Garden), oltre che ricoprire il ruolo di Interiors Editor per bibbie mondiali dello stile quali Harpers Bazaar e Grazia. Questo libro, però, è quanto di più lontano si possa immaginare rispetto alle atmosfere patinate che caratterizzano le pubblicazioni appena messe in elenco: il suo nucleo pulsante, difatti, sta nell'esaltazione di quel lusso e quello sfarzo che sono dati dalla personalizzazione degli oggetti e dalle esperienze che questi hanno vissuto, e che come tali vi hanno lasciato le tracce del tempo e dell’usura. Non un decalogo sulla casa perfetta e alla moda, dunque, bensì una dimostrazione - fitta di suggerimenti e stimoli visivi - che abitare in un contesto che ci corrisponda e che rispecchi la nostra personalità è non solo possibile ma anche piuttosto economico.
Professionista di lungo corso e con collaborazioni prestigiosissime all’attivo, nel parlare di sé Sibella Court preferisce stilare un identikit semplice e pratico, in cui i verbi hanno la meglio su nomi e aggettivi:
«penso per punti; vedo nature morte; colleziono ogni genere di cose belle; scrivo liste, compro oggetti e setaccio spiagge; nulla o quasi sfugge al mio sguardo; possiedo un negozio; creo colori per vernici; sono una stilista d’interni» (p. 8).
In queste otto azioni – di cui l’ultima, con il suo accento sull’“essere”, chiude idealmente il cerchio di un percorso incentrato sulla concretezza del “fare” – c’è tutta la filosofia esistenziale e abitativa di una donna che concepisce la casa «come un museo, ma senza i cartelli con la scritta “si prega di non toccare”» (p.13). Certa che la sua indole somigli molto a quella di un «uccello giardiniere» (p. 14), Sibella Court ha saputo trasformare la passione potenzialmente caotica e degenerativa per il collezionismo e l’accumulazione seriale nel criterio di fondo per la creazione di autentici cosmi (ville e appartamenti) e microcosmi (stanze, set fotografici, vetrine). A partire da una regola di base solo apparentemente semplice – in realtà un’arte che si affina nel tempo – e che figura tra i primi consigli ai lettori:
«cogliete la bellezza e il significato di ogni oggetto, poi trovategli un contesto adatto. Se si procede in questo modo, persino il più umile e quotidiano degli elementi può subire una metamorfosi» (p 10).
Si capisce subito, dunque, come il primo senso da allenare sia la vista: perennemente sollecitati da promozioni pubblicitarie che incitano all’acquisto di ciò che è più nuovo, più contemporaneo, più aggiornato (e dunque quasi sempre più costoso), tendiamo a non fare caso al valore di ciò che già ci appartiene o che è appartenuto a qualcuno prima di noi, e dunque a quella ricchezza speciale che viene conferita agli oggetti dalla storia e dall’utilizzo. Un vero e proprio spreco di denaro e di risorse immaginative, perché se solo sfruttassimo appieno le suggestioni da cui siamo circondati ci renderemmo conto di avere bisogno di poco, addirittura di pochissimo, per ricreare un ambiente che ci somigli e ci parli; di certo molto più di quanto vorrebbe farci credere l’ennesimo spot patinato sull’ultimo status symbol di design. Le parole dell’Introduzione, a questo proposito, sono a prova di equivoco:
«questo libro parla di stili istintivi e soluzioni d’arredamento decostruite. Contiene una ricca rassegna di oggetti che hanno ispirato me e potrebbero suscitare il vostro entusiasmo o suggerirvi idee per la vostra casa. Il mio auspicio è che sfogliando queste pagine cominciate a vedere gli oggetti che possedete da una prospettiva diversa. E che vi venga una gran voglia di rimescolare, inchiodare, dipingere, incollare, imbrattare e organizzare i vostri interni facendo loro acquistare un aspetto nuovo e smagliante (anche se le cose che amate sono tutte vecchie e malandate!)» (p. 10).
Convinta che la dimensione cromatica sia la più affascinante tra quelle offerte allo sguardo e che una tavolozza di dieci colori sia il migliore punto di partenza per decorare uno spazio – non a caso ogni tre mesi crea linee di vernici in collaborazione con Murobond Paints – Sibella Court ha scelto di organizzare il libro in cinque capitoli corrispondenti a cinque tavolozze dai nomi di per sé suggestivi, capaci di evocare storie infinite: Foundation, Indigo Blues, Travellers & Magicians, Paperwhites e Tradewinds. A ciascuna cernita è dedicato un approfondimento con suggerimenti a tema, che mostrano, tra le altre cose, l’eccellenza di ciò che è neutro ma anche di ciò che è caratterizzato, l’attitudine a pensare tutti gli spazi (da una mensola a un open space) come se fossero set in cui raccontare una o più storie, l’intelligenza di imparare a fare più cose possibile a livello artigianale, l’esigenza di apprendere attraverso viaggi e altri libri, ma soprattutto l’importanza di imparare a osservare gli oggetti con occhi creativi, indipendentemente da segni d’usura e funzioni originarie: perché ogni cosa può rinascere a nuova vita, e la finalità per cui è stata originariamente creata è solo una delle opzioni possibili. Nell’alternanza di parole appassionate e scatti meravigliosi, la stylist svela trucchi e segreti del mestiere che inevitabilmente raccontano molto di sé: dall’ereditarietà genetica del cromosoma viaggiatore e accatastatore (da parte di madre e di nonna) alla predilezione per ogni tipologia di carta e incartamento, dall’adorazione per Sergej Diaghilev e i Balletti Russi di inizio Novecento al gusto per la flânerie nei mercatini delle pulci.

Etcetera è un libro prezioso, di quella preziosità che ne giustifica anche il prezzo. Se il ruolo di guru dell’autrice ne fa un riferimento quasi obbligato per architetti e arredatori d’interni – che dunque, presumibilmente, ne staranno già accumulando l’opera omnia anche setacciando le riviste di settore – chi non facesse parte della categoria e volesse aggiungere il volume alla propria biblioteca non potrebbe fare a meno di rilevare le molteplici squisitezze dell’oggetto in sé: a partire dalla fattura della sovracopertina, in cui la texture a righe del cartoncino, le scritte in bassorilievo e la foto applicata creano già tre livelli preliminari di piacere “tattile”. Poi, una volta sfilato con cura l’involucro, quello che ci si ritrova tra le mani è un oggetto che merita tutti i possibili indugi per essere apprezzato al meglio: nella rilegatura, nello spessore della carta opaca scelta per le pagine e nella semitrasparenza di quella degli inserti, nella bellezza delle immagini (opera di Chris Court e James Merrell) e nella coerenza delle soluzioni grafiche adottate per l’impaginazione, tali da restituire a colpo d’occhio la quintessenza di una ricerca estetica personale e ben riconoscibile. Un libro così curato, insomma, che pare brutto assecondare l’esortazione dell'incipit, quella in cui la Court invita i suoi lettori a mettere da parte ogni timore reverenziale:
«vi prego, considerate questo libro alla stregua di un’agenda o di un diario: prendete appunti, fate le orecchie alle pagine e scriveteci con la penna; se vi può servire, usate un evidenziatore. Conservate i vostri appunti tra le mie pagine e utilizzate le immagini come riferimenti o esempi da mostrare al negozio di vernici, al rigattiere o al ferramenta sotto casa» (p. 10).
Concepito come un manuale “da vivere”, Il gusto di arredare con le cose che si amano è tutt’altro che un vademecum di istruzioni per avere una casa à la page, non fosse altro che chi lo ha scritto non potrebbe essere più estranea alle imposizioni di modelli e tendenze più o meno seriali e commerciali. Poco importa che stiate ristrutturando o riallestendo la vostra dimora: ammesso e non concesso che non siate alla ricerca di idee per migliorare la dimensione indoor della vostra vita, anche solo sfogliarlo distrattamente si rivelerà un sollievo per la vista: perché Etcetera è un inno alla curiosità, scritto con il ragionevole auspicio che lo sguardo di chi legge possa farsi più immaginativo e innamorato, sempre più capace di cogliere il potenziale di bellezza in ogni cosa.

Cecilia Mariani






Nel suo identikit Sibella Court dice di sé: "Penso per punti; Vedo nature morte; Colleziono ogni genere di cose belle; Scrivo liste, compro oggetti e setaccio spiagge; Nulla o quasi sfugge al mio sguardo; Possiedo un negozio; Creo colori per vernici; Sono una stilista d'interni". Dopo la prima uscita italiana nel 2011, e in attesa di nuovi lavori dell'autrice che siano appaganti come questo libro che ne ha fatto conoscere e apprezzare il lavoro in tutto il mondo, L'ippocampo @ippocampoedizioni ha appena ripubblicato un volume da leggere e rileggere: un vademecum di consigli che svela "il gusto di arredare con le cose che si amano" e che - da vero oggetto feticcio - si merita un posto d'onore e bene in vista nella libreria di chi lo fa proprio. La recensione di Cecilia Mariani sarà presto on line, ma intanto diteci: ci sono appassionati di arredamento e di interior design tra i nostri lettori? 🏠📚❤ #libro #book #instalibro #instabook #leggere #reading #igreads #bookstagram #bookworm #booklover #bookaddict #bookaholic #libridaleggere #librichepassione #libricheamo #bookbreakfast #criticaletteraria #recensione #review #recensire #recensireèmegliochecurare #lippocampo #sibellacourt #arredamento #arredamentointerni #interiordesign
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