sabato 6 luglio 2019

Marina Café Noir, a Cagliari, coniuga “Il contrario di uno” tra parole e swing


Paolo Fresu
Foto di Roberto Anedda
Marina Café Noir ha compiuto diciassette anni e quest'anno ha aperto le danze della festa letteraria martedì 18 giugno con un padrino d'eccezione: il jazzista Paolo Fresu. 
Grandi nomi si sono alternati sui palchi del festival di letterature applicate più longevo di Cagliari: lo scrittore americano James Anderson, l'attore Vinicio Marchioni, lo scrittore noir Dan Chaon, la pluripremiata Helena Janeczek, Michela Murgia, il collettivo Wu Ming (ma solo Wu Ming 2 e Wu Ming 4), Francesco Abate, il giornalista americano Gary Younge, il giovane regista e attore Marco Cassini, Neri Marcorè e il concerto di chiusura tenuto da Roy Paci Quartet. Più tutti, tutti i grandi esperti, docenti, musicisti, attori, varie eccellenze intervenuti/e insieme ai grandi ospiti. 

Questo libro accompagna ciascuno in un viaggio diverso del pensiero. Perché l'immaginazione è un fiore giallo, spunta, si affloscia e, annaffiato, si riprende. E stimola la mente.                                                                                                                         [Paolo Fresu]

"Poesie jazz per cuori curiosi"
Foto di Alec Cani 
La manifestazione ha inizio martedì 18 giugno con un'anteprima che vanta come super ospite Paolo Fresu che da poco è in libreria con il suo ultimo libro “Poesie jazz per cuori curiosi”, edito da Rizzoli. 
Il libro è un percorso onirico tra poesie, considerazioni e suggestioni di uno dei jazzisti contemporanei europei più amati e conosciuti. Fresu, abituato a esprimersi con le magiche note emesse dalla sua tromba, prova a cimentarsi nella scrittura creativa e nella libertà di inseguire un disegno astratto di ambiziosi concetti che spaziano dalla libertà ai viaggi, dalla diversità all'accoglienza, dai colori alla sua amata terra, la Sardegna. 
Dettagli, Paolo Fresu
Foto di Alec Cani


Va detto che il musicista sardo non è un esordiente in quanto a pubblicazioni di libri, ma è certo la prima volta che si espone e tratta tematiche lontane dal suo mondo, ossia la musica. Si libera lui stesso, forse, o più semplicemente si concede la fiducia necessaria per abbandonarsi alla creatività verbale, ossia quella fatta di parole e non di leggiadri suoni a cui siamo abituati ad associarlo. 



Cosa vorrei fare da grande.
Da grande vorrei fare il musicista, ma non il “musicista-musicista”.
Vorrei fare il musicista che innesta l'idioma dei suoni nei linguaggi dell'uomo,
ovvero colui che crea con una sola nota l'emozione e il racconto che non necessita parole. Ecco cosa vorrei fare da grande.                                                                    ["Poesie jazz per cuori curiosi" di Paolo Fresu]

Paolo Fresu e Francesca Fradelloni
Foto di Roberto Anedda
L'evento ha inizio alle 21 nel suggestivo Chiostro San Domenico che si trova a Villanova, vicino alla Marina, entrambi quartieri storici della città.  
La giornalista Francesca Fradelloni conduce una pacata e rilassante intervista che ricorda più le chiacchierate tra vecchi amici, quelle in cui non devi alzare la voce perché le parole son sufficienti per capirsi al volo. A seguire l'atteso concerto/reading in cui Paolo Fresu indossa, rigorosamente a piedi nudi, i suoi panni, quelli del musicista, mentre l'attore, regista nonché scrittore Pierpaolo Piludu legge alcuni passi del libro. 

Va in scena un magnetico alternarsi e accompagnarsi di note e parole, di jazz e scrittura, di onirici e ammalianti suoni e di temi caldi e attuali. Va in scena la quiete. Ritmi lenti e delicati si abbracciano nell'aria, nella splendida e allettante cornice del Chiostro allestito per l'occasione “in abito da sera”. 

Il pubblico
Foto di Alec Cani 
È uno spettacolo per palati fini, per chi sa prima di tutto comprendere e successivamente amare la musica nata nel Mississippi e le candide e semplici parole scelte da Fresu. 
I posti disponibili (sia a sedere che in piedi) sono pochi rispetto a tutte le persone che sono rimaste fuori all'ingresso. Un pubblico eterogeneo che brama di seguire e ascoltare dal vivo il jazzista. Eppure il Chiostro è pieno, strabordante di presunti appassionati
Ed è infatti un grande onore per quasi tutti i presenti, muti e assorti, alcuni distratti e altri più “social” con lo smartphone in mano, farsi trasportare dalle suggestioni offerte da uno dei più importanti esponenti del jazz europeo, grazie anche all'Associazione Culturale Chourmo che lo ha invitato. 

Dettagli, Paolo Fresu
Foto di Alec Cani
Altri invece, pochi, non apprezzano, si alzano e se ne vanno. Commenteranno che il ritmo lento e le luci soffuse hanno reso tutto troppo mesto, a tratti noioso. Come scritto sopra, il jazz – così come l'immediatezza delle semplici poesie – non è piacere e affare alla portata di tutti. E vien da aggiungere, per fortuna. 
Pierpaolo Piludu e Paolo Fresu
Foto di Alec Cani
Quella malinconia tipica, caratteristica predominante del genere musicale in questione va capita, vissuta, sentita sulla pelle, attraversata dagli spontanei brividi che fa sorgere senza controllo alcuno.
È una musica che non sconfina mai nel pianto e nel lamento come suo fratello maggiore blues, ma che aleggia e si palesa vivida in uno stato mentale che richiama lo spleen romantico e decadente.
D'altronde malinconia non è sinonimo di tristezza (e potremo persino dire che questa è la sostanziale differenza che intercorre tra il jazz e il blues).


Pierpaolo Piludu legge la poesia “Partigiano” e in sottofondo Paolo Fresu con la sua inseparabile e luccicante tromba esegue “Bella Ciao”. 



Partigiano.
Può essere partigiano colui che parte,
colui che decide di uscire allo scoperto per dichiarare la propria appartenenza a un'idea o a un sogno?
Può essere colui che accetta il rischio di morir pur di professare la propria fede,
colui che si trova faccia a faccia con il suo fratello che stavolta è il suo nemico? E soprattutto esiste oggi il partigiano, laddove le guerre sono cambiate e non sono quelle con le armi tradizionali?
Essere partigiani significa per me vivere la complessa realtà di oggi senza accettarla passivamente,
ma andando in strada a condividere le difficoltà del prossimo, con il prossimo. Significa esprimere le proprie idee, non solo con le parole e con i fatti, ma con gli strumenti di cui si dispone, che siano questi gli utensili da lavoro o gli strumenti dell'arte.
Essere partigiani significa non solo inseguire qualcuno ma partire da soli affinché qualcuno ti si affianchi durante il cammino. 

Paolo Fresu
Foto di Roberto Anedda
Chi ha assistito dal vivo ai concerti di Paolo Fresu avrà certamente notato le differenze. Manca la solita energia di uno spettacolo incentrato solo sulla musica, sul suono in cui Paolo è un esperto creatore e artista. Ma quanto presentato a Marina Café Noir come anteprima, va ricordato, era un reading/concerto dove per necessità i toni dovevano essere dimessi, per tanti motivi. Primo fra tutti i delicati argomenti trattati.
Come si può parlare di accoglienza, diversità e libertà su note aggressive o allegre? Chi è solito ascoltare le melodie create dal jazzista sa bene che esistono pezzi anche più energici, ma non era questa la sede e l'occasione. 
La delusione di alcuni spettatori, forse, è nata dal fraintendimento delle intenzioni. 

Dettagli, foto di Alec Cani  
Fare musica.
Non mi stancherò di fare musica, di viaggiare con una tromba in spalla.
I tasti rappresentano le sette note che compongono il mondo e la campana è un megafono che amplifica i desideri, il soffio è una vita che nasce ad ogni nota, una labile idea che scolpisce bellezza e colpisce i cuori. Non mi stancherò di fare musica se questa piangerà e sorriderà ancora.   ["Poesie jazz per cuori curiosi" di Paolo Fresu]


Alessandra Liscia