venerdì 7 giugno 2019

#CriticaNera - Hard boiled party: "L'uomo ombra" di Dashiell Hammett

L'uomo ombra
di Dashiell Hammett
Mondadori, 2017

Traduzione italiana di Sergio Altieri

pp. 210
€ 12 (cartaceo)






Nick Charles è un ex investigatore privato. Dorothy, la figlia di Clyde Wynant, un inventore suo vecchio cliente che non vede da anni, si affida a lui perché la segretaria di suo padre viene trovata uccisa, mentre il genitore è sparito da diversi giorni. È coinvolto? 

Il detective è però totalmente restio ad intervenire. Lo dice a lei, ai poliziotti ai quali non dispiacerebbe ricevere una mano, alla moglie Nora che invece insiste per coinvolgerlo, desiderosa di mettere il becco in quel mistero. Lo ribadisce di fronte ad una lettera in cui Wynant richiede apertamente il suo servizio,  dichiarandosi innocente e rivelando che si sta nascondendo per evitare che i suoi esperimenti vengano rivelati anzitempo, cosa che lui giudica pericolosa.

Certo, questo non vuol dire che Nick non si faccia pian piano una sua idea sul delitto. Sebbene i sospetti principali ricadano sull'inventore, il catalogo di possibili colpevoli è ampio e comprende, oltre ai suoi familiari, anche un mezzo mafioso e un vecchio rivale dell'inventore. Alla fine, ovviamente, l'investigatore andrà a fondo della questione.

Scritto in prima persona, L'uomo ombra ha un tono più leggero rispetto agli altri romanzi di Hammett, anche perché i protagonisti frequentano meno i bar malavitosi e i vicoli scuri, conducendo un'esistenza mondana in un contesto più borghese, che approcciano tra lo snobismo e lo sguardo da outsider, accompagnati dalla cagnolina Asta.

È sempre rischioso leggere un romanzo datato con gli occhi di oggi, perché si rischia di attribuire intenzioni non presenti nell'originale. L'episodio ottocentesco di cannibalismo su suolo americano citato nel libro, ad esempio, potrebbe sembrare un modo di inquadrare la violenza del genere umano in un contesto più ampio, forse ancestrale, ma le note ci informano che Hammett lo avrebbe inserito come semplice riempitivo. È comunque innegabile che, aldilà della volontà e della consapevolezza dell'autore, le sue opere contengono aspetti che si riveleranno centrali nella narrativa di genere, tanto da rimanere intatti nel loro fascino ancora oggi: su tutti, i dialoghi come mezzo per generare empatia con personaggi non del tutto positivi e la descrizione di moventi e situazioni realistici. 
"E adesso cos'è che ti angustia, figliolo?"
"Tante cose. Enigmi, menzogne, e sono troppo vecchio e stanco per trovare tutto questo divertente. Torniamocene a San Francisco".

Donne volubili, per le quali è difficile stabilire se stanno dicendo la verità (ma gli uomini non sono da meno in quanto a inattendibilità), qualche scazzottata vecchia maniera, un insolito rapporto di reciproca collaborazione tra il detective e i poliziotti e diversi colpi di scena ben architettati: questi gli elementi di un romanzo che forse non ha la stessa potenza dei precedenti ma conserva la prosa inimitabile di uno scrittore che risulta freschissimo ancora oggi, un vero e proprio miracolo che difficilmente trova eguali. Armato di una costante ironia e di un bicchiere perennemente in mano, Nick Charles è l'ennesimo personaggio memorabile dell'autore americano, padre fondatore a cui le generazioni successive di scrittori non potranno fare a meno di guardare.
"Perché oggi non resti sobrio?"

"Non siamo venuti a New York per restare sobri".
Interessante il finale, non solo per la classica spiegazione di come si sono svolti i fatti, che produce sempre soddisfazione nel lettore: da una parte viene esplicitata la natura imperfetta dell'investigazione, che si muove per ipotesi e raramente riesce a provare con assoluta certezza come sono andate le cose, dall'altra si premura di disinnescare questa potenziale apertura all'insondabilità del reale con delle parentesi che informano il lettore che le teorie del detective saranno effettivamente confermate dal successivo ritrovamento delle prove.
"L'omicidio non mette a posto la vita di nessuno, esclusa quella dell'assassinato e, a volte, dell'assassino".

"Sarà, ma è un concetto tutt'altro che soddisfacente".
 Nicola Campostori

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