giovedì 11 aprile 2019

#IlSalotto - «La letteratura può offrire lo scarto, al posto dell'omologazione e della prevedibilità»: intervista ad Alessandra Sarchi

Alessandra Sarchi
Alessandra Sarchi, scrittrice, storica dell'arte e traduttrice italiana, è arrivata in libreria da poche settimane con "La felicità delle immagini. Il peso delle parole" (Bompiani): nel suo libro, studia il legame inscindibile tra parole e immagini in cinque grandi scrittori del Novecento (Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati) e il loro apparentarsi con il realismo o il tentativo di fuggire in una dimensione altra. I cinque saggi che compongono la raccolta si muovono attraverso la biografia degli autori e studiano la bella e preziosa osmosi tra immagini e parole: i testi sono citati non solo per argomentare al meglio le tesi dell'autrice, ma anche per il reale piacere di ripercorrerli con lo sguardo. 
Per approfondire le tante tematiche presenti nel saggio e per un commento che va oltre il testo e riguarda l'attualità, abbiamo intervistato Alessandra Sarchi, che ringraziamo per l'infinita disponibilità.


I cinque autori da Lei trattati nel suo studio hanno un legame speciale con le immagini, diretto e/o indiretto, da fruitori d’arte e collezionisti. Con quali documenti ha lavorato per poter ricostruire questo stretto rapporto? 
Ho lavorato soprattutto sui loro testi, perché è lì che si istituisce un legame con l’immagine che mi interessa come lettrice e a mia volta come scrittrice. Succede spesso anche a me di pensare per immagini e visualizzare una storia, prima ancora di aver iniziato a cercare le parole per raccontarla. Il legame con l’arte e gli artisti di ciascuno degli scrittori di cui ho affrontato i testi è già stato oggetto di studio: esistono importanti monografie su Pasolini e l’arte, su Celati e la fotografia, sugli scritti d’arte di Moravia (che Bompiani ha da poco pubblicato integralmente), sul collezionismo di Volponi e sull’ossessione scopica di Calvino. A questo studi ho fatto riferimento, ma volevo verificare attraverso l’analisi testuale come in concreto la visibilità funzioni nei meccanismi narrativi e come perfino l’idea di realtà rappresentata cambi da un autore all’altro. 

A quali criteri ha fatto ricorso per selezionare i cinque autori prescelti? 
Il libro insegue una parabola che coincide grosso modo con la fortuna della parola "realismo" in letteratura e nelle arti nel secondo dopoguerra. Ovviamente non è una selezione esaustiva, rispecchia un mio canone di letture e di passioni letterarie, anche se ritengo che ciascuno di questi cinque autori abbia problematizzato il rapporto fra parola e immagine riflettendo sui cambiamenti introdotti dal cinema e dalla fotografia, che hanno via via intaccato il primato della narrazione romanzesca.

La felicità delle immagini. Il peso delle parole.
Cinque esercizi di lettura di
Moravia, Volponi, Pasolini, Calvino, Celati

di Alessandra Sarchi
Bompiani, 27 marzo 2019

pp. 192
€ 17 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)
Il suo saggio si muove con disinvoltura tra precisione accademica e piacevolezza della divulgazione: a quale lettore è indirizzata principalmente la sua opera? 
Scrivendo questo libro avevo in mente gli scritti di Gianni Celati, ora raccolti nel volume Studi d’affezione per amici e altri (Quodlibet, 2016) e il genere diffuso nell’editoria anglosassone, meno da noi, del personal essay. Mi piacciono molto le raccolte di riflessioni e di studi che gli scrittori hanno prodotto su altri scrittori, a volte c’è più capacità di entrare dentro la dinamica profonda dei testi in poche idiosincratiche pagine di uno scrittore che in molte pagine di esegesi accademica. Da sempre leggo sia le une sia le altre, per amore di completezza e voglia di conoscere; dunque, se devo immaginare un lettore ideale, questo è una persona appassionata e desiderosa di uno sguardo, e lo sguardo - si sa - raramente è asettico. 

Secondo alcuni insegnanti con cui lavoro, Moravia è un autore ormai paludato e un libro come Gli indifferenti non è più apprezzabile dai giovani lettori, ormai troppo distanti dai protagonisti, Carla e Michele. Lei cosa ne pensa? 
Io credo che Moravia sia un autore assai moderno, invece. Come inizia Gli Indifferenti? “Entrò Carla”: riesce a trovarmi un inizio più modernista e moderno di questo, nei successivi settant'anni? 
Quanto al fatto che Carla e Michele siano personaggi distanti dai giovani lettori, si potrebbero addurre argomentazioni sociologiche e di genere su come Moravia sappia viceversa raccontare l’inerzia giovanile soffocata da un mondo di adulti corrotto e inattendibile, e il parallelo con la situazione dei giovani oggi non risulterebbe tanto distante, ma credo sia più importante ancora ribadire il fatto che non si leggono i libri solo perché rispecchiano il presente, altrimenti avremmo smesso da un pezzo di leggere l’Iliade, l’Eneide, i Promessi Sposi o che ne so Il Conte di Montecristo
Quello che mi pare la letteratura possa offrire è proprio lo scarto, al posto dell’omologazione e della prevedibilità. 

A suo parere in una società come la nostra, in cui siamo sommersi di immagini che, temporanee, effimere e improvvisate, sfilano davanti agli occhi, si è ancora osservatori attivi o si subisce passivamente, azzerando il senso critico? 
Al contrario di quanto si possa pensare, le immagini non si spiegano da sé, e richiedono un’alfabetizzazione forse maggiore di quella che ci consente di scrivere e leggere. L’immagine di una persona che scuote la testa, tanto per fare un esempio, non ha lo stesso significato in tutte le culture, dipende dal contesto e dal luogo. Certo è che, mai come oggi, le immagini bidimensionali ci avvolgono da ogni parte e pretendono di essere decifrate. Il fatto di essere immersi in un continuum che va dallo schermo del telefonino, a quello del computer, ai display nei luoghi pubblici porta un tasso di assuefazione e quindi in certi casi anche all’assopimento di senso critico. 

Negli ultimi anni è tornata la moda di romanzare la vita degli artisti, in forme di biografia più o meno fedeli alla realtà storica (penso, tra gli altri, ai libri di Antonio Forcellino), consegnando la biografia a graphic novel (come in molte pubblicazioni di Hop! Edizioni, Centauria Libri, ad esempio) o proiettando la propria vita in quella dell’artista, in un confronto dialettico e talvolta schiacciante (come nell’ultimo romanzo di Tommaso Pincio). Qual è la sua posizione riguardo questa moda editoriale? 
Trovo che sia una moda editoriale antica: già Vasari romanzava le vite dei pittori, degli scultori e degli architetti. Le sue biografie sono frutto di scelte molto personali, di pregiudizi estetici e morali, di una visione della storia che è tutto fuorché obiettiva (ammesso che ciò sia possibile) e viceversa piena di aneddoti, di bugie esemplari. Ma Vasari aveva un progetto unitario e una profondissima aderenza alla materia che trattava. Il problema non credo sia di forma, ma di sostanza: quanto attraverso una distorsione romanzesca si riesce a comunicare di autentico e profondo riguardo a un artista o a un’opera. È in quel margine che si gioca la bellezza e l’attendibilità di narrazioni che lavorano su materiale storico, a mio modo di vedere. 

La discussione sull’abolizione della storia dell’arte o meno nelle scuole è una questione annosa: qual è la sua posizione? 
Perché abolire lo studio di una disciplina che dovrebbe fornire gli strumenti minimi per capire ciò che ci circonda? Conoscere il romanico delle cattedrali o la pittura barocca non mi sembra meno importante per un italiano della conoscenza della Divina Commedia o della Gerusalemme Liberata di Tasso, visto che viviamo in un Paese in cui arte e artigianato hanno dato forma alle città, agli arredi, ai monumenti, alle strade e alle piazze che attraversiamo, ai palazzi in cui viviamo. Tra l’altro arti e letteratura non sono mai stati separate, se non dalla burocrazia scolastica. 

Secondo lei l’arte contemporanea sta stringendo un connubio altrettanto forte con la scrittura degli anni Duemila? Se sì, può farci qualche esempio? 
Non credo che ci siano oggi i nessi fra arte e letteratura che c’erano per gli autori che ho affrontato. Sono cambiate le modalità di fruizione e circolazione dell’arte contemporanea, in primis, e questo anziché avvicinarla l’ha resa più distante e discutibile nei meccanismi di promozione. Ciò non toglie che esistano dialoghi molto interessanti, e che a volte nella stessa persona si ritrovi incarnato un’artista visivo-perfomativo e un poeta, mi vengono in mente alcuni esempi, ma molti altri se ne potrebbero fare: Tiziana Cera Rosco, Gherardo Bortolotti, o la collaborazione fra fotografia e scrittura in prosa di Giogio Falco e Sabrina Ragucci. 
Ciò che mi pare scomparso è il tipo di rapporto fra pittore e scrittore, come poteva essere quello fra Moravia e Guttuso, o fra Calvino e Paolini. Le ragioni di questa rarefazione di legami forti sono molteplici, a partire dal fatto che non esistono più figure con quel tipo di riconoscimento sociale e ruolo, ma per semplificare molto si potrebbe dire che è molto difficile oggi fare comunità artistica, riconoscersi in un percorso comune o in un credo estetico. Anche gli artisti sono atomizzati nella loro individualità solipsitistica, e questo – sempre per rimanere alle affermazioni generali – non è mai stato un buon terreno di coltura. 

Intervista a cura di Gloria M. Ghioni

«Al contrario di quanto si possa pensare, le immagini non si spiegano da sé, e richiedono un’alfabetizzazione forse maggiore di quella che ci consente di scrivere e leggere. L’immagine di una persona che scuote la testa, tanto per fare un esempio, non ha lo stesso significato in tutte le culture, dipende dal contesto e dal luogo. Certo è che, mai come oggi, le immagini bidimensionali ci avvolgono da ogni parte e pretendono di essere decifrate. Il fatto di essere immersi in un continuum che va dallo schermo del telefonino, a quello del computer, ai display nei luoghi pubblici porta un tasso di assuefazione e quindi in certi casi anche all’assopimento di senso critico». Oggi pomeriggio sul sito troverete l'intervista ad #AlessandraSarchi (a cura di @gloriaghioni) in occasione del suo nuovo libro #Lafelicitàdelleimmagini #Ilpesodelleparole, uscito a fine marzo per #Bompiani, dedicato a cinque esercizi di lettura di autori come Calvino, Moravia, Pasolini, Celati e Volponi: nelle loro scritture, un legame speciale con le immagini. Vi aspettiamo sul sito dalle 14! #Criticaletteraria #preview #anteprima #saggio #daleggere #arte #letteratura #fotografia #bookstagram #bookish #instalibri #interview #inlibreria #book

Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: