martedì 12 marzo 2019

Una dolcezza profonda e sincera: «Se ami qualcuno dillo» di Marco Bonini

Se ami qualcuno dillo
di Marco Bonini
Longanesi, 2019

pp. 272
€ 17,60 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)



Roma, estate 2000. Marco è un attore in cerca di fortuna, sempre alla ricerca del ruolo perfetto, dell'interpretazione che possa riscattarlo da anni di provini e tentativi. La sua vita sembra scorrere in maniera piuttosto tranquilla, quando, un giorno, riceve una chiamata: suo padre Sergio ha avuto un infarto ed ora lui e suo fratello Giulio si trovano all'ospedale, assieme alla loro madre e alla nuova compagna di Sergio, Gabriella. In un attimo, tutto inizia a scorrere molto velocemente, come in una di quelle scene che Marco è abituato a vedere sullo schermo, in cui un medico, magari interpretato proprio da lui, va incontro ai familiari e comunica l'esito degli accertamenti.
Il rapporto tra Sergio e suo padre è sempre stato particolare, caratterizzato da una certa freddezza emotiva e soprattutto da un'ostentazione della propria virilità che non permetteva né baci né abbracci: «non sono cose da uomini», gli ripeteva sempre suo padre, in un tentativo di trasmissione del codice culturale maschile di famiglia.
Daniela era una ragazzini molto graziosa, con un caschetto nero, corto, che abitava nel palazzone di fronte al nostro. Al settimo piano come noi. Praticamente era la mia dirimpettaia. […] Che bella che era Daniela, mi piaceva tantissimo. […] Un giorno, mentre in preda a quei prematuri deliri da giovane Werther aspettavo che Daniela uscisse, succede che mi sfugge dalle mani la biglia con cui stavo giocando e rotola giù dal settimo piano, La pallina di vetro finisce su una macchina parcheggiata in cortile, rompendo il parabrezza. La macchina è della signora Lelle, la vicina. Mio padre esce, guarda di sotto e poi mi urla: «Lo vedi a innamorasse che succede?… solo guai! Lascia stà le donne, so' solo 'na perdita de tempo». (pp. 59-60)

E così Marco cresce osservando l'austera figura paterna: solida, rude, un imperatore – così lo definisce lo stesso protagonista – arroccato nel proprio palazzo, circondato da mura altissime. Inavvicinabile. Le cose, però, sono destinate a cambiare: ad un certo punto Alba, mamma di Marco e Giulio, si separa da Sergio:
Alba, la regina che lo ha abbandonato per un altro uomo. […] L'impatto ha frantumato le alte ma esili mura di cinta della fortezza dentro cui si era arroccato l'imperatore Sergio. (p. 20)
Un cambiamento epocale, una vera e propria rivoluzione nella famiglia di Giulio: una spaccatura del sistema patriarcale, una crepa all'interno di un sistema fisso da generazioni. La vita di Sergio procede con altre compagnie femminili – molte delle quali si presentano in ospedale il giorno del malore – fino al giorno da cui prende il via la narrazione. A partire da questo momento Marco vedrà cambiare irrimediabilmente il rapporto col proprio padre, imparando a conoscere un nuovo Sergio, totalmente privo delle sovrastrutture culturali che hanno imposto, a lui e a generazioni di uomini precedenti, una serie di codici imprescindibili, come la totale estraneità ai lavori domestici, alle dichiarazioni d'affetto e alle carezze. L'infarto che ha colpito il padre di Marco, infatti,  ha prodotto delle conseguenze sul suo cervello, resettandolo. Per il protagonista, cresciuto incorporando i modelli culturali imposti dal padre, è una vera e propria novità: egli è sempre stato consapevole di essere stato influenzato dalla figura paterna e solo ora può osservare un nuovo padre, capace di approcciarsi alla realtà in modo totalmente diverso. Un cambiamento che può essere un'apertura verso una vita nuova, in cui i sentimenti sono espressi, i baci sono dati, gli abbracci vengono cercati.
Questo è il momento giusto per intervenire. È qui il bivio. È qui l'anomalia da correggere. (p. 178)
Il nuovo Sergio è un uomo gioviale e appassionato, deve riscoprire il mondo e lo fa con l'entusiasmo di un bambino. Ma Marco è ancora in tempo per correre ai ripari, allontanandosi dalla precedente pista paterna e apprendendo i dettami di un romanticismo espresso in maniera tanto chiara e diretta?
Se ami qualcuno dillo narra la storia di un percorso di formazione avvenuto in età adulta, in un momento in cui il protagonista pensa di essersi ormai completamente formato, di aver calibrato e determinato in maniera fissa e definitiva i propri canoni culturali e di comportamento. Marco Bonini, che condivide con Marco diverse caratteristiche, dalla professione – l'autore è infatti un volto noto della televisione e del cinema italiano, con all'attivo diverse pellicole importanti e diversi ruoli che hanno dimostrato il suo valore –  alla laurea in filosofia, fino alla romanità, è al suo primo romanzo e dà prova di un chiaro talento narrativo: la scrittura è lineare e scorrevole ma mai banale, la trama è costruita con abilità e le vicende si alternano, intrecciando diversi piani temporali. Brani dal taglio riflessivo e intimista si intervallano ad episodi più spassosi, costruendo una storia che scorre in maniera fluida e naturale. Lo stesso Bonini parla di questa immediatezza espressiva in un video pubblicato sulla pagina youtube de Il Libraio:


Altra caratteristica che risulta piuttosto evidente dalla lettura del libro (e su cui, forse, ha avuto una certa influenza il suo lavoro di attore) è la capacità di definire con estrema efficacia e precisione i personaggi: ognuno di essi è perfettamente messo a fuoco ed è rappresentato molto bene. Stessa attenzione viene riservata, naturalmente, alla relazione tra Sergio e Marco. Il rapporto tra padre e figlio è analizzato in tutte le sue sfumature e sfaccettature, e l'evoluzione interiore del protagonista viene raffigurato con estrema attenzione e delicatezza. Proprio quest'ultima caratteristica risulta decisiva all'interno del libro: tutta la vicenda, infatti, viene raccontata con una dolcezza profonda e sincera, una sensibilità diffusa in tutta l'opera. Un libro che nasce con un intento chiaro e ben preciso, ovvero lo scardinamento di un determinato modello culturale, espresso nel prologo:
È la storia di una grave crisi culturale in cui ricadono tutti gli aspetti dell'ordinario vivere comune. È una crisi che ha a che fare con l'identità stessa dell'uomo moderno, e la definizione dell'essere maschio condiziona tutta la società. (p. 9)
Un'opera, insomma, godibile, leggera e profonda allo stesso tempo, capace di far provare al lettore emozioni diverse, e che costituisce, di certo, un buon esordio per Bonini.

Valentina Zinnà