venerdì 18 gennaio 2019

Quando le frivolezze diventano belle storie, dietro c'è Elizabeth Von Arnim

Una principessa in fuga
di Elizabeth Von Arnim
Fazi, 2018

Traduzione di Sabina Terziani

pp. 280
€ 15

Immaginatevi di non poter mai stare soli un istante dal momento in cui ti alzi dal letto al momento in cui ti ci infili di nuovo. (p. 15)

Chi riuscirebbe a reggere una situazione del genere? Noi comuni mortali non di certo, ma una principessa, a cui è chiesto per nascita uno stile di vita del genere, dovrebbe essere in grado di trasformare una prigionia in uno stile di vita normale. Non è così per Priscilla di Lothen – Kunitz, che vuole scappare dal Granducato situato nel meridione d’Europa, una ridente regione di fertili pianure e di colline rivestite di foreste e di ampi fiumi, governata dal suo testardo padre. Sua Altezza Granducale la Principessa, fino ai ventuno anni, era stata una giovane dama molto promettente per l'alta società mitteleuropea. Graziosa d’aspetto, era più alta della media, di carnagione chiara, con begli occhi grigio azzurri e una bocca dolce con labbra piene dalla linea gentile. 

Ma se le sorelle, una maggiore e una minore, avevano entrambe stretto un matrimonio adeguato ed erano diventate un vanto per il casato, sfruttando la seppur minore presenza fisica, la Principessa di mezzo è invece una poetessa e una sognatrice. Dietro a questo suo temperamento si cela il lavoro di Fritzing, il bibliotecario del palazzo reale di Kunitz, la capitale del Ducato. L’Hofbibliothekar, «asciutto uomo di cultura», capo e in pratica padrone della meravigliosa collezione di libri e manoscritti, aveva forgiato a lungo la mente della sua allieva nel corso di dieci anni di lezioni di letteratura inglese, che le avevano aperto gli occhi sull’estensione del fuori rispetto alla ristrettezza del dentro nell'asfittico palazzo reale. E nell’estate dei suoi ventun anni, quando il padre le comunica di averla data in sposa a un cugino, la decisione si compie: fuggire da Kunitz, per andare incontro alla libertà; scendere la scala sociale scappando da Palazzo in bicicletta insieme a Fritzi e alla cameriera Annalise; raggiungere l'Inghilterra, il luogo migliore e più piacevole in cui viver, perché
Più si allontanava dal Granduca, più si stava avvicinando al possesso della propria anima (p. 36)
Priscilla può adesso cominciare la vita che sogna da sempre: non avere nessun obbligo, se non quello di dedicarsi al volontariato. Ma la sua idea di bontà non è facilmente realizzabile e presto i sogni si infrangono: le toccherà fare i conti con i problemi della gente normalei soldi, le antipatie altrui, le trame dell’invidia – e il terzetto sembra ben presto sul punto di crollare. 

Ma come in ogni fiaba che si rispetti, non manca il lieto fine. O quasi, perché in fondo sempre di Elizabeth von Arnim si tratta, dama geniale e crudele delle letteratura inglese. Solo una donna (e una scrittrice come lei) può essere in grado di trasformare le frivolezze della bella società tardo Ottocentesca in capolavori di ironia. Una principessa in fuga, pubblicato per la prima volta nel 1905, è un delicato e ironico romanzo, una favola moderna che ha come protagonista una principessa intraprendente e ingenua, testarda e volitiva, con il quale la Von Arnim dipinge un altro dei suoi quadri d’epoca; le aspettative dei suoi lettori affezionati non vengono, di certo, deluse, sebbene altri suoi romanzi (come Un'estate in montagna o il bellissimo La fattoria dei gelsomini) vincono in profondità riflessiva e incisività narrativa, dove qui la fa da padrona l’ironia incalzante.

Federica Privitera