lunedì 7 gennaio 2019

Il ritratto del Paese del Sol Levante attraverso reportage, fotografie e aneddoti letterari

THE PASSENGER - Giappone
Iperborea, 2018

Fotografie di Laura Liverani
Illustrazioni di Edoardo Massa

pp. 192
€ 19,50



Se vi dicessi ritratto, a cosa pensereste? Sicuramente all'immagine di un individuo, in primo piano, piano americano o a mezzo busto, dallo sgurardo più o meno pentrante o dal tratto pittorico più o meno realistico. Se però vi dicessi di pensare al ritratto di un Paese del mondo, come lo immaginereste? Iperborea ha risposto a questa domanda con la collana THE PASSENGER che con le sue pubblicazioni consegna ai lettori il ritratto, appunto, di una nazione. Dopo le usicte dedicate all'Olanda e all'Islanda (con il Portogallo e la Norvegia in preparazione per il 2019), è toccato al Giappone e alla sua terra lontana, adagiata su un arcipelago di isole per molti aspetti ancora sconosciute a gran parte degli occidentali, di diventare il soggetto di questo insolito dipinto.

Un ritratto di un Paese, dicevo, ma come si presenta? Pennellate e schizzi di colore sono sostituiti da fotografie (in questo caso scattate da Laura Liverani, fotografa documentarista e docente universitaria che vive tra l'Italia e Tokyo) che dotano il volume di realismo, ma che contemporanemante alzano verso l'altro l'asticella dell'arte e della bellezza, e illustrazioni (affidate a Edoardo Massa) che immergono, senza indugi, nella dimensione altra della cultura orientale. La cornice in legno, invece, lascia il posto a mappe, tabelle demografiche riassuntive di matrice giornalistca (La parola ai numeri illumina senza fraintendimenti su molte delle peculiarità sociali del paese del Sol Levante, come il numero di ristoranti ogni centomila abitanti o il tasso di obesità negli adulti), interventi critici brevi ma esaustivi (come quello di Giacomo Donati in onore del washlet o di Matteo Battarra sull'ossesione dei giapponesi per i gruppi sangugni), i consigli di Furakawa Hideo per un libro, un film e un disco che illuminano la verità del Giappone, una playlist disponibile su Spotify e, in chiusura, una preziosissima sezione Per approfondire, che meriterebbe uno studio a parte, tanto importanti sono i titoli suggeriti. Il soggetto del ritratto, infine, da dama di corte del Cinqucento o autoritario condottiero napoleonico, si trasforma in reportage (affidati in questo numero, tra gli altri, a Richard Lloyd Parry, Ian Buruma, Giorgio Amitrano e Brian Phillips) e veri e propri racconti letterari (qui curati da Banana Yoshimoto e Murakami Ryū).

Le perle del volume, è facile intuirlo, sono proprio queste finestre aperte su un mondo che il sentire comune vuole associato esclusivamente a pesce crudo, manga, giovani travestiti per le strade di Akihabara, design minimalista o caccia alle balene. La società giapponese è molto di più dei luoghi comuni che le si associano frequentemente. Anche chi crede di saperlo troverà in THE PASSENGER – Giappone un motivo più di passione e approfondimento, perché non si finisce mai di leggere un popolo tra le luci e le ombre della sua storia e delle sue consuetudini. Gli undici approfondimenti letterari e reportage toccano argomenti inusuali (Gli evaporati del Giappone, di Léna Mauger) così come più noti (Uomini e orsi, di Cesare Alemanni), eppure tutti sono accumunati da una puntualità esplicativa e argomentativa da dare l'impressione, a fine lettura, di essere più giapponesi dei giapponesi stessi, dato che nessuno può avere la lucidità di comprendere le contraddizioni di un popolo di chi, di quel popolo, non fa parte. E se non è mia intenzione privare i futuri lettori del piacere di scoprire in prima persona su cosa si affacciano queste finestre culturali e sociali, vorrei concentrarmi sui due grandi temi che ho trovato ricorrenti in molti degli scritti; non perché li ritenga più importanti di altri, ma perché li ho selezionati come le mie personalissime cartine di tornasole per comprendere ancora meglio gli aspetti di questa affascinante cultura, scegliendoli come punti di vista inediti e fino a questo momento (da parte mia) sottovalutati.

Da un lato, l'enorme stagnazione economica (post bolla speculativa degli anni Ottanta) dell'ultimo decennio del XX secolo spiega e giustifica molte delle dinamiche peculiari della cultura nipponica: l'assenza di un'ideologia populista (Perché il Giappone è immune al populismo, di Ian Buruma), un ruolo ancora fortemente minoritario della donna nella società (solo il 7% delle donne ha un ruolo senior nelle aziende, fonte Grant Thornton) che, tuttavia, dopo le prime conquiste degli anni Settanta sembra tornare a ripiegarsi in un'ottica casalinga della figura femminile (Le donne del fai da te, di Sekiguchi Ryōko), la freddezza delle relazioni interpersonali e la fortissima tendenza al suicidio, non solo per il troppo lavoro, ma soprattutto per una profondissima insoddisfazione personale (Il prosciugamento dei desideri, di Murakami Ryū). Da un altro lato, THE PASSENGER – Giappone racconta del modo di essere giapponesi nella religiosità arcaica dopo lo tsunami del 2011 (Fantasmi dello tsunami, di Richard Lloyd Parry), nella cultura sportiva e filosofica dei lottatori di sumo (Vivere da giapponesi, di Brian Phillips) e nella sorprendente passione (e competenza) per il blues, armonia autoctona di alcune regioni degli Stati Uniti e che in Giappone diventa colonna sonora nazionale (Sweet Bitter Blues, di Amanda Petrusich). 

Così, se un ritratto dice moltissimo dell'individuo protagonista grazie alla soggettività con cui il pittore decide di rappresentarlo, anche una pubblicazione letteraria dice moltissimo di un popolo e permette di scoprirlo da punti di vista inediti.

Federica Privitera