lunedì 14 gennaio 2019

Il romanzo dimenticato di Sabahattin Ali che è (per fortuna) diventato un best seller

Madonna col cappotto di pelliccia
di Sabahattin Ali
Fazi, 2019

Traduzione di Barbara La Rosa Salim

pp. 210
€ 16

C'è una cosa che mi ha sempre colpito: provare a dare una risposta ai grandi se. Cosa sarebbe successo se…? Il What If mi ha sempre, infatti, affascinato. E scoprendo la storia dietro il romanzo di Sabahattin Ali, Madonna col cappotto di pelliccia, ho capito qual è il dettaglio che amo dei grandi se: il brivido che si prova scoprendo che, prima o dopo, il cerchio si chiude per tutti e che la dignità passa, a volte, da un po’ di sofferenza. O di oblio, come in questo caso.
Cosa significa?

Iniziamo con la storia. Dopo aver schivato per mesi la carità di amici e conoscenti, un venticinquenne turco emerge dalla disperazione della disoccupazione ingoiando il proprio orgoglio e accettando l’interessamento dell’amico Hamdi: questo lo colloca in un anonimo ufficio, gomito a gomito con Raif Efendi, un misterioso traduttore dal tedesco. L’uomo è uno dei più vecchi impiegati dell’azienda, ma nessuno sembra mai essersi preso la briga di conoscerlo davvero. Solo il giovane sembra interessato a lui e cerca per settimane di scalfirne la corazza. Un’impresa ardua, che quasi gli fa gettare la spugna, ma nel corso di una delle frequenti malattie del traduttore, i due iniziano a conoscersi meglio. Il giovane viene ammesso nella vita del collega più anziano per scoprire tante cose del suo privato che nessuno, all’esterno, poteva immaginare. Solo le pagine di un taccuino, nascosto in un cassetto della scrivania di Raif, custodiscono la vera essenza di quest’uomo spento. Un uomo che all’alba degli anni Venti ha intensamente vissuto, ha amato ed è stato riamato dalla sua Maria, una donna che sembrava l’incarnazione di un quadro, la madonna col cappotto di pelliccia protagonista di un autoritratto e che con il suo sguardo magnetico l’ha immediatamente, folgorato.

Dicevo dei grandi se della storia. Cosa sarebbe successo, infatti, se Madonna col cappotto di pelliccia avesse ricevuto il plauso dei lettori all’indomani della sua pubblicazione? La risposta rimarrà un mistero: il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1943 e Sabahattin Ali, poco più tardi e in circostanze sospette, a soli quarantun anni, verrà ucciso dalla polizia politica mentre attraversava in segreto il confine con la Bulgaria. Ucciso lui, dimenticato il suo libro. Poi, nel 2015, la casa editrice Yky lo riporta alla luce. Scatta fra i lettori il passaparola e la Turchia tutta rimane folgorata da una storia d'amore senza tempo. Oggi Madonna col cappotto di pelliccia è tradotto nei Classici della Penguin Book e, ristampato in milioni di copie, è divenuto un bestseller non solo in Turchia, ma in moltissimi altri Paesi, recuperando per acclamazione dei critici e del pubblico il posto che gli sarebbe spettato di diritto tra i classici delle Letteratura mondiale sin dalla sua prima pubblicazione. 

Ed ecco la rivalsa che accennavo, quella speranza che questo libro mi ha restituito in un brivido. Forse uno degli elementi che hanno contribuito ad accendere la fantasia di tanti lettori è proprio l’alone di mistero romantico che circonda l’opera e il suo autore, oltre che la drammatica liricità dello stile con cui è composta: il romanzo è scritto in una lingua poetica e universale, asciutta a tratti, ma mai fredda. Accanto a questo, io ho individuato un altro aspetto che fa meritare al romanzo la medaglia di classico della letteratura. C’è, in una società maschilista come quella turca degli anni quaranta del Novecento così come quella dell’Occidente del XXI secolo, un ribaltamento degli stereotipi: Raif è sensibile ed emotivo, Maria trasuda indipendenza, mette subito in chiaro le cose e pronuncia il manifesto della donna libera.
Io non ho bisogno di nessuno... Non voglio sentirmi obbligata con nessuno. Non ho bisogno di amici e non ho intenzione di chiedere piaceri... (p. 103)
Ali era un intellettuale di sinistra in un’epoca in cui il nazionalismo populista volava spettrale su tutti i Paesi di un'Europa distrutta dalla Prima Guerra Mondiale. L’affermazione di queste idee confermano una sensibilità umana profonda; una riflessione sulla vita che non lascia spazio a incertezze; un’apertura mentale sentita, per lui che a Berlino conobbe davvero la sua Maria, di origine ebraica, come rivela una lettera riemersa e indirizzata a un amico. 

Tra biografia e finzione Madonna col cappotto di pelliccia è una storia romantica, che cattura e coinvolge e che fa dimenticare il grande se del suo passato.

Federica Privitera




Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: