martedì 6 novembre 2018

#IlSalotto - Quando una vita ordinaria è essa stessa straordinaria: quattro chiacchiere con Giulio Macaione al #LuccaCG18

Foto di @la_effesenza al Lucca Comics and Games 2018
Nel corso del nostro Lucca Comics and rain (rubando una battuta del mitico Leo Ortolani per descrivere le condizioni meteorologiche dell’edizione di quest’anno), abbiamo incontrato Giulio Macaione, autore siciliano che ha raggiunto il cuore di molti lettori con la sua storia di pescatori e sirene, ma soprattutto di un giovane che affronta la sua maturità, nel graphic novel Stella di mare, che abbiamo letto e recensito qui. Tra una sessione di firme e un’altra, abbiamo parlato di famiglia, crescita, Sicilia e dipendenze nel senso più ampio del termine. Una piacevole chiacchierata per un fumettista dolce, disponibile, che siamo sicuri si affermerà sempre con più forza nel panorama letterario italiano.

Dopo Basilicò sei tornato in Sicilia. Sembra quasi che noi siciliani non riusciamo a mettere da parte la nostra terra in qualunque cosa facciamo.
Sì, assolutamente. Tra l’altro la mia famiglia e i miei amici storici vivono lì, quindi per me ogni volta che torno in Sicilia è, in effetti, un vero ritorno a casa, nonostante siano passati tanti anni che manco, vivendo oramai stabilmente a Bologna.

Stefano, il protagonista di Stella di mare, sta attraversando una fase di stallo. Si parla molto della crisi che stanno vivendo le nuove generazioni del XXI secolo. Ti trovi d’accordo o credi che, in fondo, crescere sia stato difficile in ogni epoca?
Indubbiamente la fase della vita in cui si diventa adulti è sempre, se non difficile, impegnativo. Le ultime generazioni hanno una fatica in più da affrontare perché su di loro si riversa un carico di aspettative che i loro (ma dico nostri) genitori non avevano. Noi siamo nati nella bambagia e i nostri genitori hanno immaginato per noi qualcosa di straordinario. Tutti dovevamo immaginarci, secondo questo mito dell’eccezionalità, scrittori, cantanti, registi, attori, medici o avvocati di successo. Molto spesso la fase di stallo è allora causata dal capire che magari non c’è nulla di straordinario scritto per noi e che la normalità e l’ordinarietà vanno bene comunque.

Vico è il personaggio che, personalmente, mi è piaciuto di più. Senza spoiler, possiamo dire che questo vecchio burbero è la chiave di volta di tutta la storia. Mi racconti la sua genesi?
In effetti molti lettori hanno amato Vico ed è stato il primo personaggio a nascere, molti anni fa. Avevo da sempre il desiderio di scrivere una storia di pescatori e sirene. Non riuscivo però a immaginarne una senza il solito schema del pescatore che si innamora della creatura misteriosa dopo essere stato salvato da lei, e quindi avevo messo il progetto da parte. Durante un viaggio in macchina di undici ore da Cincinnati a New York (ho abitato negli Stati Uniti per un paio di anni), però, la molla è scattata: ascoltando per la prima volta la canzone di Dimartino, cantautore palermitano, Una storia del mare, che racconta di un giovane di Favignana che ogni inverno aspetta il ritorno di una ragazza romana che trascorre le sue vacanze sull’isola, ho capito che su questa storia potevo innestare anche quella del pescatore. Lui, uno dei tre personaggi che guardano il mare, in attesa.  

Foto di @la_effesenza al Lucca Comics and Games 2018
E ti ricolleghi perfettamente alla mia prossima domanda. La sirena è sempre stata la metafora di qualcosa di irraggiungibile e lontano, ma che al tempo stesso ci incatena e attrae, come una dipendenza. La sirena di Stefano è Marina, quella di Matilde sono le sirene stesse, la sirena di Vico è il passato. Forse che tutti abbiamo bisogno di una dipendenza?
Sicuramente tutti abbiamo una dipendenza, qualcuno di noi ne ha bisogno, qualcun altro riesce a vivere anche senza o controllandola. Vico, tra l’altro, che sprona Stefano a guardare avanti, rimane invece immobile a cercare le sue sirene, cosciente di essere avvinto da una catena, ma incapace di liberarsene.

In Stella di mare Stefano vive immerso in un universo tutto al femminile, mamma e sorella in primis. Quanto pensi che questo abbia influito sul corso della sua vita?
Proprio queste presenze possono essere considerate una delle cause del suo stallo. Mi hanno fatto notare molte volte l’assenza del padre di Vico, ma io l’ho volontariamente voluto così. Perché se da un lato la madre e la sorella sembrano spronare Stefano, dall’altro invece lo riempiono di coccole, senza spingerlo davvero a cambiare la sua vita e tenendolo sempre più stretto a loro. La madre lo butta giù dal letto a mezzogiorno, ma poi gli prepara il suo piatto preferito. Una contraddizione che di certo non aiuta Stefano.

Tutte le tavole sono contraddistinte da tonalità del blu e del giallo/arancione. Come mai questa scelta?
La bicromia usata, sperimentata in un piccolo fumetto autoprodotto un paio di anni fa (La fine dell’estate, 2016), è interamente voluta per ricordare il colore della sabbia al tramonto. Quando guardi la spiaggia al tramonto le ombre diventano fredde, mentre le barche illuminate dal sole hanno ancora una luce calda. Per raccontare una storia di mare dal sapore malinconico e introspettivo, mi sembrava la scelta cromatica più azzeccata.

Hai lavorato sia per il mercato italiano che per quello americano (a settembre di quest’anno ha pubblicato Alice: from Dream to Dream per la casa editrice BOOM! ndr). Sapresti dirmi, se ci sono, delle differenze?
Alla base dei due mondi ci sono tradizioni diverse, come l'intero mondo dei supereroi per gli Stati Uniti. La diffusione del graphic novel, comunque ha diminuito molte differenze. Certo, la dimensione stessa dei due mercati, dove quello italiano è molto più piccolo, con meno vendite e quindi risorse a disposizione degli editori, rende le due realtà ancora profondamente lontane, anche solo per una questione di dimensione.

Intervista a cura di Federica Privitera