venerdì 9 novembre 2018

Donne come noi, nei racconti di Margaret Malone

Animali in salvo
di Margaret Malone
NN Editore, 2018

pp. 143 
€ 16,00

Titolo originale: People Like You
Traduzione di Gioia Guerzoni

Opera d’esordio dell’autrice e frutto di un lavoro di scrittura e revisione durato dodici anni, Animali in salvo è costituito da nove racconti nati con l’intento esplicito di “svelare i recessi più oscuri del cuore con generosità e coraggio” (p. 137). È in particolare il primo testo di questa raccolta (“Gente come te” – il “People Like You” che ha dato il titolo all’edizione originale) a suggerire al lettore la chiave interpretativa da seguire. È infatti di “gente come noi” che Malone vuole raccontare, in particolare di donne come noi. Donne in varie fasi della vita, in momenti e condizioni diverse, tutte però colte in un momento di svolta esistenziale, quando qualcosa sta per succedere o è appena accaduto. Grazie a un taglio narrativo quasi cinematografico, lo zoom si accompagna al rallentatore nel mettere a fuoco tali momenti, nell’immortalare in uno stile che è al tempo stesso denso e rarefatto vite che paiono sempre incomplete, o inconcluse.
La verità delle persone si costituisce di pochi elementi certi, che la penna pungente dell’autrice riesce a cogliere e fissare sulla pagina, in mezzo a una maggioranza di elementi incerti, incongrui.
L’uso intelligente dei dettagli per caratterizzare i personaggi li rende umani, e quindi vicini alla sensibilità del lettore. Il lavoro di scavo sui soggetti rappresentati procede per eliminazione del superfluo, attraverso l’esposizione di particolari minimi eppure ad alta concentrazione di significato:
C’è una specie di tristezza sotto la sua pignoleria, qualcosa che non si fa vedere spesso, come la bolla di un ricordo che affiora in superficie. […] E all’improvviso in Marcus vedo il Papà. La gentilezza riluttante. Il tipo di uomo che una persona impara ad amare con il tempo. (pp. 101, 102)
Pare di individuare qui la tecnica adottata in certi racconti veristi di Verga, in cui la realtà di ogni soggetto deve emergere dal suo agire, dal suo muoversi sulla scena: come scriveva l’autore catanese al suo amico Cameroni, “il lettore deve vedere il personaggio, per servirmi del gergo, l'uomo secondo me, qual è, dov'è, come pensa, come sente, da dieci parole e dal modo di soffiarsi il naso”. Per questo la forza dei testi di Malone consiste in un sottotono di eventi associato a un sovratono di sentimenti. Sentimenti mai esagerati, mai iperbolici, ma sempre predominanti sui fatti, che appaiono ridotti all’essenziale. 
Si avverte inoltre la tendenza a rimettere in discussione attraverso un’ironia talvolta amara tutti gli stereotipi, i luoghi comuni
Barb vuole che passi del tempo fuori casa, con chiunque, basta che non siano i miei. Ed eccomi qua, fuori, con il mio capo nel cuore della notte ai piedi di un ponte in cerca di un’anatra. Un esempio perfetto del perché preferisco starmene a casa. (p. 60) 
Le protagoniste sono donne che, anche nei momenti di massima fragilità, non vogliono quello che, secondo una prospettiva maschile spesso ignara, o limitata, dovrebbero volere: Sylvie, impegnata nel rifiuto metodico del proprio corpo che cambia, nell’abbandono della casa paterna da parte del padre, non vuole che Glen le canti al telefono Stevie Wonder; la ragazza di Chuck non vuole un anello al dito (“E così adesso sono fidanzata. Prenotata, come un tavolo al ristorante”, p. 35), non vuole essere come quell’eroine dei romanzi delle sorelle Brontë, che “aspettavano di essere salvate […]. Aspettavano sempre” (p. 40); e Delilah non vuole un figlio, non vuole rinunciare alle sue abitudini, e alla birra con il burrito al solito posto, nel vecchio quartiere che è stata costretta ad abbandonare. 
Dietro a ogni storia, dietro a ogni vita che Margaret Malone frizza per un attimo sulla pagina, si nasconde un trauma, un dolore – un universo di senso che sfugge agli altri, ugualmente assorti dai propri problemi. Le donne descritte da Malone hanno sempre desideri diversi rispetto alle aspettative del mondo. Le eroine, loro sì, davvero, che popolano questi racconti hanno il coraggio di confessare quello che difficilmente altre donne ammetterebbero, perché difficile, scomodo, politicamente scorretto:
Me lo faccio andare bene. Sto cercando di avere lo stesso atteggiamento con il bambino. Ma so già che quando sarà tutto finito, quando questo bambino sarà finalmente nato, tra cinque mesi e mezzo, o ventidue settimane, o centocinquantaquattro giorni, mi divertirò ancora meno di quanto non mi diverta adesso. (p. 47)
Mi passa davanti una donna della mia età, spinge un passeggino sulla strada […]. Mi fa pena, lì a scarrozzare quel fagotto a metà giornata. Mi immagino a scarrozzare il mio fagotto a metà giornata. Mi chiedo se riuscirò a voler bene a quel fagotto. […] Mancano solo quattro mesi al grande giorno, una stagione, e poi sarà qui. Per tutto il tempo. Una parte di me. Per sempre. Le giornate tutte per me che ancora mi rimangono rimbombano nella mia testa. Faccio tutto il possibile per onorarle. (p. 51)
Le donne di Malone sono tutte in cerca di qualcosa, perlopiù di risposte sul loro modo di essere, di vivere. E la cosa che rende più efficace la narrazione è forse il rifiuto da parte dell’autrice (che si rispecchia nell’attitudine dei personaggi) di edulcorare la verità. Sono spesso dure, le sentenze a cui arrivano i personaggi, le riflessioni che portano avanti. Per alcune, come la Madre senza nome di Marcus (uno dei personaggi più toccanti della raccolta, anche se apparentemente relegata a un ruolo secondario) solo la speranza – irragionevole, controfattuale – aiuta a restare in piedi; per altre, come Cheryl, le cui vicende attraversano come un filo conduttore l’opera, riemergendo regolarmente a segnalare una continuità tematica, anche la speranza non basta più. Cheryl deve infatti riconoscere e accettare – dopo procedure umilianti, incontri vuoti di senso, formalità estenuanti – il fatto che non sarà mai madre. Per lei
la speranza è una bugia. È una bugia che ci raccontiamo per evitare il dolore della realtà; e a volte, come nel mio caso, la realtà è quello che non c’è. E in quel momento arriva: un’onda di dolore infinito sale da una profondità straziante, dal cuore della terra. (p.135)
Ognuna di loro non ha pretese di assoluto: le loro conclusioni sono sempre provvisorie, ancorate alle situazioni, che vogliono risolvere un attimo alla volta. E come loro ci sentiamo anche noi, che proviamo un senso di immedesimazione violento e quasi doloroso perché ci rendiamo conto che tutte queste congiunture non hanno a che vedere solo con la realtà narrativa, ma con la realtà in generale. Che potrebbero, da un momento all’altro, riguardarci direttamente: convivere con il divorzio dei genitori, o con qualcuno che pretende di decidere per noi; volere un figlio, o non volerlo. Perdere ciò che si è sempre creduto di desiderare. Rubare i palloncini a una festa a sorpresa perché in quei palloncini sembra esserci la risposta che stiamo cercando. Uscire di notte per salvare un’anatra, o compiere qualche altro atto assolutamente irragionevole che in un dato momento sembra l’unico possibile. Siamo noi, davvero, ognuna di queste donne, come prometteva l’aletta di copertina e come anche noi, che pure dubitavamo, abbiamo dovuto riconoscere.

   Carolina Pernigo








Atmosfere intime in quest'alba rosa per il libro di #margaretmalone, appena edito da @nneditore. Rarefatta eppure straordinariamente incisiva, la prosa di quest'autrice esordiente tiene il lettore incollato alla pagina, dove con pochi tratti precisi vengono immortalate esistenze minime. È impossibile, soprattutto se donna, non immedesimarsi con le protagoniste di questi racconti, che sono imperfette, piene di insicurezze e nodi irrisolti, ma anche familiari, colte in situazioni quotidiane che potrebbero capitare a chiunque: i pochi guizzi affettivi di un matrimonio dopo tanti anni, il divorzio dei genitori, la difficoltà di avere un figlio quando tutti ce l'hanno... il primo brano della raccolta è intitolato "People like you" e pare quasi una dichiarazione programmatica per l'intera opera, che promette bene fin dall'inizio. Voi amate la narrativa breve o preferite i romanzi? #instabook #instalibro #bookstagram #bookoftheday #bookish #igreads #igbooks #readingnow #newbook #bookaddict #booklover #cover #bookcover #inlettura #cosebelle #nneditore #racconto #bookbreakfast #bookforbreakfast #breakfastbook #criticaletteraria
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