venerdì 8 giugno 2018

"La bellezza del segno": ode alla scrittura a mano

La bellezza del segno - Elogio della scrittura a mano
di Francesca Biasetton
Laterza (collana i Robinson/Letture), 2018

pp. 128

€ 14 (cartaceo)
€ 8,99 (e-book)

Quando scriviamo a mano organizziamo uno spazio, lo spazio del foglio, e acquisiamo una memoria visiva relativa a questa area, definita dalle sue dimensioni, dai margini, da alto e basso, fronte e verso. Ci orientiamo su questa superficie, giriamo le pagine. Cancelliamo, tirando una riga sopra a ciò che non ci piace; sottolineiamo, tirando una riga sotto a quanto riteniamo importante; evidenziamo con i colori; colleghiamo con le frecce; scarabocchiamo: i nostri fogli raccontano il girovagare dei nostri pensieri (p. 11).
Nell'era del digitale, della tecnologia e della velocità potremmo interrogarci sulla necessità di un libro dal titolo La bellezza del segno - Elogio della scrittura a mano (Laterza, 2018), scritto dalla calligrafa ed illustratrice Francesca Biasetton; sembrerebbe quasi un voler tornare indietro, un avvoltolarsi sul passato per non cedere al richiamo delle sirene del progresso.
In realtà la tesi sposata dalla Biasetton si fonda su un miglioramento delle capacità di riflessione dell'essere umano che soltanto la scrittura a mano riesce a dare: il "perder tempo" a scrivere, cancellare e riscrivere a mano consentirebbe (al contrario di quanto si è portati a credere) di riuscire a gestire meglio le proprie risorse, di pensare meglio anche la forma e la sostanza del contenuto che stiamo delineando:
Le ricerche nel campo delle neuroscienze ci dicono che a causa dei continui stimoli a cui è sottoposto il nostro cervello - adattato a lavorare in un nuovo sistema di finestre, link, notifiche -  si riscontra un calo di attenzione, una difficoltà a mantenere la concentrazione, tanto nei giovani quanto negli adulti. Con la lettura, come con la scrittura, il tempo rallenta, diventa nostro, ci distacca dall'assillante urgenza quotidiana, ci consente di stare con noi stessi; e tanto più questo è vero se si scrive a mano: un piccolo impegno a dare concretezza e ordine (p. 24).
Molta importanza viene attribuita alla scrittura a mano che deve essere praticata fin da bambini, per educare e allenare la mano e la testa dei futuri scrittori: quanti hanno adoperato Roselline da piccoli ricorderanno come questo "album per muovere i primi passi nel mondo del disegno" sia riuscito a domare le "intemperanze grafiche" della nostra mano.

Grande tenerezza suscita nel lettore una specie di "ode" alle antiche lavagne di ardesia, oggi sostituite da quelle più fredde e impersonali ove i pennarelli scorrono veloci, e sulle quali non è più possibile sentire il suono che faceva il gessetto a contatto con la pietra di Lavagna: persino
la punizione "in castigo dietro la lavagna" è caduta in disuso...come tutte le punizioni.
La bellezza del segno - Elogio della scrittura a mano è un libro che si legge velocemente, intriso di citazioni sul piacere della gestualità, di ricordi che i lettori della mia generazione (forse l'ultima che ricorda degli oggetti del passato ormai caduti in disuso, ma che si è ambientata benissimo col digitale e con la tecnologia) apprezzeranno e ricorderanno con una punta di nostalgia.

Il valore del pensiero lento e della scrittura a mano ne uscirà rafforzato, ed a tal fine la frase che chiude in libro, tratta da Solitudine digitale di Manfred Spitzer, ben rappresenta l'importanza del non ripudiare quanto di buono il passato ci ha lasciato in eredità, nella speranza che le nuove generazioni, protagoniste di un progresso inarrestabile, riescano a coniugarlo con intelligenza nel corso del loro progredire:
Non è questione di ostilità nei confronti della tecnologia, ma di effetti collaterali, come nella farmacologia classica.
Ilaria Pocaforza