venerdì 23 marzo 2018

"Lo stregato e il patto con il fantasma", affascinante favola proveniente dai "Christmas Books" di Dickens

Lo stregato e il patto col fantasma
di Charles Dickens
Elliot editore, novembre 2017

Traduzione di Maria Luisa Fehr

pp. 118
€13.50



Charles Dickens fu senza dubbio tra i più importanti autori dell'epoca vittoriana, capace di denunciare le contraddizioni del periodo, il volto rapace di una borghesia in crescita che andava arricchendosi e dissolvendo i propri valori in un ipertrofico individualismo. Narratore prolifico e la cui vita constò di episodi che a buon diritto avrebbero potuto figurare in uno dei suoi libri, uno degli scritti che ne consacrò l'imperitura fama al di fuori del mondo britannico – anche grazie ai numerosi adattamenti cinematografici che vi si ispirarono più o meno fedelmente nel corso del Novecento – fu A Christmas Carol (Canto di Natale), probabilmente una delle sue opere più note anche in Italia. Ma il racconto è solo il primo della serie dei Christmas Book, romanzi brevi di ambientazione natalizia e di intento moraleggiante usciti tra il 1843 e il 1848, durante quegli “Hungry Forties” che resero ancora più difficili le già precarie condizioni delle classi meno abbienti d'Inghilterra. Ne fa parte anche The Haunted Man and the Ghost's Bargain, A Fancy for Christmas-Time, datato 1848, anno che dovette destare nei benpensanti vittoriani, a causa delle grandi agitazioni che sconvolgevano l'Europa, ben più di qualche preoccupazione.

Recentemente dato alle stampe in traduzione, col titolo Lo stregato e il patto col fantasma, per iniziativa dell'editore Elliot, ne è protagonista il chimico Redlaw, professore e scienziato dall'animo pio, tormentato da un passato doloroso e a cui un fantasma – suo evanescente e crudele doppio – concede un dono perverso: quello di poter dimenticare le pene che da anni lo accompagnano, ovvero quelle assenze, quegli inverni della vita che pesano sull'animo di ognuno e che acuiscono il loro doloroso effetto proprio nel periodo delle festività. Il dono invocato tradisce presto il proprio carattere di maledizione: insieme alla memoria dei torti inflitti dalla vita svanisce anche l'affettuoso e consolante ricordo di coloro che non sono più ma che, con il loro amore, hanno reso Redlaw un uomo retto e di buon cuore. Cosa resterà di lui senza tali benefiche rimembranze?
Inoltre, il dono ha la peculiarità di essere "contagioso" e di propagarsi, anche al di là della volontà di colui che ne è il veicolo, a coloro con cui il chimico entra in contatto. L'unico misterioso personaggio che appare esserne immune è il "selvatico" ragazzino dallo sguardo precocemente indurito, uno dei simboli utilizzati da Dickens per aprire gli occhi dei lettori su quelle realtà di infanzia negata che riempivano i vicoli oscuri e sudici della Londra ottocentesca e che detengono un posto di rilevo nella sua letteratura.
E la capitale del regno britannico, colta nel momento in cui si appresta a festeggiare il Natale, è descritta a tinte fosche, mostra il proprio volto livido e spettrale, sembra riflettere e amplificare l'angosciosa atmosfera che si respira nella dimora del protagonista: se è vero che in essa può trovare, seppure tra tante difficoltà, diritto all'esistenza l'allegra e più che vivace truppa di bambini dei coniugi Tetterby, la metropoli è anche patria di tutte quelle creature derelitte che, oltre a non conoscere il conforto di una casa e di un pasto caldo, sono a digiuno delle più elementari forme d'amore.

Al di là dell'importanza del tema del doppio, che tanta fortuna avrà nella letteratura ottocentesca, e dell'avvincente ambientazione da ghost tale, questo breve romanzo resta di grande interesse per il quesito – sempre attuale – che ci lascia in eredità quando ci congediamo dalle sue pagine: quanto di ciò che c'è di meglio in noi è il risultato dei momenti più duri della nostra esistenza, della nostra capacità di superarli aprendo nuovamente le braccia alla vita? E ancora: in che misura influisce sul nostro modo di star bene con noi stessi e con gli altri la capacità di perdonare chi ci ha fatto del male e di lasciar andare per sempre, seppure continuando a mantenerne vivo il ricordo nei nostri cuori, coloro che abbiamo perso?

Lode dunque all'editore, a cui va il merito (seppure con qualche passaggio un po' farraginoso a livello sintattico, che purtroppo ne appesantisce la traduzione, e alcuni refusi sfuggiti in fase di editing) di aver restituito un pezzetto dell'universo dickensiano al pubblico italiano con un prodotto che, nella definizione dell'aspetto grafico, appare indirizzato al pubblico dei più giovani.

Nike Gagliardi