sabato 10 febbraio 2018

#CritiCOMICS - Intervista a Roberta Zeta

Roberta Zeta disegna «da sempre», lavora come illustratrice dal 2007 e attualmente collabora in qualità di content editor per Picame, web magazine di riferimento per le arti visive e la creatività in senso lato. Ha pubblicato libri per bambini e ragazzi con Edizioni EL e Kite Edizioni, con le case editrici francesi Pocket e Pocket Jeunesse, e tra i suoi clienti ci sono Mondadori, Harper Collins e Saatchi & Saatchi. La nostra redattrice Cecilia Mariani – che ha letto e recensito per noi il suo Audrey, biografia illustrata di Audrey Hepburn pubblicata da Hop! Edizioni nel 2017 all’interno della collana “Per Aspera Ad Astra. La forza delle donne” – le ha fatto sei domande per conoscerla e farla conoscere un po’ meglio a voi lettori e lettrici del nostro sito: ci ha raccontato di sé, del suo rapporto con la moda, la letteratura e il cinema, e ci ha dato anche qualche indizio sui suoi progetti editoriali futuri.

Iniziamo con un esercizio di immedesimazione: ti va di presentarti ai lettori e alle lettrici di Critica Letteraria calandoti nelle eroine interpretate da Audrey Hepburn sul grande schermo? Non so: quanto c’è in te, come donna e come illustratrice, di personaggi come  Sabrina, la Principessa Anna o Holly Golightly?

Sia come donna che come illustratrice mi riconosco un po’ nella Sabrina che sbircia la festa elegante, cade dall’albero e va in garage per inscenare un improbabile suicidio. Mi rivedo molto meno, invece, nella donna perfetta ed ultra chic al ritorno da Parigi. Anche Holly Golightly, scapestrata party-girl dall’animo malinconico, ha qualcosa di mio, con quello scombinato modo di inseguire i sogni. Non condividiamo invece la passione per i gioielli di Tiffany, né per l’alcol e i vecchi milionari…

Occuparsi di un’attrice-icona come Audrey Hepburn, la cui immagine divistica è soggetta quant’altre mai alle logiche del merchandising, portava con sé il rischio di rifarsi agli stereotipi più ovvi. Ci sveli il tuo antidoto alla logica del cliché?

È bastato seguire il testo di Lorenza Tonani, in cui Audrey è raccontata con grande sensibilità, dall’infanzia all’età adulta, attraverso le numerose difficoltà che ha dovuto affrontare, e non solo attraverso l’indiscutibile eleganza. Anche i ruoli più famosi sono descritti da una prospettiva diversa, dietro le quinte, con le sfide, le critiche, la fatica che i film comportavano, e questa visone restituisce la figura di un’attrice splendida, fragile e forte, sensibile e determinata: una donna vera.

Roberta Zeta_Colazione da Tiffany_illustrazione per Audrey

Alcuni tuoi lavori, lo scorso anno, sono stati esposti alla Triennale di Milano nella mostra “Il nuovo vocabolario della moda italiana”, a cura di Vittorio Linfante e Paola Bertola. Ci parli del tuo rapporto con il fashion design?

La moda è stata la prima grande passione, trasmessa da mia madre, sarta, durante l’infanzia, ed è rimasta la costante influenza della mia vita. Abiti, stoffe, illustrazioni, make-up: credo di aver sviluppato inconsciamente uno stile che vi si adatta, dopo aver assorbito tutto l’immaginario che ruota attorno al corpo femminile. Venire scelta per apparire alla Triennale è stata una delle più grandi soddisfazioni che questo lavoro mi abbia dato.

Hai la possibilità di illustrare la biografia di un’altra attrice, sempre per la collana Per Aspera Ad Astra: chi scegli e perché?

Scelgo la Carrie Bradshaw interpretata da Sarah Jessica Parker, perché è un personaggio complesso e sfaccettato, che persegue la propria vita rispettandosi, con sicurezze e fragilità che si alternano, talvolta anche senza logica, e questo la rende vera ed ideale al tempo stesso. In più, ha un guardaroba fantastico.

Che tipo di lettrice e spettatrice sei? Quali libri e film riescono a ispirarti nel tuo lavoro?

Ho sempre cercato di leggere e conoscere quanto più possibile, in termini di letteratura e cinema, così ho passato in rassegna tutti i classici che mi sono capitati fra le mani, anche se molti ancora mi mancano. Oggi ho molto meno tempo di una volta, e anche se l’imperativo di vedere tutto rimane, evito l’horror, e ciò che è crudo, in generale. Vorrei capire ancora la realtà che ci circonda, ma questo mi riesce meglio se il tema trattato viene filtrato attraverso l’ironia piuttosto che con la violenza.

Roberta Zeta__Colette, Broadway e Hollywood_illustrazione per Audrey

Progetti in corso e per il futuro? La domanda è ovviamente interessata, nell’attesa di recensire di nuovo un tuo lavoro!

Ho un nuovo libro per Hop! e l'indizio ve lo abbiamo dato giusto qualche riga sopra… :-)

Ringraziamo Roberta per questa intervista, e se le sue risposte vi hanno incuriosito e volete saperne di più su di lei e il suo lavoro vi suggeriamo di visitare il suo sito!

Cecilia Mariani