martedì 31 gennaio 2012

La teoria dell'1% di Frédéric Fajardie

La teoria dell'1%
Frédéric H. Fajardie
Aìsara, Cagliari 2011


Normandia, agosto 1944. Nella Francia collaborazionista del governo di Vichy, un giovane soldato tedesco viene turpemente ucciso e mutilato dalla popolazione del piccolo villaggio rurale di Pourceauville. Il pesante sipario della storia sta per calare sugli orrori della seconda guerra mondiale. Dopo lo sbarco delle truppe americane in Normandia, nel giorno più lungo della storia d'Europa, i tedeschi sono costretti a ritirarsi dai territori francesi.
Normandia, settembre 1979. Un uomo avvolto in un lugubre mantello nero, percorre a grandi passi le campagne di Pourceauville. Un velo deforma i tratti del suo volto come per effetto di una deturpante malattia della pelle. Sotto il mantello e il cappello nero a larghe falde che gli copre quasi tutto il viso, l'uomo indossa un'uniforme della Wermacht. Accompagnato dal tintinnio metallico di una campanella attaccata al petto e dal tonfo sordo dei suoi stivali da soldato, unici rumori della placida campagna normanna immersa nella notte, l’uomo misterioso porta con sé un’inappellabile sentenza di vendetta e morte. Una sentenza dolorosa, scritta nei minimi dettagli, in cui ogni particolare è calibrato al millimetro. Un verdetto con un solo vincitore, che non ammette errori e si consuma, lentamente, sul palcoscenico della notte.
"Gli piaceva agire di notte. Perché gli piaceva la notte, certo, ma anche per via della calma, della vita che brulicava, invisibile, tra i boschi e le foreste…
Quelle lotte mortali tra insetti, quei duelli dall’esito scontato tra rapaci e piccoli roditori.
Ripugnante e ingiusto.[…]
E infatti quella tela di fondo frusciante, intuita, sotterranea e conflittuale, agiva da costante richiamo.”
La sete di giustizia e vendetta
alimentata giorno dopo giorno per venticinque lunghi anni, muove il braccio e la mente dell’Uomo nero, il misterioso assassino dagli occhi di ghiaccio che, pur avendo calcolato e preparato ogni omicidio, pensando con lucida crudeltà alla pena da infliggere ad ognuno dei suoi condannati a morte, deve fare i conti con la probabilità dell’imprevisto:
“La chiamava la teoria dell’1%. Quell’1% che può mandare tutto all’aria.”
Una probabilità che ha il volto e il nome del commissario Tonio Padovani. Sopravvissuto ai colpi letali degli assassini di sbirri (titolo di un altro romanzo noir di Fajardie che vede come protagonista il giovane poliziotto), il commissario Padovani si ritrova a trentadue anni con "il braccio sinistro semi-paralizzato, la gamba destra più corta di due centimetri, decine di cicatrici e ovunque schegge di vetro e acciaio, [...], che riaffioravano sotto forma di cisti"
Stabilitosi nella campagna di Pourceauville, insieme a sua moglie Francine e al cane Tip-Toe, dopo un’indagine che ha decimato la sua squadra di agenti a Parigi, Padovani si ritrova coinvolto in un’indagine serrata, all’ultimo sangue, tra corpi orrendamente mutilati e bottiglie ambrate di Calvados. A bordo del colossale Dodge color kaki, affiancato da un’ improbabile squadra di agenti formata dall’ispettore Primerose, l’agente di origini africane Mamadou e il giovane aspirante commissario Fournier, denominato Hautes-Études, Padovani cercherà di svelare l’identità dell’uomo nero che, nelle vesti di un fantasma tornato dal passato, conduce la sua macabra mattanza tra i contadini della campagna normanna.


Frédéric H. Fajardie, scrittore e sceneggiatore, nato a Parigi nel 1947 e ivi scomparso nel 2008, è considerato uno dei principali esponenti del néo-polar, ovvero il romanzo poliziesco di denuncia sociale, nato in Francia negli anni Settanta. Di modesta estrazione sociale, costretto ad abbandonare gli studi ancora prima di poter terminare il liceo, Fajardie aderisce agli ambienti della Gauche prolétarienne (sinistra proletaria). Gli avvenimenti del maggio del 1968, primavera dei movimenti sociali e studenteschi in Europa, lo vedono in prima linea nelle lotte sociali al fianco degli operai della periferia parigina. Fajardie realizza, in tal modo, la volontà di non essere soltanto un cronista dei movimenti che in quegli anni animano le strade e le piazze francesi dilagando, ben presto, in tutta Europa, ma di interpretare concretamente il ruolo dell’intellettuale engagé, impegnato nelle rivendicazioni delle classi più deboli.


La teoria dell'1%, scritto nel 1981, rappresenta un esempio tangibile del genere néo-polar, riportando all’attenzione del lettore le pagine più controverse e i retroscena più drammatici di un periodo storico convulso della storia della Francia. Il governo di Vichy del generale Pétain, che guidò la Francia per quattro anni (dal 1940 all’agosto del 1944), proclamò la sua alleanza con la Germania nazista del Terzo Reich e, al grido delle parole “Travail, Famille, Patrie” (Lavoro, Famiglia, Patria) che campeggiavano altisonanti sul suo stemma a sancire la sacralità di tali valori, la Francia conobbe l’orrore di un regime fascista e antisemita. Il protagonista del romanzo, Tonio Padovani, a cui è dedicata una serie di sei libri, rappresenta l’alter ego dello stesso Fajardie: dichiaratamente antifascista, il commissario di origini italiane è la trasposizione letteraria del suo creatore, il suo tentativo di esplorare dall’interno quella società che è l’artefice della “barbarie quotidiana, frutto di una lunga disgregazione, aiutata e incoraggiata da una società di merda che non vuole saperne di crepare”. Spietato, ironico, astuto, infallibile e, allo stesso tempo, assolutamente fuori dagli schemi, Padovani rappresenta, se vogliamo, una sorta di anti-eroe: il fisico provato dalle lotte contro la criminalità delle banlieue parigine, la sua squadra di agenti ubriachi e attaccabrighe, un enorme fuoristrada come mezzo di trasporto. Ma, soprattutto, Padovani è l’occhio attraverso il quale Fajardie rivolge uno sguardo cinico, malinconico e pessimista verso una società che è la chiara dimostrazione di come "tutto ciò che è ignobile resta sempre tale, non cambia mai" e che porta nel suo grembo il seme fecondo della violenza e del razzismo. Uno stile asciutto, lapidario, secco, che si serve di frasi brevi e taglienti per una narrazione dal realismo quasi spregiudicato.

Vittoria D. Raimondi