giovedì 19 gennaio 2012

Maurizio Dianese, Gianfranco Bettin, La strage

La strage: Piazza Fontana. Verità e memoria
di Maurizio Dianese e Gianfranco Bettin
Feltrinelli, Milano 1999

€ 6,71
pp. 224

Questo libro ricorda la prima vera grande strage del dopoguerra italiano, quella della Banca dell'Agricoltura di piazza Fontana a Milano, una strage che inaugura un decennio di terrore nella vita italiana.
Per questa strage non c'è mai stata una sentenza di condanna definitiva, di fronte perciò al dolore dei familiari come viene riportato nel libro "é inutile fare pianti o scene isteriche è utile piuttosto fare dell'altro", questo affermava la vedova Spinelli in un'intervista a Giampaolo Pansa, ovvero occorre "la ricerca della verità".

Il giornalista veneziano Dianese e lo scrittore Bettin, partendo dall'inchiesta del giudice Salvini, cercano attraverso una documentata ricostruzione di tracciare un'ipotesi di responsabilità dell'attentato da parte di gruppi neofascisti veneti di quel tempo.
Il racconto che inizia come un romanzo nella "Tokio fine degli anni novanta" con il ritratto di uno che "in tanti indicano come un protagonista centrale della stagione delle bombe" si snoda attraverso la storia italiana di quel tempo, in particolare di quella politica italiana.
Questo perché in base agli ultimi accertamenti, sembra che "un gruppo di picchiatori neri della provincia veneta" abbia agito con la complicità di "livelli occulti degli apparati di stato" , cercando di depistare, come viene descritto all'inizio del racconto dettagliatamente, le indagini dall'iniziale ipotesi di una responsabilità da parte di elementi di estrema destra verso gli ambienti anarchici.
Il filo delle inchieste apre quindi uno scenario ampio che si sviluppa "lungo la storia italiana di questo dopoguerra, che è una storia in parte ancora sommersa, buia, non rivelata perché forse non rivelabile".
Uno scenario talmente ampio che si inserisce nel contesto internazionale di quel tempo di "una guerra chiamata fredda ma in effetti, su certi fronti, rovente e combattuta come qualsiasi altra, senza esclusioni di colpi".
Una storia di sangue di tante vittime innocenti alcune note, come il suicidio dell'anarchico Pinelli ed in seguito all'assassinio del comissario Calabresi accusato di essere responsabile della morte del primo.
Ma anche altre storie che gli autori hanno voluto raccontare dedicando il libro "alla memoria di Pasquale Juliano, commissario di polizia, e di Alberto Muraro, portinaio, ex carabiniere, e a Guido Lorenzon, insegnante. Tutti testimoni e cittadini esemplari". Raccontando la propria disavventura professionale, il comissario Juliano, le cui intuizioni iniziali sono state dichiarate solo in seguito fondate, afferma infatti che:
"solo dieci anni dopo ha ricevuto giustizia, ma quel che ho patito in quel periodo non lo auguro a nessuno".
Un libro che va letto soprattutto dalle nuove generazioni che non hanno vissuto quel periodo perché la strage di piazza Fontana che è stata soprannominata la "strage" per antonomasia è una ferita ancora aperta della storia italiana degli ultimi cinquantanni, per la quale da troppo tempo i familiari delle vittime aspettano che sia fatta giustizia.
Oltre all'interessante trasmissione di Lucarelli che racconta l'accaduto con tutti i suoi risvolti, facendoci vivere la vicenda anche attraverso la storia delle vittime, questo libro è un contributo alla memoria di questo doloroso fatto di sangue.

Lucia Salvati