lunedì 15 gennaio 2007

Sguardo sul Medioevo eretico


"Eretici ed eresie medievali"
di Grado Giovanni Merlo
Il Mulino, 1989 Bologna

pag. 148
€ 10,50


Scegliere di percorrere la via delle eresie in un periodo tanto contrastato quanto il Medioevo è, certamente, una difficile battaglia. Innanzitutto contro le fonti, spesso contrastive, perché alcune troppo romanzate, altre corrotte dal tempo, altre corrotte invece da una volontà di demonizzare figure carismatiche, considerate motivo di dannazione collettiva.
Il rischio di cadere nel semplicistico o nell'arido è, ovviamente, particolarmente alto, se non ci fosse la garanzia di Grado Giovanni Merlo, esimio insegnante di Storia della chiesa medievale e dei movimenti ereticali presso la Statale di Milano. Diciamo, quindi, (concedetemi l'espressione sportiva che ben si adatta), che giochiamo in casa.

E per fortuna, dal momento che l'opera avrebbe potuto essere colossale, ma l'autore ha deciso di farne poco più di un libretto: si tratta di centocinquanta pagine. Riduttivo, potreste obiettare. Certamente non lo si può ritenere "completo", né particolarmente complesso, ma desidero discolparlo dai possibili pregiudizi, definendolo un trampolino di lancio (altra espressione sportiva, non riesco a risparmiarle), da cui partire per uno studio più approfondito.

O, se volete, possiamo utilizzare il mondo gastronomico per vedervi un buon assaggio di tanti sapori tipici che, nel Medioevo, hanno condizionato la vita di piccoli borghi, città e regioni, allargandosi verso quei fenomeni tanto pericolori per la Chiesa ufficiale, da destare preoccupazione e talvolta vere e proprie campagne punitive, fino ad arrivare alla fantomatica Crociata contro gli albigesi che tutti quanti abbiamo studiato.

Purtroppo, l'agilità del saggio non ha permesso di andare molto oltre il semplice sguardo d'insieme: non ci sono quegli aneddoti locali, eventi tramandati che, anche se forse contaminati dalla leggenda, avrei gradito leggere, per interesse all'ambiente sociale e ai responsi delle singole comunità.

Consiglio, tuttavia, la lettura dell'opera innanzitutto per un ripasso storico e, in modo periferico, per chi desidera avvicinarsi al "Nome della rosa" di Eco: per una fatalità mi sono trovata a leggerli contemporaneamente e l'opera di Merlo, senza volerne - l'autore mi perdoni - ridurre la pregnanza, s'è offerta come una splendida guida esplicativa.

Gloria M. Ghioni