sabato 17 giugno 2017

Ayelet Gundar-Goshen, "Una notte soltanto, Markovitch"


Una notte soltanto, Markovitch
(Layah echal, Markovitch, 2012)
di Ayelet Gundar-Goshen

Traduzione di Raffaella Scardi e Ofra Bannet
Casa Editrice Giuntina, 2015

pp. 326
€ 16,50 cartaceo
€ 8,99 e-book


Yaakov Markovitch è un ometto grigio, insignificante, né bello né brutto, quasi trasparente nella sua mancanza di personalità; il suo amico Zeef Feinberg è invece l'esatto opposto: esuberante, incontenibile, carismatico e, naturalmente, "sciupafemmine" come nessun altro.
Le vicende di questi due "gemelli diversi" si intersecano continuamente  e si collegano a quelle degli altri personaggi che popolano Una notte soltanto, Markovitch, il sorprendente romanzo d'esordio di Ayelet Gundar-Goshen. 

La storia ci trasporta in Israele alla fine degli anni Quaranta, nel periodo che immediatamente precede la fondazione strutturale dello Stato, quando avvenne quella sorta di "secondo Esodo" di centinaia di migliaia di Ebrei dalle macerie di un'Europa che, in modo più o meno palese, li aveva sempre disprezzati e discriminati fino al punto di permetterne lo sterminio scientificamente pianificato. In mezzo a costoro si trova la splendida Bella Seigerman, che sposerà Yaakov Markovitch per avere diritto all'ingresso in quella terra ancora sotto il controllo britannico. Un matrimonio combinato destinato a un altrettanto combinato divorzio una volta che la ragazza giungerà in Eretz Yisrael, secondo la strategia predisposta dall'Irgun al fine di permettere l'afflusso di giovani donne nel territorio.

Tutto procede secondo i piani finché Yaakov, profondamente innamorato della ragazza - Bella di nome e di fatto - le negherà il divorzio. Da qui si snoda il percorso narrativo che ci permette di assistere al prosieguo delle vite dei tanti personaggi, intrecciate in misura sempre maggiore, tra innamoramenti, tradimenti, guerre contro gli Arabi, attese infinite, profumi di arance e di pesca.

Romanzo sorprendente, si è detto, per la capacità della Gundar-Goshen nel delineare personaggi complessi e imprevedibili e nel costruire una storia dalla struttura solida e presentata secondo prospettive molteplici. L’aspetto che però maggiormente affascina, in questo Una notte soltanto, Markovitch, è il tono leggero e surreale, immaginifico e sottilmente ironico, con cui la storia è narrata: un tono addirittura fiabesco, che permette alla scrittrice di affrontare temi drammatici e di descrivere l'orrore proprio come nelle fiabe viene rappresentato; questo particolare crea una forma di straniamento che, ben lungi dall’infastidire, affascina e lega a sé il lettore fino all’ultima pagina, indissolubilmente.
E come in ogni fiaba che si rispetti, anche in Una notte soltanto è presente un mostro: mai in primo piano ma sempre incombente, in forma di memoria che non concede tregua o di brutalità frutto di un’eredità tossica, l’ombra della Shoah oscura le vite di tutti gli attori di questa vicenda, nessuno dei quali è immune dai segni e dalle cicatrici lasciate, seppure in forme e modi differenti, dal Male assoluto.

Ayelet Gundar-Goshen, scrittrice e psicologa, è nata in Israele nel 1982. Oltre a Una notte soltanto, Markovitch, con cui ha vinto nel suo Paese il premio Sapir per la migliore opera prima, ha al suo attivo un altro romanzo, Svegliare i leoni, anch'esso pubblicato in Italia dalla Casa Editrice Giuntina.

Stefano Crivelli

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