venerdì 1 aprile 2016

Scrittori in ascolto: Sara Rattaro e il suo ultimo romanzo

Foto di ©ElenaSizana

Splendi come puoi: è un imperativo. Fallo, splendi, anche quando tutto sembra tremendo e impossibile. Un titolo bellissimo, che Sara Rattaro aveva in mente già da un po', parafrasando le parole di Pasolini: Ti insegnano a non splendere. E tu splendi, invece.

Splendi come puoi è uscito ieri per Garzanti (leggi qui la recensione). Proprio oggi abbiamo incontrato l'autrice genovese a Milano, in quella che sembrava più essere una merenda tra amiche in compagnia una trentina di donne di ogni età attorno a un bel tavolo di legno imbandito di focaccia di Recco. Sara si è mostrata da subito in confidenza e quasi non riusciva a smettere di parlare del suo nuovo romanzo, ma soprattutto della sua nuova protagonista, Emma, alla quale è molto affezionata. Anche nella realtà, perchè la storia di Emma è una storia vera, e il romanzo si situa molto vicino alla testimonianza.

Sara racconta la genesi del suo romanzo. Nel 2013 è in giro per l'Italia a promuovere “Non volare via” e una signora le si avvicina dicendole che ha una storia da raccontare: la sua. “Sono stata sequestrata da mio marito per sei anni”. È un macigno, ma bisogna tornare indietro agli anni 90. Anni dei quali il libro fornisce un sincero spaccato.

Emma, così si chiama la protagonista, è giovane, intelligente, bella, creativa, all'avanguardia. Si è innamorata, ma di un uomo che non poteva immaginare tale. Marco, che l'ha conquistata con il suo fascino, nasconde infatti un lato tetro, che tenderà a peggiorare sempre più. Marco è un uomo solo, cresciuto in una famiglia anaffettiva, dove conta solo l'apparenza e l'onore. Marco è un uomo malato, ma la diagnosi arriva troppo tardi. Arriva quando Emma ha dovuto sopportare anni di violenza, botte, abusi. Anni in cui le è stato negato tutto: il lavoro, le amicizie, la famiglia. Persino guardare fuori dalla finestra. È stata accondiscendente, ha cercato di tamponare una situazione sempre più tremenda, di sopportare. Fino a quando non ha più retto. Ed è tornata a vivere, a splendere, con un'estrema dose di coraggio, scaturita chissà da dove. Ha deciso di dir basta al dolore, facendo ricoverare suo marito, per salvarsi la vita, la sua e quella di loro figlia Martina, nata in mezzo a tutto ciò. La piccola Martina è stata sin dal momento della sua nascita l'unica ragione per cui valesse la pena continuare ad andare avanti e voltare pagina in una vita che non poteva nemmeno essere più definita tale. Anno dopo anno Emma torna a respirare, a camminare con le sue gambe, non senza difficoltà, ma con una tenacia e una forza che solo chi ha toccato davvero il fondo può lasciare emergere.

Un romanzo “pesante”, perchè lascia un peso da qualche parte nello stomaco di chi lo legge: il peso di una storia che sembra assurda, ma che invece è vera. Tragica, ma con un finale di speranza, un messaggio di fiducia nella vita e nell'amore. Una storia fortissima, che tocca un tema delicato: affrontare la violenza per un'autrice donna, dice Sara Rattaro, è doveroso.
Sara Rattaro con Elena Sizana
Per l'autrice scrivere questa storia è stata come un'esigenza, scaturita da un incontro, da una richiesta da parte della protagonista. Per una settimana sono state insieme, lei e la donna che diventerà Emma, hanno vissuto insieme condividendo i momenti di quella vicenda. Emma aveva un diario, che consegna all'autrice e che diventa il punto di partenza per scrivere Splendi più che puoi.

Sara Rattaro dice di aver aspettato un po' di tempo prima di mettersi a scrivere, ha lasciato sedimentare quella storia così densa, ma al momento giusto la storia è scaturita lì di fronte a lei, pronta per essere stesa e nel giro di un mese il libro era pronto. La storia è stata più forte di lei. Il suo obiettivo era uno: raccontare senza giudicare. In un'Italia che spesso purtroppo fa fatica a parlare di violenza sulle donne senza pregiudizi, la Rattaro ha voluto semplicemente raccontare una storia vera, di violenza e dolore ma anche di speranza, soprattutto, speranza di un cambiamento.

Educhiamo i figli maschi ad avere paura delle proprie debolezze e le figlie femmine a occuparsi di quelle debolezze. Bisogna uscire da questo circolo vizioso e superare un problema che è anche culturale. Questo libro, la storia di Emma, può essere un primo passo. Proviamo a farlo leggere ai nostri compagni, mariti, figli.

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