mercoledì 4 novembre 2015

#FFF2015. "La garçonniere": Hélène Grèmillon tra tango e gelosia

Hélène Grèmillon, giovane autrice francese, ha un’anima da pubblicitaria e una professione legata alla pellicola, coltivando con la medesima bravura la scrittura e il linguaggio cinematografico. Per il Festival della Narrativa Francese, giunto alla sua sesta edizione e organizzato dall’Ambasciata di Francia in Italia e dall’Institut Français Italia, è stata impegnata negli incontri di Verona, Milano e Torino, città in cui, ospite del Circolo dei Lettori, l’abbiamo incontrata.
La garçonnière, edito in Italia da Mondadori, è il suo secondo romanzo. Il clima dell’incontro è disteso, colloquiale e spontaneo, come l’autrice, che non ha timore di ammettere che i suoi personaggi le somigliano tutti, frutto della sua curiosità per le cose, amano la Storia e il contesto in cui vivono, se ne permeano, se ne fanno scudo, si rifugiano dietro le paure e le angosce, e diventano reali. Ad accompagnarla, in questo incontro promosso, tra gli altri, dall’Alliance Française di Torino, la giornalista Franca Cassine e lo scrittore Claudio Morandini.

In questo romanzo, la trama è quella di un giallo, ma la scrittrice confessa subito che la sua specialità “sono i sentimenti”, e per questa ragione il genere indaga più sugli effetti di più una storia d’amore, che sulle cause di un delitto; e soprattutto si sofferma su un tema, la gelosia. 



La bella moglie di uno psicanalista, Lisandra, viene ritrovata morta, dopo un volo dal suo appartamento. Il primo sospetto ricadrà sul marito Vittorio, ma in suo aiuto arriverà una paziente, Eva Maria, che cercherà di trovare elementi per scagionarlo, indagando nella vita lavorativa dell’uomo, attraverso la sua abitudine di registrare di nascosto le sedute dei pazienti, e in particolare l’ultima; la risposta si trova quindi in quelle sedute e nel corollario di personaggi che hanno frequentato il suo studio. Su tutta la vicenda, incombe, quasi come “un terzo personaggio”, l’Argentina, i suoi crimini, legati alla Giunta Militare, la sorte dei desaparecidos e il tango. L’elemento centrale della storia è rappresentato quindi dalla coppia e attorno alla dinamica di questa dualità si snoda la vicenda. 
Il romanzo è una storia vera? A questa domanda provocatoria, posta dalla Cassine, la Grémillon risponde: 
Per comprendere il romanzo bisogna leggere le sue quattro righe iniziali, che recitano Questo romanzo è ispirato a una storia vera. La vicenda si svolge in Argentina, a Buenos Aires. Siamo nell’agosto del 1987, in inverno. Le stagioni non sono ovunque uguali. Gli essere umani sì, e in questa frase, nata quasi per caso, c’è la soluzione. Il romanzo si ispira ad un contesto reale ma la trama è inventata, per questo avevo un certo imbarazzo nei confrotni di questa frase, fugato dalle rassicurazioni della mia editrice che mi ha detto di lasciare questa frase, perché la finzione inizia quando decidi tu. 
Poco dopo chiarirà il concetto della verità nel romanzo, visto l’approfondimento del periodo storico attraverso interviste ai vari sopravvissuti alle torture del periodo, e in particolare chiarendo che il personaggio di Miguel, è realmente esistito, e il racconto di quelle torture è la sintesi di quelle ascoltate dalla sua voce in due diverse interviste.
Il tema vero resta comunque la gelosia e già dall’inizio la vicenda doveva svolgersi all’interno di uno studio di psicoanalisi. 
Leggendo, ho scoperto che a Buenos Aires c’è uno psicanalista per ogni 50 abitanti, e a Verona una persona mi ha raccontato che c’è un quartiere con talmente tanti studi da chiamarsi quartiere Freud. Ho iniziato a interessarmi alla storia dell’Argentina e alla Giunta militare che per 8 anni ha perpetrato crimini terribili, come quello delle persone che venivano fatte scomparire lanciandoli ancora vivi nell’oceano dagli aerei, i cosiddetti desaparecidos. Nella storia politica del Paese succede che la Giunta improvvisamene si decide e con la legge del "punto finale" si decide che non si parlerà più di questi massacri e che nessuno debba essere giudicato per questi massacri e il giorno dopo i boia vivono con le loro vittime, come nulla fosse. Ecco, sono partita da qui.
Eva Maria, una delle protagoniste, ha una figlia desaparacida, e vengono citate le Madri di Plaza de Mayo, quindi la Storia irrompe nel romanzo più volte. Claudio Morandini, che definisce il romanzo ricco complesso e ingegnoso nell’articolazione, vuole invece entrare nel laboratorio della scrittura, chiedendo il peso che ha l’elemento musicale, in una storia in cui tutti cercano e scavano alla ricerca di una possibile risposta, tutti sospettano di tutti, guidati dal tango. Così apprendiamo che la scrittrice ama scrivere con i tappi alle orecchie e le cuffie con la musica altissima sopra, quasi pervasa da questa atmosfera di musica ovattata, ma che in alcun modo questa musica influenza il suo stile e le sue modalità di scritture, che sono già definite a priori, secondo un rigido schema in cui ogni personaggio nasce con un proprio linguaggio, un proprio mondo, una propria identità complessa. La prima stesura, quella ideativa e creativa viene trascritta a penna su un taccuino, “non potrei mai ideare sulla tastiera di un computer – confessa la Grémillon – alla parte digitale è affidata poi la stesura e le varie correzioni, ma il romanzo nasce in testa e poi viene partorito dalla penna”. Un romanzo che parla molto della sua autrice, nel modo di pensare dei personaggi ma anche nelle sue paure e nelle sue ossessioni, come la maternità: 
Ho sempre indagato nella vita delle persone e ho sempre cercato delle risposte, per cui non c’è da stupirsi che questo sia l’approccio che hanno anche i mie personaggi, sempre alla ricerca di qualcosa. La mia energia è data dalla ricerca di risposte. 
E infine, un romanzo difficile da scrivere, che non ha dato molte soddisfazioni alla sua autrice, se non nel momento in cui è riuscita a portarlo a termine. 

La scrittrice ha un suo pubblico di riferimento? L’ha pensato per qualcuno in particolare mentre lo scriveva? 
Non penso a dei lettori in particolare spero solo che leggendo i miei libri i miei lettori non si annoino però sono abbastanza fiduciosa e ottimista e penso che se un lettore capita sul mio libro e scocca l’incontro e gli piace qualcosa succede, scrivo il mio libro e lo immetto nel circuito della vita con un post scriptum: dedicato ai gelosi.
Infine una domanda la poniamo noi alla scrittrice: in Eva Maria, così sperduta tra le indagini e le ragioni di una ricerca e di una gelosia, ci sembra di scorgere più un lettore interno che non un protagonista vero e proprio, è così?
Sì in effetti è proprio così, sono d’accordo, Eva Maria ha la duplice possibilità, può guidarci nell’indagine, avendone le competenze o lasciarsi trasportare dagli eventi, così come fa il lettore che per  entrare in un testo e avventurarsi nella sua trama deve possedere una sua competenza. 
E sulle note del tango e le parole della sua autrice vi lasciamo un suggerimento di lettura e una domanda: un testo così complesso e pieno di spunti, perché si intitolerà La garçonnière? Leggere per scoprire, come sempre.

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