lunedì 10 agosto 2015

"Principianti" e la questione Carver-Lish

Principianti
di Raymond Carver
Traduzione di Riccardo Duranti

Einaudi
289 pagine

12 euro



Leggere Principianti vuol dire scoprire Carver. Si tratta infatti della versione originale della raccolta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore, pubblicata da Alfred A. Knopf nel 1981. L’edizione Einaudi include le lettere che Carver inviò all’editor Gordon Lish, questo consente di conoscere uno dei casi editoriali più affascinanti della letteratura contemporanea. 

Nel 1980 Carver presenta a Lish il suo manoscritto, una raccolta di racconti di cui l’editor tagliò molte parti senza remore; il contratto che lo scrittore aveva firmato assicurava a Lish di poter intervenire a suo piacimento, come il manoscritto conservato alla Lilly Library dimostra ancora oggi. William L. Stull e Maureen P. Carroll ne hanno studiato le pagine, una per una, per ricostruire la versione originale dei racconti nascosta in parte sotto gli interventi a penna di Gordon Lish. Il recupero filologico ha richiesto anni di lavoro e ha reso possibile ciò che Tess Callagher, compagna di Carver, aveva promesso allo scrittore: ripubblicare i racconti nella loro versione originale; per questo motivo la lettura di Principianti si rivela un’esperienza che richiede più attenzione ai particolari, l’empatia con lo scrittore può avere la meglio.

Alla fine del volume, si diceva, sono riportate le lettere in cui l’autore prega Lish di non stravolgere i suoi racconti a quel modo, avrebbe condizionato la sua attività di scrittore e, soprattutto, il suo precario equilibrio di ex alcolista. 
Gordon, i cambiamenti che hai fatto sono brillanti e, nella maggioranza dei casi, sono miglioramenti – se prendo Di cosa parliamo… (Principianti) e considero quello che ne hai fatto, quello che ne hai tirato fuori, resto stupefatto e impressionato, addirittura spiazzato dalle tue intuizioni. Però è ancora troppo vicino, quel racconto. Gran parte di questa cosa ha a che fare con la mia sobrietà e l’aver ritrovato il benessere e la salute mentale (anche se adesso mi rendo conto di quanto siano ancora fragili). Ti dico la verità, qui è in gioco il mio equilibrio mentale. 
In ogni racconto non mancano lattine di birra, bicchierini di rum, tazze di vodka e succo di mirtilli, Carver descrive il bere con lo stesso realismo con cui definisce la quotidianità dei personaggi che popolano i suoi racconti e le case in cui si svolgono quelle vicende. 
Abbiamo pianto un sacco e ci siamo frugati l’anima fino in fondo, e giù a bere; siamo stati su quasi tutta la notte. Poi, esausti, ci siamo trascinati a letto e abbiamo fatto l’amore. 
Di case carveriane scrive Paolo Cognetti nel suo A pesca nelle pozze più profonde, mentre riflette sul ruolo dello spazio in quei testi. Cita un’abitazione in particolare, facendo riferimento proprio a un racconto tratto da Principianti: “Carver invece ne accumulò un bel campionario, lui che di traslochi se ne intendeva bene. Case carveriane a cui sono affezionato: quella di Perché non ballate?, in cui un uomo lasciato dalla moglie porta in giardino i mobili e li mette in vendita (Portare fuori i mobili di casa: esibire la propria intimità. Vendere i mobili di casa: sbarazzarsi del passato)”. 

Una pagina del manoscritto con gli interventi di Gordon Lish
Se si prova a fare una lista dei luoghi in cui si svolgono i racconti della raccolta, si noterà che una piccola parte è ambientata in montagna o in riva a un lago; poi si prenderà nota di un ospedale, di una sala bingo e di un barbiere: per il resto più di metà dei racconti si svolgono in delle case. Le case di Carver sono molto americane, col giardino intorno, il vialetto, il portico e la staccionata; vi si accolgono sconosciuti che riservano sorprese; da quelle case si va via perché è finito un matrimonio, ci si torna perché i figli e l’amore sono maglie da cui è impossibile districarsi, sono fatte di stanze in cui si agitano i fantasmi di rapporti andati a monte. Anche quando i fatti si svolgono altrove, i personaggi di Carver raccontano la propria storia, vissuta tra pareti domestiche, come in L’avventura

“In definitiva è molto difficile dare una definizione di racconto”, dice Cortázar nelle Lezioni di letteratura, ma qualche pagina più in là si lascia andare a una forma di definizione e paragona la short story a una sfera, per la perfezione e perché costituisce un “ordine chiuso”; quindi paragona ancora questa forma di scrittura a una fotografia “in cui l’inquadratura ha qualcosa di fatale […], un contenuto perfettamente equilibrato, perfettamente architettato, perfettamente sufficiente, che basta a se stesso ma – e questa è la meraviglia del racconto e della fotografia – che proietta anche una specie di aura fuori da se stessa che ci lascia l’inquietudine di immaginare cosa ci sia più in là, a sinistra o a destra”. Something glimpsed, qualcosa d’intravisto – ma anche, nel senso più antico del termine, qualcosa di illuminato solo per un istante – è una definizione che a Carver piaceva molto” aggiunge Cognetti nel suo libro. 

Di fotografie si parla in Mirino, un racconto in cui un uomo senza mani bussa alla porta di uno sconosciuto per dargli una foto che ha scattato con una Polaroid; ritrae le case e chi ci abita, riuscendo in quel modo a capire chi si trova di fronte. 
Ho preso la foto che mi porgeva. Si vedeva un rettangolino di prato, il vialetto, la rimessa, gli scalini dell’ingresso, il bovindo e la finestra della cucina. Che ci facevo con la foto di questa tragedia? Ho guardato con più attenzione e ho visto la sagoma della mia testa, la mia testa, dietro la finestra della cucina, a pochi passi dal lavello.
Altra peculiarità dell’edizione Einaudi, la nota del traduttore, Riccardo Duranti.
Già traducendo Con tanta di quell'acqua a due passi da casa, l’idea di una palese superiorità della versione lunga su quella breve mi aveva fatto preferire le versioni pre-Lish. I personaggi sono più complessi, più sfaccettati, e lo spessore e il senso complessivo del racconto più profondi.
La raccolta offre ottimi spunti per approfondire la scrittura di Carver e invita al confronto con la versione editata da Lish, Di cosa parliamo quando parliamo damore, per la curiosità di scoprire il modo in cui l’editor abbia scelto i racconti dell’autore americano per dar vita al Minimalismo, e quanto abbia contato, in questo, la propria aspirazione alla scrittura.



Lorena Bruno
@Lorraine_books

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