lunedì 20 aprile 2015

Anima di Wajdi Mouawad


Anima
di Wajdi Mouawad 
Fazi,2015

Traduzione di Antonella Conti 

pp. 496
€ 18,50




Un uomo fa ritorno a casa e trova sua moglie in una pozza di sangue, il corpo trafitto da coltelli in più parti del corpo. Era incinta. Il protagonista, Wahhch Debch, si mette sulle tracce dell’assassino, che ha un modo particolarmente crudele di uccidere le sue vittime e abusare di loro. Anima è un libro a tratti cruento, ma questo aspetto non dilaga in ogni pagina. Senza dubbio ciò che salta subito all’occhio riguarda le voci narranti: sono quelle degli animali. Ogni capitolo – sono quasi tutti brevi – si intitola con il nome latino della specie che racconta: columba livia, canis lupus, felis sylvestris catus, procyon lotor, e questi sono solo alcuni degli animali che si trovano insieme ai protagonisti e che raccontano quello che vedono, quello che sentono, a volte; ognuno ha un suo modo di narrare, a tratti molto essenziale, schematico, a tratti poetico. Ad esempio, una civetta descrive così due personaggi che si aggirano di notte per il bosco: 
Hanno devastato le tenebre e tagliato la notte col coltello delle loro luci. Hanno affondato i piedi nella terra inzuppata di pioggia e di neve sciolta: uomini, cani e macchine, usciti dal nulla per spostare le ombre degli alberi e fendere il silenzio.
Lo stile rispetta l'ipotetico modo di pensare che può avere questo o quell’animale, questa molteplicità dello sguardo restituisce una visione d’insieme esterna e, allo stesso tempo, interiore: alcune specie sentono gli uomini per come sono davvero, ne percepiscono l’aura, il temperamento e le inquietudini e questo li porta a provare per loro simpatia, repulsione o paura. Tra i capitoli che rimangono singolarmente impressi, c’è quello in cui è una scimmia a raccontare. 
Avrei voluto guardarlo e ascoltarlo parlare senza sosta, […] perché la deflagrazione della sua voce, nella muscolatura del suo corpo, infiammava la mia memoria. La collera! la rabbia! il tormento! la pena! Bruscamente, senza nessun preavviso, si risvegliava in me il dolore di essere stato strappato, tanto tempo fa, all’insaziabile libertà delle mie giungle e dei loro cieli, quando, saltando tra i rami, divoravo spazi sempre più vertiginosi, vedevo la verginità del mondo dispiegarsi sotto i miei occhi nella sua commovente infanzia. Tutte le sfumature del verde delle vite selvagge, dove sono? Dove sono? Ecco che un uomo, pur senza restituirmele, mi riportava a loro perché la sua voce, le sue parole, immuni da qualunque esitazione e pervase dalla stessa follia, diventavano mie.
Questi animali narratori descrivono il protagonista in modo molto sentito e insieme a lui raccontano l’uomo come essere umano: il testo è ricco di frasi con cui gli animali dimostrano di conoscerlo come egli stesso non potrebbe. 
L’umano è un corridoio stretto, bisogna andarci dentro per sperare di conoscerlo. 
Oppure: 
Il mondo è vasto, ma gli umani si ostinano ad andare laddove la loro anima si strazia. 
Oltre alla violenza e al dolore, un altro tema che percorre tutta la trama è il viaggio. Il protagonista si sposta da una località all’altra del Québec senza fermarsi troppo a lungo, per inseguire l’assassino della moglie e guardarlo in faccia, un’ossessione che lo pervade sempre di più. I paesaggi sono montani, l’espediente della narrazione animale prosegue dunque indisturbata; nel suo cammino, Wahhch Debch incontra molti personaggi, si dipanano particolari di un passato su cui vorrà indagare a fondo; un viaggio nel Nord America e dentro di sé, alla ricerca delle proprie radici. I risvolti della trama rendono la lettura coinvolgente, è come una nuova esperienza apprendere la storia da tutte quelle voci insieme. Apparentemente Anima è una storia fantasiosa dai toni noir, ma più si va avanti, più si scopre che ciò che l’autore vuole raccontare non è solo il massacro delle vittime di un pazzo, ma soprattutto il massacro di Sabra e Shatila, avvenuto durante l’invasione israeliana del Libano, nel 1982, da cui peraltro proviene l’autore. 
Il libro è diviso in parti, di cui due narrate in modo corale da bestie di varia natura, le altre due parti sono raccontate da un cane e da un uomo. Nella parte in cui è il cane a narrare in prima persona, si racconta di come si sia unito al suo padrone, il che costituisce a mio parere una delle peculiarità più belle del libro: la descrizione del modo in cui un cane prende ad amare un essere umano. 
Sentivo il mio cuore che batteva durante la corsa e, per la prima volta, il timore di essere separato da un’altra creatura mi ha attanagliato, dandomi la misura del mio affetto per quell’uomo, un affetto che nessuno, quali che siano i suoi denti, potrà mai lacerare. 
Il tono della narrazione è malinconico, volutamente poetico e lo stile piano; la trama è avvincente e riserva delle sorprese. La terza parte è raccontata da un uomo, un narratore inaspettato, che descrive gli sviluppi della vicenda che ha vissuto da fuori e che rende ancora più vera e incredibile la storia e il suo epilogo. Non si possono svelare troppi particolari o si rovinerebbe il piacere della lettura, che si gusta tutta d’un fiato.

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