martedì 15 luglio 2014

La biografia di Mackay su Max Stirner tradotta in italiano

Max Stirner, Vita e opere
di John Henry Mackay
Bibliosofica Editrice, 2013


pp. 227




Max Stirner, ovvero il filosofo dalla fronte (max) grande (stirn), e la sua vita; l’uomo dietro la teoria. Questa è l’immagine che voleva restituire al mondo il poeta tedesco di origini scozzesi John Henry Mackay, quando nell’estate del 1887 si imbatté per la prima volta nell’autore dell’Unico, il cui vero nome era Johann Caspar Schmidt. Il poeta, si dedicò assiduamente a questa impresa, a proprie spese, per anni, fino a ricavarne una biografia, anzi una sorta di agiografia. Pubblicata in tre diverse edizioni, in tedesco, nel 1989, 1910 e 1914, mai tradotta in italiano prima d’ora. Giovanni Feliciani, nella sua prefazione scrive: 
Dopo aver letto tante opere di e su Stirner, mi sono sempre chiesto perché non sia stata tradotta e pubblicata in italiano la biografia del Mackay. Finalmente, essendo diventato editore, ottempero a soddisfare questo desiderio.
Ed ecco come nasce, nel dicembre del 2013, Max Stirner, Vita e Opera, traduzione dell’ultima edizione dell’opera tanto diligentemente composta da John Henry Mackay. Opera di certo utilissima a studiosi e filosofi, soprattutto alla ricerca di una dettagliata biografia del filosofo a cui molti hanno dato varie etichettature: nichilista, esistenzialista, anarchista, egoista. Stirner resta un filosofo poco etichettabile, di sicuro imprescindibile per quanti si accostino all’opera di Nietzsche, a cui fornì molto materiale e le basi della sua teoria (addirittura si narra di un forte influsso di Stirner sul padre del superomismo, tale da renderlo quasi succube delle sue teorie); magari, visto l’intento divulgatorio dell’opera, sarebbe servita una appendice più moderna della semplice traduzione delle ricerche dell’appassionato Mackay, per dilatare l’interesse ad un pubblico medio-alto e non relegarlo a quello di nicchia degli studiosi.


Di per sé l’opera è dichiaratamente un tributo al personaggio, divisa in periodi: dalla giovinezza fino alla fine della carriera di insegnante (1806-1844); gli anni controversi della pubblicazione dell’Unico (1844-1846); infine l’oblio e la morte (1846 -1856); con un’ampiezza maggiore dedicata ai primi periodi, di cui poco si sapeva fino alle scoperte approfondite condotte da Mackay. Il testo non indaga nulla delle correnti che nella seconda metà dell‘800 invadevano l’Europa, non inserisce il filosofo nelle dispute dottrinali e non approfondisce volutamente gli influssi che questo filosofo può aver avuto sui suoi successori, lasciando solo intravedere gli esiti sconvolgenti che la filosofia della libertà innestò sul finire del secolo. Si tratta, al contrario, di una ricerca molto accurata dell’uomo Stirner, del suo rapporto strano con la sua cerchia parentale, delle sue frequentazioni e dei suoi vari periodi di ascesa, culmine e caduta, fino all’oblio. Quasi un profilo psicologico e una difesa appassionata dell’uomo e del contesto, probabilmente legata anche alle esperienze del vissuto di Mackay. Insieme alla controversa figura rappresentata dal soggetto studiato, infatti, nel testo emergono i tratti dell’ossessione quasi maniacale che il poeta ebbe per Stirner. Mackay (1864 - 1933) fu una figura interessante: dopo la scomparsa del padre si trasferì, giovanissimo, in Germania, a Saarbrücken, e dopo le scuole dell’obbligo fece un apprendistato a Stoccarda come libraio e frequentò per alcuni semestri filosofia presso diverse università, a Kiel, Lipsia e Berlino, introducendosi ben presto negli ambienti letterari berlinesi. Esponente del movimento di liberazione omosessuale, divenne, dopo la pubblicazione delle novelle Existenzen e Nur eine Kellnerin, pubblicate nel 1888 sotto il titolo di "Materiali moderni", uno dei precursori del naturalismo. A Londra maturò, durante un soggiorno di studi, il suo amore per Stirner. La filosofia di Stirner, schietta e aliena da ogni ordine e sovrastruttura, priva di regole, pensata in nome di un ego assoluto fu lo spunto per il suo anarchismo individualista, che sviluppò nei tre Bücher der Freiheit - (Libri della Libertà): Sturm, Die Anarchisten e Die Freiheitsucher. Fu un talent scout, a lui va il merito di aver reso celebre la scrittrice Gabriele Reuter, che segnalò all'editore Samuel Fischer nel 1895, e scrittore di pamphlet, tra cui quello realizzato a quattro mani con Rudolf Steiner, Sind Anarchisten Mörder? (Gli anarchici sono assassini?). 
Dopo l’Introduzione e le varie prefazioni alle diverse edizioni, il testo si divide in sei capitoli, di cui i più interessanti risultano essere il terzo, che racconta l’origine dei “Liberi” della Birreria Hippel, il circolo, i pensatori, il clima che vi si respirava

In quella birreria cominciò a incontrarsi tutte le sere, all'incirca in quel periodo, forse un anno più tardi, un gruppo di uomini, composto da diversi elementi, che avevano soltanto una cosa in comune: il fatto di essere più o meno scontenti dell'allora situazione politica e sociale e di combatterla pubblicamente con più o meno impeto. A questa particolare "sinistra estrema", all'interno del grande movimento intellettuale di quel periodo, venne dato - con o senza la sua collaborazione - il nome di "Liberi" (poiché tutto al mondo deve avere un nome) e con quel nome ha ottenuto una indubbia fama nella storia del periodo del Vormärz, fama che è stata attribuita all'attività di uno o dell'altro dei suoi membri.

 e il quinto, in cui si descrivono gli anni della pubblicazione dell’Unico e la sua proprietà, soprattutto da un punto di vista editoriale e dei sotterfugi studiati per sfuggire alla censura:

Con la polizia Stirner non è mai entrato in contrasto, come è già stato detto. Non avviarono mai una pratica su di lui, come invece avvenne per la maggior parte dei membri del circolo, e se il suo nome venne menzionato per errore sugli atti indirizzati a Buhl, copiarono il nome per sentito dire nel tipico berlinese "Styrna". Quando furono avviate le ricerche in occasione del Gegenwort, non venne trovato lui, bensì, a causa di uno scambio di nome con un certo Schmidt, un vero insegnante ginnasiale del tutto innocuo, che non poté che dichiarare la sua piena innocenza davanti alle accuse che gli venivano mosse dall'autorità.

Sono inoltre presenti appendici con tabelle cronologiche, disegni, lettere autografe e, disseminate tra le pagine dell’opera, non mancano le foto dei luoghi più significativi legati all’infanzia o alla vita del filosofo. Uno squarcio di umanità su colui che propugnò la vittoria dell’egoismo sul moralismo, dell’interesse sull’ideale, dell’uomo sulle credenze religiose e sulle associazioni politiche, predicando infine la dissoluzione dello Stato in nome dell’uomo-dio.

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