sabato 29 settembre 2012

CriticaLibera: Da “Twilight” a “Cinquanta sfumature di Grigio”: la dissoluzione di un mito





Per fanfction s’intende la continuazione di una storia cult da parte degli appassionati. I lettori affamati di altro materiale possono proseguire la storia, colmare le lacune, resuscitare i loro beniamini, creare sequel o prequel. Nel caso della fanfiction di “Twilight” di S. Meyer, ovvero il famigerato, inflazionato, “Fifty Shades of Gray” - dove Gray sta per Grigio ma anche per il cognome dell’algido, imbalsamato, stoccafissico protagonista - più che di una continuazione si tratta, a quanto pare, di una parodia che ha preso la mano alla scrittrice Erika James.
Nell’introduzione viene spiegato che ella “dreamed of writing stories that readers would fall in love with”. Bene, ci pare che sia proprio ciò che non ha fatto, mentre l’operazione era perfettamente riuscita alla Meyer. E tuttavia, quando un caso editoriale assume tale portata, quando ogni persona che incontri, a qualsiasi latitudine, in qualsiasi studio dentistico o vagone ferroviario, tiene in mano una copia del romanzo incriminato, quando ogni libreria, ogni vetrina, ogni stand di autogrill trabocca di copertine tutte nere con un anodino groppo di cravatta, quando gli alberghi americani hanno sostituito la vecchia Bibbia con le Cinquanta Sfumature, allora non si può liquidare il fenomeno senza nemmeno tentare di capirci qualcosa.

Facciamo un passo indietro, torniamo all’originale, alla saga di Twilight, rivisitazione moderna ma ancora fascinosa del mito della Bella e la Bestia, dove la protagonista, appunto Bella Swan, è una ragazza qualsiasi, una Cenerentola capace di conquistare il principe dei vampiri, Edward, bello fino all’impossibile (cui l’attore del film omonimo non rende giustizia) non incenerito dal sole ma scintillante sotto di esso come un cristallo rifratto, puro di cuore, “vegetariano”, romanticamente lacerato fra i suoi istinti e l’input morale che lo spinge a sublimare il desiderio. Bella lo attira perché il suo sangue ha per lui il più dolce dei richiami, è nettare e delizia, è fragranza e rimorso. Pur di amarla, pur di starle vicino, soffocherà l’istinto omicida, lo trasformerà in protezione, che è poi quello che ogni maschio fa con la sua donna, tenendo a bada l’impulso sessuale, avvolgendolo di tenerezza. Bella Swan è vera, con problemi familiari tangibili, emozioni adolescenziali comuni a molte ragazze della sua età e una naturale propensione alla solitudine, alla malinconia.


Che resta di questi due personaggi in Fifty ShadesEdward Cullen diventa Christian Grey, privo di allure, sexy quanto un manichino da vetrina, maniaco sessuale sadico che si diverte a frustare le sue donne, ad appenderle al soffitto, a flagellarle, a inserire nella loro vagina sfere di piombo, a far loro firmare pedantissimi contratti sul ruolo Dominante/Sottomessa. Al contrario di Edward, Christian non sorride, ghigna, non è tormentato, non è romantico, “I do not make love”, dice, “I fuck hard”, ed è buono solo perché il suo maggiordomo compiacente ci dice che lo è. Christian Gray è un divoratore di fanciulle innocenti, come il suo ispiratore Alec Stoke in “Tess dei d’Urbeville” di cui, a quanto pare, la James è intenditrice. Christian regala alla sua vittima preziosissime edizioni del romanzo di Hardy forse per convincere lei (e pure noi) che nelle sue perversioni c’è qualcosa di letterario.
L’indomita, coraggiosa, Bella Swan diventa la brutta copia Anastasia Steele, un personaggio che non vediamo, che non ha volto, che è sempre tutto un bollore costante, che passa i suoi giorni ad arrossire, a mordersi il labbro e “andare in pezzi” per orgasmi multipli e stellari.
Quasi tutte le scene principali dell’originale Twilight sono fotocopiate nella fanfiction, stravolgendole e togliendo loro dignità. Non c’è trama, non c’è sviluppo, solo un susseguirsi di atti sessuali porno soft, sempre più ripetitivi al punto che, già al quarto o quinto, ci viene da sbadigliare: “oddio, no, lo fanno ancora.”
Bella Swan scopre, attraverso Edward Cullen e la sua gente, un mondo diverso, magico, sotterraneo, parallelo, dove vampiri e lupi mannari sono credibili e coerenti con questa nostra realtà moderna, con la realtà di tanti adolescenti americani.
La visita di Bella/Anastasia alla famiglia Cullen/Gray è un esempio di come l’inventiva, la fantasia e l’ironia della Meyer vengano trasformate dalla James in volgarità e pochezza. Persino i nomi dei padri dei protagonisti maschi si somigliano, Carrick, il padre di Gray, riecheggia Carlisle, il medico vampiro padre di Edward. Ma dove è finita la tensione morale, la lotta contro l’istinto che trasforma un vampiro potenzialmente letale in chirurgo compassionevole, sempre pronto ad aiutare chi soffre? Mentre Bella affronta con coraggio e ironia la famiglia vampira, sperando di non diventare lei la cena, confidando sull’istinto che le indica quelle persone come buone e capaci di proteggerla dal male, Anastasia Steele si presenta all’incontro senza mutande, fa piedino sotto il tavolo al suo dominante e sgattaiola appena può nella dependance per consumare l’ennesimo atto sessuale. Il divertimento è assente, il gioco è più osceno che erotico, la trama è solo un pretesto. Non c’è passione vera, solo l’iniziazione al sesso di una ragazzina che dice di volere di più dal suo mentore ma che, in realtà, ha in testa solo una cosa. Anastasia precipita in una spirale di perversione crescente, vittima consenziente di uno stalker, un uomo che gode a prenderla a cinghiate e la fa sentire umiliata e paga allo stesso tempo. Per riflettere, ella colloquia in continuazione con il suo subconscio e con la sua dea interiore, buona coscienza l'uno, cattiva l'altra, che sono, paradossalmente, forse i personaggi più vivi del libro, sebbene ce li immaginiamo come genietti saltellanti con un fumetto fuor dalla bocca.
Laddove l’originale vampiro sapeva commuovere, creare atmosfera, oscurità, amore, e dare corpi, volti e gestualità ai personaggi di una saga indimenticabile, qui tutto è narrato con un linguaggio ripetitivo, infarcito di una serie di mail soporifere, condito delle medesime esclamazioni infantili, “oh my”, dei medesimi aggettivi ed espressioni per descrivere scene ed emozioni sempre identici.

Quale sarà il motivo dell’incommensurabile successo planetario di una fanfiction, di una semiparodia nata su commissione? Per il primo libro la parte del leone la fa certamente la curiosità, stimolata dal passaparola, dalla sovrabbondanza di copie visibili ovunque, ma per arrivare a comprare il secondo e il terzo bisogna  forse chiamare in causa lo stimolo sessuale cui si sottopongono le pruriginose lettrici, il voyerismo, il sadomasochismo latente in ognuno di noi. Oppure la voluta indeterminatezza della protagonista - la quale più che essere in realtà non è,  non è bellissima, non è intelligentissima, non è brillantissima – fa sì che con lei si possano identificare milioni di donne anonime, desiderose di immaginarsi sessualmente irresistibili e capaci di catturare un bello-ricco-superfigo?
Non sappiamo la ragione di tanto furore e vorremmo che chi è arrivato alla fine della saga ce lo spiegasse perché, se errare è umano, perseverare fino al terzo libro pensiamo sia davvero diabolico. 

Patrizia Poli

6 commenti:

LaLeggivendola

Eh. Perché. Io non me lo spiego. Cioè, l'unica risposta plausibile che sono riuscita a darmi finora è l'assurda mole di gente che ne parla, ne discute, che litiga perfino. La cosa curiosa, che tuttavia un po' mi consola, è che piace soprattutto a gente che non è solita leggere. Ci sono però anche blogger che ne parlano estasiate e ammetto che questo mi mette in difficoltà. Voglio dire, come si fa a lodarlo? Va bene dire 'deh, è scritto come se la tizia si fosse infilata la penna nel deretano e si fosse mossa a caso su un foglio di carta MA mi piace', ma non si può definire scritto bene o interessante o... non lo so. Quando entro in una libreria, continuo a coprirlo. Sembro Diabolik, mi muovo come una faina non appena il libraio si gira e sotterro le CinquantaSfumature sotto cumuli d'altri libri. Mi infastidisce tutta questa visibilità. Alla fine ha successo - secondo me - soltanto per due ragioni.
1. Appunto, la pubblicità, la visibilità. Un successo comprato.
2. La discussione. Tutti ne parlano, tanti lo odiano. Lo odiano e ne parlano. Sotto recensioni al vetriolo leggo 'Oh, mi hai fatto venire voglia di comprarlo per vedere se fa davvero così schifo!'
... cioè, boh. Non ho parole.

Gloria Ghioni

Cara Leggivendola, hai ragione, il fattore pubblicitario e del "tutti lo leggono" funziona. E hai ragione anche sul fatto che se è legittimo leggerlo e ammettere un proprio parere, ma non lo è parlare di letteratura. Qui ho recensito tutta la saga e ho specificato fin da subito che si parla di EVASIONE. Per questo secondo me subentrano altri fattori di successo, almeno a mio parere:
1) era tempo che non si parlava nello specifico e in maniera SOFT di sadomaso in letteratura (la forma ingenua di Anastasia permette di parlarne senza morbosità, e questo non spaventa quindi le donne);
2) la crisi economica. Pare esagerato, ma secondo me il lettore medio, quello che non legge molto, vuole staccare la mente dai problemi seri. E qui trova la sua risposta.

Cosa ne pensi?
grazie per il commento!

Salomon Xeno

Pubblicità. Parlarne bene, parlarne male. Alla fine sono nomi e titoli che ti entrano in testa. Se poi consideriamo il lettore che, entrando in libreria, trova piramidi e pile di Sfumature e uno scaffale di titoli sconosciuti, capisco che punti sulla piramide. Se ce ne sono tante copie, ne varrà la pena. Se tanti ne parlano, ne varrà la pena.

Amaranta

Beh, insomma, non è che pure Twilight sia tutto 'sto capolavoro :D
Anche per me il successo di 'Fifty Shades of Grey' è dovuto più che altro alla pubblicità. Credo poi che, almeno in Italia, ci sia una visione del sadomaso alla 'famolo strano ma non troppo' che rispecchia quella proposta nel primo volume.

renee

Devo fare i complimenti all'autrice dell'articolo in quanto ha scritto esattamente quello che anch'io avevo ravvisato alla lettura dei romanzi.
Purtroppo per me ho voluto leggerli tutti, nella speranza di potermi ricredere o per essere sinceri fino in fondo nella speranza di scoprire qualcosa di veramente emozionante o eccitante nella storia. Mamma mia, mi vergogno addirittura di averci perso tempo. I libri della Meyer avevano dalla loro l'originalità della trama, almeno per quanto riguarda i vampiri, ed una storia cmq ben costruita ed in certi passi molto più erotica che in quelli della James. E sfido chiunque a fare erotismo senza espliciti riferimenti sessuali: l'erotismo deve prendere la testa non altre parti. Quella vecchia volpe della Meyer lo sapeva, la James no. Il motivo del successo, anche per me è un tam tam mediatico e pubblicitario; non dimentichiamo poi che gli stessi idolatrati Pattinson Stewart hanno contribuito, parlandone e offendosi come papabili protagonisti. Quando i Twilighters di tutto il mondo devono supportare i loro beniamini sappiamo tutti poi quello che succede.

Erica Gazzoldi

Io non ho letto nemmeno una riga delle "Cinquanta sfumature"... e tutte le recensioni che continuo a leggerne in giro mi rafforzano nella mia volontà di non riservar loro tempo prezioso. ;) In compenso, ho letto coscienziosamente e in lingua originale la saga di "Twilight", perché mi interessa il mito del vampiro. E confesso che non ho amato troppo la rivisitazione che ne ha fatto la Meyer: http://erica-gazzoldi.blogspot.it/2012/12/lettera-steph.html La sua opera ha qualche tratto di originalità, come il calare vampirismo e licantropia in un credibile contesto adolescenziale odierno. Però, l'originalità non va troppo in là... I vampiri della Meyer provengono da Anne Rice, da Poppy Z. Brite e da Christopher Pike. O, perlomeno, sono un collage di elementi che già si ritrovano negli autori sopra citati. In più, il contesto adolescenziale... rende solo fino a un certo punto. Edward è romantico e tormentato, ma... dopo quattro volumi,sia il suo romanticismo che il suo tormento, secondo me, perdono spessore. I suoi scrupoli e i suoi turbamenti si ciclostilano per troppe pagine. In ogni caso, preferisco ancora classici ottocenteschi come "Dracula" o "Carmilla". ;)