venerdì 8 giugno 2012

CritiCINEMA: Ang Lee, "Ragione e sentimento"

Ragione e sentimento
dal romanzo di Jane Austen al film di Ang Lee


Un film di Ang Lee. Con Emma Thompson, Kate Winslet, Hugh Grant, Alan Rickman, Greg Wise. Titolo originale Sense and Sensibility. Durata 136 min. - USA/UK 1995 -

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Per introdurre questo film, girato da Ang Lee e uscito per la prima volta nelle sale nel 1995, non si può prescindere dal lunghissimo elenco di riconoscimenti da esso ottenuti: Orso d'oro al festival di Berlino (1996), due Golden Globe, sette nomination agli Oscar, con una statuetta andata ad Emma Thompson per la categoria " Miglior sceneggiatura non originale".  La Thompson, che recita anche il ruolo della maggiore delle sorelle Dashwood, è infatti l'autrice di un copione che rispetta fedelmente lo stile ironico dei dialoghi, tipicamente austeniano. La bravura straordinaria di quest'artista deve avere impressionato l'Accademy, che la inserì anche tra le candidate all'ambito premio per la miglior attrice protagonista, al fianco di grandi interpreti del calibro di Meryl Streep e Susan Sarandon (che fu l'effettiva vincitrice con Dead Man Walking). Ma, in fondo, un premio non ci dice molto di un film, per questo, è più significativo considerarlo sotto altre prospettive.
Prendiamo la fotografia, per esempio. Essa rappresenta di certo il mezzo più immediato che consente allo spettatore di entrare in contatto con la realtà della storia. Proprio grazie alla scelta di un particolare punto di vista noi possimo intuire qualcosa di non detto su un personaggio, che varchiamo i confini di Combe Magna e, ancora, ci immergiamo della fastosa atmosfera di un salone da ballo. Al pari dei costumi e delle scenografie, la fotografia è fondamentale in qulunque film, ma ancora di più in Ragione e Sentimento. Il testo originale, non dimentichiamolo, è stato prodotto in un'epoca in cui la tecnica narrativa era fortemente descrittiva. Alcuni studiosi propongono di calssificare i romanzi della Austen nel genere dei così detti novels of manners, in poche parole l'equivalente letterario di un dipinto di genere. Ecco dunque che, per una buona resa cinematografica, è necessario dare l'impressione precisa del caldo ambiente domestico, tutto al femminile, dove si svolgono le scene: un ordinato salotto borghese dove prendere il tè, un altrettanto ordinato e splendidamente inglese paesaggio rurale, senza dimenticare naturalmente i fasti di Londra, dove sono ambientate alcune delle scene chiave della storia. La fotografia di Coulter diventa così descrizone e narrazione, sostituendosi a quei passaggi del testo in cui l'autrice ci racconta un atteggiamento o un'espressione particolare, un dettaglio o magari qualcosa di più astratto, come uno stato d'animo.
Contribuiscono in maniera determinante a completare il quadro i costumi curati da Jenny Beavan e John Bright, per i quali il film è stato giustamente candidato all'Oscar. Per comprendere meglio l'accuratezza con cui sono stati realizzati, può essere utile il confronto con i costumi di un'altra pellicola tratta da un diverso romanzo di Jane Austen, Orgoglio e Pregiudizio. Si tratta dell'ultimo adattamento in ordine cronologico di un romanzo dell'autrice inglese, diretto da Joe Wright nel 2005. Quella che si percepisce è un'atmosfera decisamente più patinata, abiti molto belli, ma più moderni, orientati al gusto estetico dello spettatore del nuovo millennio: niente più foulard a coprire gli scolli degli abiti e vestiti che evidenziano la silouhette. In Ragione e Sentimento i costumisti sono certamente più orientati a una ricostruzione storica del personaggio, che viene così ad identificarsi tramite il proprio modo di vestire, emblema di uno status sociale. A tal proposito si può ricordare una scena che meglio di altre ci fa comprendere questo concetto: Elinor e Marianne si trovano a Londra ad un elegante ballo, lì dopo tanto tempo la minore delle sorelle incontra il suo amato Willoughby, ormai promesso sposo di un'altra donna, una ricca ereditiera che con uno snobismo tipicamente aristocratico deride le ragazze e il loro stile, semplice e poco ricercato, lontano insomma dalla sofisticata moda della capitale.
A questo punto è opportuno fare menzione dei personaggi, interpretati da un cast, neanche a dirlo, rigorosamente British. Emma Thompson, come giustamente ricorda Morandini, ci offre una grande prova di recitazione, riuscendo a dare profondità e spessore al personaggio letterario di Elinor Dashwood, una giovane donna di diciannove anni, sebbene all'epoca lei fosse già trentaseienne. Kate Winslet, altrettanto brava, dà il suo volto alla sorella minore, la romantica Marianne, dal carattere impetuoso e caratterizzata per una fortissima carica vitale, che la porta a vivere con intensità estrema i suoi sentimenti, dall'amore alla profonda disperazione.
Specularmente alle protagoniste troviamo i loro corrispettivi maschili. Edward Ferrars (Hugh Grant) è innamorato di Elinor, ma è segretamente fidanzato con Lucy Steel (Imogen Stubbs) conosciuta quando era ancora molto giovane. Educato ad una rigida disciplina, Edward non può infrangere la parola data e sebbene il cuore lo conduca a Elinor, la ragione gli impone di restare acconto a Miss Steel. Fortunatamente la storia si risolve da sè. Una volta reso noto il fidanzamento, la signora Ferrars disereda il figlio per punirlo della sua scelta così inadatta. Lucy si limita a lasciarlo e a fuggire da Robert, il fratello ora ricco di Edward. Così il giovane è libero di sposare Elinor.
Altro personaggio è il colonnello Brandon (Alan Rickman), naturalmente innamorato dell'altra sorella che però non vuole saperne di lui, affascinata dal solito Whilloughby, tanto bello bello quanto inutile. Ma la lezione della Austen è anche in questo molto chiara, dopo un periodo di malattia e riflessione, Marianne capisce di amare Brandon e si arriva al consueto lieto fine. Non manca, inoltre, una galleria di personaggi flat, statici, rappresenativi per lo più di simpatiche imperfezioni della società dell'epoca. A tal proposito, un'esempio perfetto è la coppia dei coniugi Palmer. Lei (Imelda Staunton) ricorda un po' la signora Bennet di Orgoglio e Pregiudizio, apprensiva, iperattiva e soprattutto fonte inesauribile di discorsi, più o meno fatui, che sviscera nei minimi dettagli fino a stordire inevitabilmente i suoi interlocutori. Lui (Hugh Laurie) è il prototipo del gentleman aspirante parlamentare, tutto politica e affari. Anche Mrs Jennings (Elizabeth Spriggs) fa parte di questa categoria: una matrona affettuosa e decisamente invadente sempre in cerca di un marito per le faciulle che ancora non si sono sistemate.
 L'elenco potrebbe continuare a lungo, ma così facendo si priverebbe lo spettatore (e il lettore, magari) della gioia di entrare un po' alla volta in questo adorabile mondo fatto di tè, balli e passeggiate in campagna. Ragione e Sentimento è il film ideale per chi ama Jane Austen, la letterature inglese il buon cinema.

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