mercoledì 13 giugno 2012

#Anteprime12: seconda giornata! La riconferma dell'emozione


9 giugno
Pietrasanta

Ben prima delle 18.30 parte il secondo giorno di #Anteprime12 (clicca qui per leggere la cronaca della prima giornata): la gente è in attesa dei propri autori preferiti, e si accalca vicino alle transenne per conquistarsi un posto. Aspettative alte, anzi altissime visto il venerdì di grandi incontri e il programma fittissimo per questo sabato. 
Il pubblico non smette di moltiplicarsi sotto i nostri occhi: dalla postazione dell'ufficio stampa, al primo piano, si vede una piazza gremita: posti a sedere occupati in pochissimo tempo, grandi code per l'accesso agli eventi, e anche un po' di arrabbiatura dei lettori costretti a tornare indietro perché le sale sono già stracolme. Ma sono proteste garbate, stringendo forte il libro preferito portato da casa o acquistato a uno dei tanti stand, in attesa della firma-copie. 
Va detto: peccato davvero non avere il dono dell'ubiquità: sabato sera è stato così pieno di appuntamenti in parallelo da rendere difficilissimo scegliere chi privilegiare! 



Gli incontri del secondo giorno

#GIORDANO
h. 18.30, Piazza Duomo
La piazza piena, anche i gradini del duomo si riempiono per ascoltare Paolo Giordano che, dopo una brevissima presentazione, regala alla platea una lunga lettura in vera e propria anteprima esclusiva. E' una storia d'amore e di guerra, di accettazione del proprio destino e di mancata ribellione alla scontatezza del quotidiano. 
L'analisi psicologica è attenta e ravvicinata, tra rischi di attacchi di panico, irrazionalità dei soldati nel bunker, distanza sensibile tra ciò che si vorrebbe fare e l'inettitudine. Forse è il ricordo della sua Solitudine dei numeri primi a tenere il pubblico così attento, senza interruzioni o cali di interesse. E dire che Giordano è un abile scrittore ma non si può annoverare tra i migliori lettori di sé stessi... 
E alla fine dell'ora di lettura, ecco che Giordano scende per la firma-copie, dimostrandosi straordinariamente disponibile e simpatico, attento al pubblico che sfila ordinatamente con in mano una copia della Solitudine



#BIGNARDI
h. 19.30, Campo della Rocca










Bellissima, solare e aperta al dialogo, con la sua schiettezza birichina, ecco che appare Daria Bignardi, presentata dal sempre illuminante Antonio Franchini. Per rompere il ghiaccio, Daria sceglie di leggere subito un paio di capitoli tratti dall'ultimo libro in uscita, che forse (ammesso che Daria si convinca) s'intitolerà L'acustica perfetta
Contrariamente ai romanzi precedenti, qui c'è poco di autobiografico: il nucleo ideativo nasce dal pensiero di un uomo che ama un'unica donna e la ritrova a un funerale dopo sedici anni di separazione. Come sostiene Franchini, i romanzi migliori sono quelli che trattano dei temi basilari, e così sembra essere questa nuova creazione della giornalista. E Daria si racconta, al punto che Franchini deve ricordarle un paio di volte di non rivelare troppo del suo libro. Ma ci sono quei baci ragazzini da una palpebra all'altra, e frasi come questa:
"Mi aveva lasciato. L'aveva detto così, come se fosse un dettaglio."
a suscitare buone aspettative per tutti i lettori di romanzi d'amore, inteso come quel sentimento in cui in modi diversi ma sia gli uomini che le donne amano farsi del male (Franchini). 
Altra nota: contrariamente alle prove precedenti, e in particolare a Un karma pesante, questo romanzo non è nato dall'accumulo di stesure successive, destinate poi a incastrarsi e a sommarsi. Fin dalla prima bozza, secondo Franchini il romanzo era già tutto lì. E non stentiamo a crederci. Non resta che leggerlo, in uscita.




#LANSDALE
h. 20.30, Chiesa di S. Agostino







Si attendeva a lungo Joe Lansdale, che prima dell'incontro ha concesso simpaticamente interviste anche non programmate, e ha avuto una parola e una foto per tutti. L'incontro parte subito rapidamente, chiedendo all'autore texano cosa intende per romanzo, e quali sono le caratteristiche fondamentali. Secondo Lansdale, è imprescindibile unire realtà e surrealtà nella trama. In più, un romanzo non deve limitarsi a descrivere quanto accade, ma è necessario che evidenzi le problematiche fondamentali. Così si spiega l'intreccio di omosessualità e razzismo che permea il nuovo libro, il cui titolo in italiano suonerebbe all'incirca Acqua buia
Con un sorriso, Lansdale dà prova dell'ironia che contraddistinguerà anche questo romanzo, e ci anticipa che a febbraio uscirà un'altra opera, una raccolta di short stories. Sì, conferma l'autore, è un autore prolifico in modo straordinario, al punto che il suo editor non sa mai neanche cosa stia scrivendo, si fida di leggere tutto a bozza completata. E, a quanto pare, i giorni in Italia hanno messo in moto la fervida fantasia di Joe, che sta scrivendo molto rapidamente una nuova storia, che - a quanto pare - in qualche modo parlerà anche del nostro Paese, ma garantisce non in modo banale. 





Sta calando la sera, quando ci troviamo davanti a Mauro Corona, per parlarci della sua prossima uscita, Venti racconti allegri e uno triste. Fin da subito contagia con la sua ironia, scatena ovazioni e applausi continui nel pubblico, che reagisce con fragorose risate agli aneddoti che Corona anticipa. Anche in questo romanzo, Franchini rileva l'opposizione tra luci e ombre, asprezza e dolcezza: ci si muove sempre e solo tra poli estremi, in un mondo in cui i personaggi ritornano anche da libri precedenti. 

E l'ironia nasce dal perseguimento ostinato della logica, in senso letterale, fino allo stravolgimento della stessa. Ma insieme al divertimento, ricorda l'editor, c'è anche «emozione estetica». Lo stesso impasto linguistico, talvolta contaminato col dialetto, ne è la prova. 
Corona è decisamente un fiume in piena, riempie di episodi veri e vissuti, con frasi come questa:
Quella casetta lì l'ho comprata io, non per abitarci, ma per fermarla lì
Ovvero vi è la nostalgia per un mondo andato, che è concesso ritrovare solo per iscritto. Riflessioni sulla giustizia, sull'amore, sull'amicizia e sui principali valori si infilano tra le pieghe del discorso, con un riferimento non da poco a esperienze personali che hanno segnato fisicamente e moralmente l'autore:
"Primo: quando ci si sposa bisogna andare a vivere ad almeno 4 anni luce dai suoceri. Poi viene il resto"
E che dire di una conclusione così?
"Lo ammetto, non sono io a scrivere i miei libri. È Garcia Marquez. E io scrivo i suoi"

#CELESTINI
h. 22.30, Piazza Duomo 




Molto atteso, Ascanio Celestini chiude la serata di appuntamenti con la prosa. L'editor Gallo introduce lo scrittore-attore, e rivela che per un editor lavorare con Celestini è bellissimo, ma d'altro lato anche frustrante, perché quando arrivano le bozze non c'è mai niente da rivedere, perché sono frutto di una revisione minuziosa e di un grande lavoro di rifinitura di Celestini stesso nel passaggio da uno spettacolo teatrale all'altro. 
L'opera presentata questa sera si chiamerà Pro Patria, e si svolgerà principalmente in un carcere, struttura dententiva che Celestini critica aspramente, senza mezzi termini, disconoscendone qualsiasi funzione. L'apprendistato esistenziale e politico di questo carcerato, di colore, è un'amara presa di coscienza sugli aspetti manicomiali acquisiti dai carceri, aspetti che lo stesso Celestini ha sperimentato andando da un carcere all'altro per letture e spettacoli. 
Quando gli viene chiesto quale sia la funzione del racconto, Ascanio sostiene che sia uno dei pochi modi per fare ordine nel presente, ma non nel passato, che invece è ormai depositato con tutto il suo disordine. E il vero dramma, quando si scrive, non è l'ansia delle pagine bianche all'inizio, ma quelle centrali: non vuole mai riempirle di aneddoti di poco conto, tanto per rimpolpare l'intreccio. Anche Celestini, infine, come aveva fatto la Mazzantini il giorno prima, ricorda che la scrittura è un atto di grande solitudine: per questo sa che gli nasce una storia ogni volta che ha modo di viaggiare in macchina per lunghi percorsi. 

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Gloria M. Ghioni

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