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"Otto ragazze" di Aurora Tamigio: investire nella condivisione e nella solidarietà come antidoto contro l’individualismo

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Otto ragazze
Aurora Tamigio
Feltrinelli, ottobre 2026
 
pp. 256
€ 19 (cartaceo)
€ 11.99 (ebook)  

 
Otto ragazze, otto stili diversi di abitare il mondo, otto modi differenti di essere donna. 
C'è Sara, architetta docente al Politecnico, Lidia, geriatra in pensione, Nadia, non più giovane parrucchiera ed estetista, Piera, singolare barista ed ex ballerina di locali ambigui, Gloria, con una malattia degenerativa che la relega a bibliotecaria, nonostante le possibilità intellettuali che la caratterizzano, Valeria, disoccupata e vittima di violenza, madre di Adele, adolescente insicura e curiosa del mondo e infine c'è Argenta, figlia di Sara, mente brillantissima che soffre di crisi di panico. 
Eccole, le Otto ragazze di Tamigio, protagoniste del suo secondo romanzo, che si ritrovano per un breve periodo della loro vita, in un momento di difficoltà, a vivere assieme sotto lo stesso tetto in un progetto di co-housing femminile. È Sara l'anima di questo progetto, è lei che elabora il Manifesto di Villa Debora, la grande villa liberty che accoglie otto vite:
  • Metto in comune quello che ho. Quello che non ho, lo otterrò con l'aiuto di ognuna e della fantasia.
  • Uso le mie energie per prendermi cura di un'altra, che si prenderà cura di me.
  • La mia attenzione non è altrove, è qui, dove sono presente e mi rendo utile con ciò che so fare. (p. 53)

Nel corridoio di villa Debora è appeso questo manifesto, le nuove regole di una nuova micro società in cui otto donne ferite e deluse dal mondo, si rifugiano. Una sorta di Decameron contemporaneo, si potrebbe dire, una "lieta brigata" che rappresenta la visione del mondo, quali valori e quali atteggiamenti contrappongono le donne a un mondo dominato dal dolore e dalla violenza dell'individualismo. Le ragazze, in questo locus amoenus, rimettono insieme i pezzi della loro vita, creano nuovi legami, sperimentano i benefici dell'aiuto reciproco, ma scoprono anche la fatica delle regole, la privazione che la vita comunitaria impone loro, il dover accettare anche i difetti di ciascuna: sono donne imperfette, a volte egoiste, a tratti ingiuste, spesso invadenti. Sperimentano che nel mondo la malattia impedisce di poter essere chi siamo, che l'istruzione produce rispetto, che l'età ci rende diverse agli occhi della gente, che la povertà limita le scelte, ma soprattutto che la violenza annichilisce. Tuttavia, inaspettatamente, queste stesse differenze sopravvivono anche a villa Debora, uno spazio pensato proprio per essere una zona franca, un luogo in cui essere sé stessi. È il caso di Piera, giovane che non ha completato gli studi, non ha un lavoro, e proprio per questo il suo ruolo nella casa è quello di cucinare, lavare, stirare e pulire. Un lavoro importantissimo, fondamentale all'interno di una famiglia, lo sappiamo, ma invisibile e poco apprezzato. E sono proprio le stesse donne a non riconoscere a Piera il giusto merito per il suo lavoro, un impegno per il quale difficilmente si viene gratificate dalla notte dei tempi.  

Prendersi cura allora cosa significa? Quanto è ancora importante farlo? 

Fu in quel periodo che Piera iniziò a domandarsi se valesse la pena mangiare a comando, parlare quando era interpellata e farsi ammaestrare come una scimmia per trascorrere la maggior parte del tempo da sola. Sra aveva il suo sogno, Lidia la casa, Nadia la sua quiete. Valeria aveva Gloria e gloria aveva Valeria. Argenta e Adele erano appena all'inizio della loro vita. (p. 207) 

È Sara a gestire le relazioni del gruppo, a prendersi cura delle ragazze, cosa sia meglio mangiare, cosa fare e come farlo, quando usare il telefono. Nonostante i suoi tentativi di proteggere e accogliere, il male non può restare fuori dal cancello di villa Debora e nessuno può impedire che la sofferenza sfiori le sue ospiti. Il conflitto esiste e va attraversato: solo in questo modo si può pensare di stare insieme. E ancora: Otto ragazze ci mostra quanto sia complessa e difficile la vita di comunità, sia pure in una sola casa comune, quanto sia difficile la convivenza che permette di restare diversi tra uguali.

L'aspetto più curioso di questo interessantissimo romanzo è la voce che racconta la storia, autentico nono personaggio, anch’esso femminile. Villa Debora, accoglie vite, dà loro calore e sicurezza, vede e sente ogni sospiro e ce lo racconta. La voce narrante è dunque quella della casa che soffre e gioisce assieme alle ragazze, influisce sulle vicende che le legano tra loro, nel bene e nel male. Villa Debora è molto più di un insieme di muri e mattoni, ha un'anima e le proprie crepe, custodisce i segreti del passato delle persone che l'hanno abitata ed è il riflesso di chi la abita, una sorta di estensione della loro anima. 

Io, per esempio, ho sempre saputo che nessun lavoro di ristrutturazione avrebbe potuto interrompere il mio collasso. Dopo, si sarebbe detto che villa Debora era rimasta in piedi così tanto solo per miracolo, ma il soprannaturale non ha niente a che vedere con me o con questa storia. È stata la volontà a tenerci tutte in vita. La volontà e Sara, allo stesso modo. (pp. 205-206)

Otto ragazze è un romanzo che fa riflettere sul significato della vita di comunità, sul valore della cura e della condivisione come risposta alla solitudine delle donne e come alternativa a un mondo sempre più individualista. Con una scrittura magnetica, Tamigio restituisce un'interessante prospettiva sul nostro mondo contemporaneo, sulle relazioni e sulla convivenza, smontando il mito che insieme è necessariamente meglio. La sorellanza che qui possiamo leggere non viene idealizzata, ma è al contrario rappresentata dal tentativo di cercare una maniera per stare insieme ridefinendo il concetto stesso di legame: l'amicizia, i legami scelti, tra le otto ragazze danno nuovo significato e nuovi confini al concetto di famiglia.

Il progetto di Sara a villa Debora funzionerà o assisteremo al suo fallimento? Non ha importanza: ciò che conta davvero è riconoscere quanto lavoro sia necessario, quotidianamente, per vivere assieme nonostante le differenze.

Silvana Maria Baroni