in

Il cielo d’Europa si fa scuro: Buccini e Parenzo presentano “Tyrannis” a Wunderkammer

- -



Nel secondo pomeriggio di Wunderkammer, l’aria si scalda e il cielo si fa scuro: Goffredo Buccini, editorialista e inviato del Corriere della sera, presenta il suo Tyrannis insieme al giornalista David Parenzo. Il sottotitolo del volume riesce a essere tanto esplicito quanto inquietante: Il secolo delle nuove autocrazie e l'ultima reazione democratica. 

Introduce l’incontro Giovanni Francesio, direttore editoriale di Neri Pozza, che sottolinea come l’Occidente democratico sembri essere un concetto che non solo non può più essere dato per scontato, ma oggi appare particolarmente minacciato. Tyrannis riesce allora nell’intento di unire i puntini della crisi contemporanea, permettendoci di mettere a fuoco il quadro generale della nostra epoca. Parenzo ribadisce il concetto, osservando che Buccini riesce a cogliere nella sua opera “lo spirito del tempo”. Il testo, spiega, è una “cavalcata di 27 anni che parte nel 1999 a Seattle, dove ha avuto luogo uno dei primi cortei violenti della contemporaneità”. Ma perché scegliere proprio questo punto di partenza? “Al tempo”, commenta Buccini, “sembrava che dal liberismo sarebbe derivato il liberalismo ovunque, che l’economia ci avrebbe salvati tutti e la democrazia liberale sarebbe diventato il sistema prevalente nel mondo. 50000 persone arrivano per dimostrare a Bill Clinton che si sbagliava”. 

Proprio in quell’occasione il giornalista incontra Madeleine, una bambina di dieci anni che accompagna la mamma, e che diventa in questo volume un espediente narrativo: l’autore immagina di incontrarla, in anni diversi, in ognuna delle cinque parti che costituiscono il libro. Lei rappresenta le nuove generazioni, i figli verso cui abbiamo un dovere.


Tyrannis
di Goffredo Buccini
Neri Pozza, aprile 2026

pp. 496
€ 22 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

VEDI IL LIBRO SU AMAZON
“La democrazia è oggi una merce svalutata”, sottolinea Buccini. “Perché?”, chiede Parenzo, “Perché la democrazia non è sexy?” 

Perché non riesce a incidere dalle nostre vite e perché purtroppo ci si abitua alle cose utili e buone, le si dà per scontate. Stephen Zweig scrive che l’anno che lui avrebbe identificato come l’età d’oro della sicurezza è stato quello che ha preceduto lo scoppio della seconda guerra mondiale. Bisogna quindi essere vigili e non dare nulla per scontato.

“Per capire il Medio Oriente di oggi dovete leggere il libro di Buccini, in particolare il capitolo sulle primavere arabe”, osserva Parenzo, entrando nel vivo del testo. Le primavere arabe sono state un grande abbaglio per tutto l’Occidente, spiega Buccini, sono state interpretate infatti come uno slancio liberale. Al contrario, sono state rivoluzioni disperate e subito strumentalizzate dal fondamentalismo religioso. È stata questa crisi ad aprire la strada allo Stato Islamico.

Le classi dirigenti, sia di destra che di sinistra, fa notare Parenzo, sembrano aver preso dei granchi madornali ed essere di fatto parzialmente responsabili del dilagare delle nuove autocrazie del presente. 

Pensiamo all’episodio delle Torri Gemelle. Al tempo, presidente degli USA era Bush. Oggi, avercelo Bush, oggi Bush è Churchill… ma un tempo circolavano dei volumetti in cui erano raccolte tutti i “bushismi”, ovvero tutto gli errori che faceva Bush. Proprio lui si è trovato davanti a uno dei momenti più oscuri della storia americana. Lui ha avviato due guerre, quella in Afghanistan aveva ovviamente senso, per recuperare il terrorista Bin Laden, che si era nascosto lì, e poi quella in Iraq, che nasce dalle false dicerie sulle armi di distruzione di massa che avrebbe avuto Saddam Houssein. Ora, il problema non è chiaramente il legittimo abbattimento dei dittatori, ma il fatto che per fare una guerra si deve sapere dove si sta andando e gli americani allora non lo sapevano. Da quel momento l’America ha perso la sua anima, di lì ha poco ha aperto Guantanamo. E se gli americani torturano i prigionieri, chi sono i buoni?

Il dialogo tra Buccini e Parenzo corre velocissimo e tocca i principali temi caldi della geopolitica dell’ultimo ventennio, dalla creazione di nuove sfere d’influenza a sostituire il bipolarismo della Guerra fredda all’importanza crescente della Cina negli equilibri mondiali, dalla situazione dell’Ucraina alla questione israelo-palestinese, dalle incongruenze dell’America di Donald Trump alla nascita di un “tecnofeudalesimo”, in cui i nuovi strumenti tecnologici diventano strumenti di controllo e potere, e vengono sfruttati per recidere tutti i rami delle istituzioni democratiche.

Al centro di tutto, un’Europa che si sente forte ed è in realtà sempre più fragile.


“Non si può dimenticare”, osserva Buccini, “che l’Europa nasce sulla base di profonde inimicizie stratificate nei decenni. Il punto di partenza è un mattatoio, la seconda guerra mondiale, e si ricostruisce a partire dall’economia, che però non basta. La politica non può venire dopo. I primi paesi a unirsi erano omogenei, ma poi si sono aggiunti paesi che avevano una tradizione completamente diversa, quella di matrice comunista. Non ha funzionato fare le leggi e le regole insieme a quelli che volevano entrare, a partire dal principio dell’unanimità”. Ritrovare un’unità è allora forse l’unico modo per far fronte a tensioni disgreganti che provengono dall’esterno e la minacciano, ma che fare di fronte a quelle che invece provengono dall’interno? Che Europa è quella a cui molti paesi vogliono aderire?


La storia ci ha dimostrato il modo in cui gli strumenti della democrazia possono essere utilizzati contro la democrazia stessa. “Questo è il tema dei temi, il cuore del volume, il paradosso della tolleranza di Popper applicato al presente”, nota Buccini. Lo diceva già Goebbels quando gli si chiedeva perché un partito antiparlamentare volesse entrare nel parlamento (“Entriamo in parlamento per assicurarci, nell'arsenale della democrazia, le sue stesse armi. Se la democrazia è così stupida da darci biglietti gratis e stipendi per questo scopo, questo è un suo problema”).


Quanto i tolleranti devono sopportare gli intolleranti che li minacciano facendosi scudo dei valori della democrazia? Quando la democrazia deve togliersi i guanti e “combattere a cazzotti” chi vuole negarla, distruggerla dall’interno? Bisogna che la gente si ricordi che la democrazia è una, la libertà è una, e una volta persa è difficile recuperarla. Non esiste allora alcune speranza? In realtà, nota Buccini, il volume vuole avere un’apertura verso il futuro. La conoscenza, la cultura, possono cambiare le persone. È su questa che bisogna investire per avviare un processo di guarigione di una democrazia che deve riscoprirsi al tempo stesso reattiva e riparativa.



Carolina Pernigo