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Un erotismo fatto di silenzi, piccoli gesti, voyeurismo e controllo: la storia di Gabor e Armanda nel nuovo romanzo di Loy

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Gabor
di Margherita Loy
Atlantide, settembre 2026

pp. 160
€ 19 (cartaceo)
€ 11,99 (ebook)

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L'ultima notte dentro l'appartamento mi assalì la paura: quel luogo mi era ormai familiare, l'organizzazione messa a punto da Ingrid in modo impeccabile doveva essere smantellata e rimontata in un ambiente che non conoscevo. Nessuno poteva garantirmi che fosse altrettanto funzionale. Mi dovevo fidare di Armanda e Andrea, due sconosciuti che probabilmente se ne fregavano del mio benessere. Mi venne da piangere, al buio, mentre vedevo la luna sulle montagne che facevano da sfondo al pezzo di giardino che avevo osservato e imparato a conoscere in quella nuova, strana vita. Separarmi da quella cuccia, da quella visuale, mi costava un enorme fatica, ma non avevo scelta. (p. 43)

Margherita Loy, già autrice Atlantide, torna in libreria con un romanzo breve ma intenso, che non esito a definire erotico. Ma non vorrei limitarmi a etichettare un testo solo con un attributo, perché Gabor è più di questo: ho spesso espresso la mia insofferenza nei confronti di romanzi o racconti che, volendo spingere sul versante "pruriginoso" o sfacciatamente sensuale/erotico, diventano ridicoli o grotteschi o comici, e nessuno può negare che quando il sesso - onnipresente, c'è da dirlo - viene raccontato male perde ogni capacità narrativa, perde ogni forza.

Gabor, sorprendentemente, lavora in senso opposto: è vero, la storia del protagonista (che dà il nome al testo) e di Armanda, si concentra molto sulle pulsioni, i desideri, l'ossessione, ma lo fa in una maniera esplicita, onesta, che non gira intorno alla questione ma ci affonda tutti e due i piedi: un erotismo senza fronzoli, fatto di carne, sangue e di parole dirette.

Gabor è un uomo sulla cinquantina, prestante, presuntuoso, ricco in modo vergognoso: durante una vacanza in Toscana con la compagna Ingrid si infortuna gravemente, fratturandosi il bacino, ed è costretto all'immobilità in un letto per mesi. L'alloggio che avevano preso in affitto, da nido d'amore e delizie, diventa un ospedale privato: Ingrid deve lavarlo, curarlo, imboccarlo, pulirlo, deve insomma fargli da infermiera. Gabor, che non è abituato alla stasi e alle dipendenze degli altri, diventa insofferente: per distrarsi si concentra sul lavoro. 
Difatti è una di quelle persone che lavora con le azioni, che fa affari con gente poco raccomandabile, che sfrutta le altalenanze dei conflitti mondiali per comprare e vendere titoli che arricchiscono lui e tutti gli investitori, insomma una persona non proprio per bene, se così possiamo dire, che non ha a cuore il prossimo e che gioisce se il presidente degli Usa annuncia un blocco, dei dazi o un'invasione in un Paese svantaggiato. Importante la questione etica perché sarà il fulcro del rapporto tra lui e Armanda.

La parola "pace" mi procurò una sorta di solletico, come quando da bambini si ride al pronunciare parole vietate o scabrose. Ma dovetti ammettere che sentii nell'anima anche qualcosa di simile alla puntura che mi aveva appena fatto sulla pancia. Pensai alla mia speranza che la guerra diventasse sempre più feroce e io sempre più ricco. Mi parve che Armanda fosse totalmente inconsapevole di cosa fosse il mondo. La parola "pace" mi suonava talmente ingenua da essere fastidiosa. Come un alimento troppo zuccherato, stucchevole. Disse che sapeva benissimo che investivo in fondi di "difesa", che mi ero arricchito un tempo con le risorse della green economy e ora con le guerre, sfruttando l'aumento di petrolio e gas, investendo in aziende di armi, di droni, di trivellatrici e tanti altri dettagli che solo Ingrid poteva averle rivelato.

Che cazzo ne capivano loro, ridicoli idealisti. (p. 52)

Insomma da un lato Gabor continua a fare soldi su soldi, immobilizzato a letto, dall'altro deve dipendere da qualcun altro anche per le cose più semplici: andare in bagno, mangiare, prendere le medicine, lavarsi, pulirsi. Il contrasto tra il controllo maniacale che opera sul versante professionale si scontra con violenza con la mancanza di potere sul proprio corpo, sui suoi fluidi, sulla mobilità, e più il corpo non risponde più feroce diventa la sua fame di denaro.
Fame è una parola che torna spesso nel testo: Gabor, nato poverissimo, ha il terrore della fame e, all'opposto, ha fame di tutto, di cibo, di soldi, di sesso, di vita. 

A un certo punto della narrazione, Ingrid, stanca di doversi prendere cura di un vegetale, sparisce: Gabor resta solo, in balia del buio e della fame, immerso nelle sue deiezioni. Sarà Armanda, l'affittuaria del casale, a trovarlo e - sotto lauto compenso concordato col compagno Andrea - a cominciare ad accudirlo al posto di Ingrid.

Dunque, ancora una volta il nostro protagonista compra le cure di qualcuno: seimila euro al mese, può permetterselo, e Armanda diventa la sua infermiera personale, disponibile 24h24. O almeno così pensava Gabor, per il quale il denaro è il lasciapassare per ogni richiesta: Armanda, una donna di quarant'anni, fredda, composta, quasi priva di qualsiasi emozioni, esegue il suo compito in modo meccanico, e più si concentra sul lavoro più Gabor desidera una parola, una carezza, un po' di umanità.
Si viene a instaurare tra i due un curioso e affascinante rapporto: lui smette di considerarla solo una "badante" e comincia a erotizzarla, a desiderarla, sviluppa un sentimento che potremmo dire amoroso. Ma, come ogni altra faccenda nella sua vita, l'amore di Gabor è viziato dal denaro, dal possesso, dall'ossessione.

Quando Andrea tornò, cinque giorni dopo il mio declassamento, non poteva immaginare quante cose fossero successe in sua assenza. Avevo amato e goduto di sua moglie; ero stato terrorizzato, felice ed eccitato, come non mi era mai accaduto, pur restando inchiodato a un letto. Avevo attraversato molte più sensazioni ed emozioni di quante ne avessi conosciute nell'arco di una vita. Ero stato circondato di orgasmi, misteri e domande senza risposta. (p. 76)

L'erotismo del testo passa soprattutto attraverso i gesti: Armanda che lava il corpo di Gabor, Gabor che guarda il seno di Armanda, l'intimità che si viene a creare per forza di cose, un uomo immobile in balia delle cure di una donna che non sembra interessata né a lui né ai soldi, e allora cos'è che vuole? Quali sono i suoi sogni, i suoi desideri? Perché si rinchiude in una noiosa routine quando, insieme a lui e al suo denaro, potrebbe condurre la vita di una regina?
Gabor non capisce una cosa molto semplice: Armanda non è accessibile, e non è accessibile non perché a sua volta non lo desideri, ma perché i valori che condividono sono agli antipodi. Questo è il motivo del plot twist del testo, una serie di gesti - di nuovo - che costringeranno Gabor a rivalutare tutta la sua vita, la sua condotta nei confronti del mondo.

Dopo il colpo di scena, il romanzo riporta una serie di mail tra i due: Gabor la ama di un amore totalizzante, doloroso, più che un amore è un'ossessione. Armanda, da parte sua, resta fredda, distante, ma - nonostante la sua ritrosia - detterà delle regole. Gabor spera che seguendole lei possa innamorarsi, capire quanto la adori, quanto voglia farla felice, eppure questi due universi così lontani, che si sono scontrati e avvicinati in condizione eccezionali, forse non sono destinati a viaggiare insieme.

Il rapporto tra i due è inedito: da una parte leggiamo di un uomo abituato a comprare qualsiasi cosa, a dettare ordini, a controllare ogni minimo aspetto della propria vita; dall'altra abbiamo Armanda, un'enigma, una biglia dalla traiettoria imprevedibile, poco disponibile al comando e alla dipendenza da un uomo. Un passato difficile taciuto, che il libro non svela mai ma lascia intuire, e un erotismo fatto di silenzi, tentativi, voyeurismo, mai banale, che cerca di essere originale.
In alcuni passaggi, Gabor diventa insopportabile, e anche un po' ridicolo, ma credo che sia voluto: il contrasto tra un uomo che crede di conquistare una donna solo con la propria avvenenza e il denaro non può che essere, appunto, insopportabile e ridicolo.

Molto interessante invece la figura di Armanda: ci si chiede perché desideri in quel modo, perché la sua eccitazioni passi solo attraverso il totale annientamento dell'altro, e perché decida poi di dare una possibilità a Gabor nonostante, è palese, lo disprezzi. Ma lo ama anche un poco o no? Vuole concedersi? Forse, alle sue regole e coi suoi tempi: c'è qui un'importante questione sul consenso, trattata in modo nemmeno troppo sottile. Per la prima volta nella sua vita, Gabor deve sottostare agli ordini di qualcun altro, rinunciando al controllo che ha sempre esercitato.

Ci riesce? Può una persona come lui cambiare per amore? 

Ci sono molti pregi in questo romanzo e tutti afferiscono alla figura femminile, che l'autrice rende volutamente misteriosa, impenetrabile - in tutti i sensi - anche un po' respingente, ma per questo molto credibile.
Ho trovato Gabor un bel testo, con spunti interessanti, che cerca di essere inedito e di non cadere in un eros spicciolo, banale, cosa sempre molto difficile da fare, specie nella letteratura contemporanea, dove il sesso è onnipresente ma raramente è funzionale.

Deborah D'Addetta