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Una nuova prospettiva evolutiva. "La tirannia del cervello" di Jean-Jacques Hublin

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La tirannia del cervello. Una nuova storia dell'evoluzione umana
di Jean-Jacques Hublin
Castelvecchi Editore, aprile 2026

Traduzione di Alessandro Bresolin

pp. 224
€ 20,00 (cartaceo)

Jean-Jacques Hublin è uno dei più autorevoli paleoantropologi contemporanei. Dopo una lunga attività di ricerca al CNRS (Centre national de la recherche scientifique) e di docenze universitarie, ha fondato e diretto il dipartimento di Evoluzione umana al Max Planck Institut di Lipsia e l’European Society for the Study of Human Evolution (ESHE). I suoi studi si sono concentrati soprattutto sull’evoluzione dei Neanderthal, sulle origini africane di Homo sapiens e sullo sviluppo del cervello negli ominidi. Ha avuto inoltre un ruolo pionieristico nella paleoantropologia virtuale. Con La tirannia del cervello nel 2025 ha vinto il prestigioso Grand Prix du livre sur le cerveau della «Revue Neurologique». 

Il titolo può sembrare provocatorio, ma racchiude bene l’idea centrale del libro. Il cervello umano rappresenta una parte relativamente piccola del nostro corpo e tuttavia richiede una quantità di energia enorme. Hublin parte proprio da questo apparente paradosso per ripercorrere milioni di anni di evoluzione e mostrare come la necessità di alimentare un organo tanto dispendioso abbia influenzato progressivamente il comportamento e l’organizzazione sociale degli uomini.

Molti aspetti dell’anatomia, del metabolismo e del comportamento degli esseri viventi variano a seconda dei tratti caratteristici della loro vita. La cosa non sorprende affatto, perché diverse storie di vita comportano diverse strategie nella ripartizione dell’energia in funzioni che sono in competizione tra loro. Tra le specie di mammiferi che producono pochi piccoli a ogni figliata, quelle con il cervello più grande tendono ad avere piccoli più grandi. (p. 29)    

Nel volume l’autore mette in relazione elementi biologici, ambientali e culturali che spesso sono studiati in modo separato. L’evoluzione dell’uomo non appare tanto come una semplice successione di specie dotate di cervelli via via più grandi, ma quanto qualcosa di più complesso, dove il corpo, il cervello, la tecnologia e la società si trasformano in maniera reciproca.

Un ruolo importante è svolto dalla lunga infanzia umana. A differenza di quanto avviene in molte altre specie, il nostro cervello continua a svilupparsi per molto tempo dopo la nascita, richiedendo un investimento straordinario di energia e di cure: «Da un certo punto di vista possiamo dire che sono stati i nostri figli a renderci umani per davvero» (p. 122). Secondo Hublin, questa prolungata dipendenza dei piccoli dagli adulti ha contribuito a favorire forme sempre maggiori di cooperazione e di condivisione delle risorse. La necessità di crescere e nutrire un cervello così esigente avrebbe pertanto influenzato anche il nostro modo di vivere insieme.

L’evoluzione umana è in gran parte il risultato di quella che i biologi chiamano “costruzione di nicchia”, ossia il processo attraverso cui una specie modifica il proprio ambiente per renderlo più favorevole al proprio successo riproduttivo. In natura esistono molti esempi di costruzioni di nicchia. I castori o le termiti vivono in ambienti costruiti da loro stessi e fuori dai quali non potrebbero sopravvivere. (p. 183) 

Il libro è composto da un prologo, da nove capitoli e da una pagina finale di ringraziamenti e le pagine sono accompagnate da note corredate da riferimenti bibliografici. Disseminate ci sono inoltre una serie di immagini e infografiche esplicative in bianco e nero che aiutano la lettura, passando da figure che rappresentano l’anatomia del cervello a quelle che riproducono un confronto tra le proporzioni dell’intestino negli esseri viventi e negli scimpanzè.  

La tirannia del cervello è un saggio originale che ridefinisce il nostro successo evolutivo come il frutto di un equilibrio in continuo divenire. Spesso crediamo di aver usato la mente per governare il mondo, Hublin capovolge questa prospettiva, invitandoci a chiederci quanto la nostra storia sia stata guidata dall'inesauribile fame di energia del cervello. Un’evoluzione che lo vede tuttora protagonista assoluto, e che oggi ci mette di fronte a nuove sfide e responsabilità. Alla domanda che gli viene più volte posta, come l’autore scrive: «Come sarà l’uomo del futuro?», Hublin risponde così a chiusura del saggio: 

L’uomo in un prossimo futuro […] sarà in grado di plasmare la propria evoluzione, cosa che nessun’altra specie nella storia della vita era ancora stata in grado di fare. (p. 211).  

Silvia Papa