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La ricerca sul campo del luoghi veri del Mondo piccolo di Giovannino Guareschi: "Buon compleanno, don Camillo" di Egidio Bandini

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buon compleanno don camillo egidio bandini


Buon compleanno, don Camillo!
di Egidio Bandini
Selides edizioni, giugno 2026
 
pp. 120
€ 14,00 (cartaceo)

Possiamo chiamarlo Boscaccio, allora, il paese di Mondo piccolo? Certamente sì, ma altrettanto giustificatamente potremmo chiamarlo Busseto, Polesine Zibello, Roccabianca, Fontanelle e via discorrendo e, senza sbagliare, potremmo dargli il nome del nostro paese, qualunque esso sia e ovunque si trovi: perché Mondo piccolo è, per tutti, il luogo della memoria del cuore. (p. 78)

Sono ottant'anni che il sindaco Peppone e il parroco don Camillo ci fanno compagnia dalle pagine e dallo schermo. Nati sotto la penna di Giovannino Guareschi, questi due personaggi hanno rappresentato le anime politiche dell'Italia del secondo dopoguerra e sono diventati, nel corso del tempo, l'incarnazione di un passato dove vivere sembrava più vero: un agrodolce sentimento sulla nostalgia di un tempo che fu. Ma prima di essere personaggi di carta, Peppone, don Camillo, lo Smilzo, la Desolina, la maestra Cristina e tutto la cricca del paese della Bassa sono state persone reali, dalle quali Giovannino Guareschi ha attinto. In Buon compleanno, don Camillo!, Egidio Bandini va alla ricerca di chi sono state le figure che hanno colpito così tanto lo scrittore che non sapeva cosa farsene della letteratura e di tutta quella mercanzia lì.

Ogni lettore e lettrice, nel fruire di qualunque opera narrativa, si domanda quali siano le ispirazioni reali per l'autore o l'autrice. C'è dell'autobiografico nel suo ultimo romanzo?; Gli eventi descritti sono successi veramente? sono alcune delle domande che più spesso vengono fatte durante le presentazioni. Le motivazioni possono essere varie: dal desiderare di conoscere più intimamente l'autore o l'autrice tramite il filtro della sua opera, fino al voler sapere che la magia quotidiana, come quella che si ritrova nel Mondo piccolo, esiste davvero.
La snella trattazione di Egidio Bamdini va a caccia di indizi, di storie alle quali poter collegare i 346 racconti che dall'aprile 1946 fino al 1966 hanno intrattenuto dalle pagine del «Candido». E si parte con l'identificazione dei due protagonisti. Sarebbe troppo semplice pensare che Peppone e don Camillo esistano come singole unità, ma sono l'incrocio di varie figure che Guareschi ha incontrato nel corso della sua vita. 

All'età di anni zero, mesi zero, ora una e qualche decina di minuti, Guareschi incontra colui che è il prototipo di tutti i Pepponi del Mondo: Giovanni Faraboli, l'uomo che presenta il neonato Giovannino alla folla dei compagni riuniti per la "Festa rossa" il 1 maggio 1908. Faraboli era socialista e creò le prime cooperative fra lavoratori, talmente all'avanguardia da attirare osservatori dall'estero. Soprattutto, però, era identico al Peppone che tutti noi immaginiamo dopo aver visto i film con Gino Cervi: corporatura imponente, cappellaccio sulle ventitré e un paio di baffoni ad ala di rondone da far invidia allo stesso Guareschi. (p. 11)

Ma non c'è solo lui come modello. C'è Giuseppe Pilotti, detto Pipin, suocero di un compagno di prigionia nei lager di Guareschi: Pipin, ufficiale di stato civile, di fronte a un genitore entusiasta che chiedeva di far battezzare il proprio figlio con il nome di Lenin, ribatté di farlo andare a battezzare in Russia, dando l'ispirazione per il racconto "Il battesimo". E c'è è esistito un Giuseppe Bottazzi in carne e ossa, compagno di prigionia di Guareschi nel lager di Sandbostel.
Guareschi ha conosciuto anche i suoi don Camillo. Il primo modello è don Lamberto Torricelli, parroco di una frazione di Parma dove Giovannino e la sua famiglia si trasferirono negli anni Venti:

Don Torricelli impartiva allo studente Giovanino lezioni di latino e, dato il punto di ebollizione piuttosto basso del parroco, non è difficile immaginare che abbia fatto "assaggiare" all'allievo qualche scappellotto con le sue manacce, grandi appunto come badili. (pp. 11-12)

Si procede quindi con la possibile identificazione del paese – e non è Brescello – dove sono ambientate le storie, al riconoscimento di figure di spicco e di monumenti o episodi che possono aver dato il via alla scrittura dei racconti. Come la storia di Silla Ferrari, carrettiere di Fontanelle di Roccabianca che ha ispirato la favola di Giaròn, il carrettiere contrario al progresso e così testardo da sacrificare la famiglia sull'altare del suo ideale. Oppure il paese di Sissa che con i suoi due orologi e le rispettive campane innesca una lotta sul monopolio delle ore. 
Ma sono soprattutto i ricordi di Giovannino a fornire materiale per le storie, i ricordi pieni di nostalgia e dolore che lo tenevano in piedi durante la prigionia:

Dove ha ritrovato Guareschi il suo Mondo piccolo, quel paesaggio da romanzo all'antica che apparteneva ai racconti di suo padre Primo Augusto e che, per il Giovannino ragazzo, era qualcosa di leggendario? Sembrerebbe impossibile, ma Mondo piccolo Guareschi lo ritrova, lo ricrea, lo colloca con singolarissima esattezza nei campi di prigionia: su quella cartina al 25000 nella quale era segnato il luogo dove l'Internato Militare Italiano 6865 avrebbe ritrovato la fede in Dio. Quel luogo era la casa, era la famiglia, era tutto il mondo di Giovannino. (p. 75)

Si affronta anche il capitolo della saga cinematografica che, ormai è ben noto, a Guareschi non era mai piaciuta, a partire dal casting e le lettere a Rizzoli lo testimoniano in maniera vibrante. Buon compleanno, don Camillo! tra le varie curiosità e ricerche, porta anche lunghissimi stralci dei vari racconti che testimoniano la corrispondenza reale-immaginario. Forse estratti fin troppo lunghi che, in alcuni casi, finiscono per soffocare l'interessante ricerca sul campo. 

Sorge la domanda, dopo tutto questo tempo, come mai un'opera di narrativa che dimostra il peso dell'età e a firma di un autore che per molti anni è stato relegato nella letteratura di serie B susciti ancora così interesse. 

Perché Mondo piccolo è, per tutti, il luogo della memoria e del cuore. È la Bassa fantastica che tutti portiamo con noi: la casa dei nonni, il paese dove siamo nati; ma anche un quartiere della città può essere il nostro Mondo piccolo. (p. 78)

Ecco perché il Mondo piccolo parla ancora, a distanza di ottant'anni. Perché tutti e tutte noi ne abbiamo bisogno: serve un posto dove ambientare la propria personale mitologia, un paese, una strada, un quartiere che sia, in piccolo, ciò che ci ha accolto nel mondo grande. Proprio perché esiste ovunque e in nessun luogo può continuare a raccontare storie che sembrano favole vere e sono destinate a durare per sempre.

Giulia Pretta