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Volume illustrato che racconta le abitudini culinarie di alcuni degli autori e della autrici più famosi della letteratura

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A tavola con gli scrittori
di Valerie Stivers con le illustrazioni di Katie Tomlinson
L'Ippocampo, marzo 2026

Traduzione di Lucia Corradini

pp. 192
€ 19,90 (cartaceo)

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Un altro aneddoto riportato da Thurman vede Colette prendere in giro un gruppo di uomini colti e religiosi riuniti per discutere di moralità nella letteratura. Un contemporaneo, che registra la scena, scrive: «Mentre parlava di cucina, dello Château d'Yquem e dei piatti da assortire, Colette riconduceva tutto alla gourmandise: l'avidità di cibo, la bramosia di piacere sensuale. Amava ripetere che la purezza è una tentazione come le altre, non la più nobile». (p. 47)

Spesso scrittura e cucina sono passioni che vanno di pari passo, un po' come l'amore per gli scrittori e le scrittrici per i gatti: gli aneddoti curiosi sulle abitudini culinarie di questa o quella penna incuriosiscono, divertono e, ancora più spesso, raccontano molto delle persone che sono state, ancora di più dei loro libri.

Questo divertente volume illustrato, curato da Valerie Stivers che è autrice della longeva rubrica "Eat your words" su The Paris Review, ci racconta 40 autori e autrici attraverso i loro successi editoriali, ma anche tramite affari di pancia: i loro piatti preferiti, le golosità a cui cedevano, le pietanze che odiavano, come l'abitudine di scrivere si accompagnava ai pasti. 


Allora, ad esempio, emerge un ritratto quasi ascetico di Franz Kafka (che, si dice, fosse anoressico), un autore rigoroso che raramente cedeva a pasti eccessivi e che preferiva le cose semplici, come i preztel. La scusa di parlare di questo piatto - di cui l'autrice di fornisce la ricetta, come per tutti gli altri autori e autrici - serve a raccontare anche le sue opere più famose, come La metamorfosi o Il castello.

Se Gregor desidera «un nutrimento sconosciuto», le ultime parole dell'artista del digiuno sono l'ammissione che digiunare non era difficile per lui: «non riuscivo a trovare un cibo che mi piacesse. Se l'avessi trovato, credetemi, mi sarei abbuffato come voi o come chiunque altro senza fare tante storie». I personaggi di queste opere cercano un nutrimento profondo - emotivo, sociale, sessuale, spirituale - e di solito non lo trovano. (p. 101)

Se Kafka, come Tolstoj o Hemingway o Fitzgerald (che si nutrivano "solo" di alcolici) vengono raccontati come autori parchi e misurati, altri fanno la figura dei mangioni rubicondi: alcuni esempi che Stivers ci illustra trovano corpo in Balzac, famosa buona forchetta capace di ingollare intere tavolate da solo, o anche Maya Angelou, padrona di casa impeccabile che amava ricevere e cucinare in abbondanza. E curiose anche le vicende culinarie di autrici celeberrime come Jane Austen, con i piatti citati in Orgoglio e pregiudizio, o Emily Dickinson e la sua famosa torta al cocco.

Mentre i dolci lievitavano in forno, Emily scarabocchiava poesie sul retro delle ricette. Una prima stesura di Diverse cose non potranno mai tornare compare dietro la preparazione della torta al cocco, e chi ha studiato l'opera dickinsoniana ipotizza che gli stessi ingredienti abbiano ispirato i pensieri sui viaggiatori e sui viaggi. Un articolo sul sito web dell'Emily Dickinson Museum conclude che « dai molti appunti su carta da cucina si deduce che anche questo era uno spazio di fermento creativo per la poetessa, e che scrivere versi si fondeva, nella sua vita, con la preparazione di delicate ghiottonerie». (p. 65)

Ilare anche la descrizione riservata a Garcia Marquez, autore e uomo dalle grandi passioni e forti appetiti; o le vicende drammatiche di Sylvia Plath, divisa tra dovere e aspirazioni letterarie. Moltissime le curiosità, gli aneddoti, le chicche sconosciute, che non solo fanno sorridere ma ci aiutano anche a comprendere meglio la personalità degli autori e delle autrici presenti nel volume. 

Dal racconto di Joan Didion: 

Il suo stile elegante si esprimeva tanto nella nitida prosa quanto nelle cene glamour che organizzava, nel modo di vestire così come nel tenere a distanza il mondo. Il suo approccio casalingo e intimista appariva sempre estemporaneo. «Ricordo di aver preso 25 mg di Compazine [un farmaco contro la nausea, l'emicrania, la schizofrenia, le psicosi e l'ansia, una domenica di Pasqua, e di aver preparato un pranzo enorme ed elaborato per un sacco di persone, molte delle quali erano ancora in giro per casa il lunedì», scrisse con ostentata noncuranza nel saggio che dà il titolo a The White Album. (p. 67)

Alcune sezioni elencano poi i cocktail preferiti dagli scrittori e scrittrici; che spuntini preferivano - ad esempio, Agatha Christie prendeva una tazza di panna, Stephen King una fetta du cheesecake, Fitzgerald carne in scatola e mele, Victor Hugo caffè e due uova crude, Oscar Wilde solo un bicchiere di Champagne. E ancora i piatti memorabili della letteratura, come gli spaghetti di Murakami, la colazione con le banane di Thomas Pynchon, il boeuf en daube di Virginia Woolf.  


Volume davvero simpatico, curioso, divertente: perfetto per chi ama la scrittura tanto quanto la cucina e vuole scoprire le abitudini culinarie di alcuni degli autori e delle autrici più famosi della letteratura.

Deborah D'Addetta