di C. L. Taylor
Fazi Editore, febbraio 2026
pp. 360
€ 19.50 (cartaceo)
€ 9.99 (ebook)
Giocato tutto sul filo della tensione, questo thriller parla di un argomento quanto mai attuale: lo stalking. Protagonisti, che si alternano anche come voci narranti, sono cinque uomini e donne londinesi: Alexandra, Lucy, Bridget, River e Natalie. Tutti hanno in comune un incubo: sono perseguitati da stalker. Decidono quindi di iscriversi ad un gruppo di sostegno e a loro volta si aiutano a vicenda, grazie ai messaggi di una chat. Questo sistema sembra tenerli al sicuro, almeno fino a quando una di loro, Nathalie, non viene uccisa dall’ex davanti alla porta di casa.
A quel punto l’incubo diventa reale e cominciano a pensare di poter finire come lei. Il giorno del funerale, come se non bastasse, ricevono una corona funebre con una minaccia anonima, in cui leggono di avere dieci giorni di tempo per salvare uno tra loro. Per alcuni, quella data è legata a un evento particolare: per Lucy l’anniversario di nozze dei genitori; per Alex è la prima teatrale della pièce in cui sarà protagonista; per Bridget è il giorno del suo compleanno. River pensa solo a proteggere se stesso e la sua nuova ragazza Meg dalla sua ex, che ha promesso di farla pagare a entrambi.
Comincia così un turbinio di eventi, in cui i quattro, combattuti tra la paura e l’istinto di difendersi e pensando che sia inutile rivolgersi alle forze dell'ordine, cercano di capire chi possa essere l'autore della minaccia e pensano ad un piano per proteggersi dai loro presunti aggressori. Il lettore vive con loro le tensioni e le paure, tutte legate alla possibilità di essere l’oggetto della minaccia e pensano ad una soluzione che sembra inquietante, ma è al contempo geniale, ovvero diventare loro stessi gli stalker dei persecutori degli altri, provando a localizzarli con le nuove tecnologie.
Nonostante le tante sfaccettature del fenomeno, date dall’alternarsi dei punti di vista, la tematica potrebbe sembrare troppo abusata. Eppure Taylor riesce a restituire un insieme di emozioni, legate al vissuto dei protagonisti e alla descrizione dei loro traumi, che appassiona a ogni pagina. È essenziale come dalla prima storia, quella di Natalie, raccontata già nelle primissime pagine come inevitabile crimine, si passi da una dimensione di paura personale a una paranoia collettiva. Questo dato fa emergere, seppur all’interno di una stessa tematica, spunti di riflessione unici per ogni personaggio coinvolto e il confine tra vittima e carnefice sembra quasi assottigliarsi, instillando il dubbio in qualche caso. Così River sembra ad un certo punto il persecutore e non il perseguitato, nei confronti della sua ex:
Che sia lui a mentire? In fondo hanno solo la sua parola sul fatto che Vanessa lo stia perseguitando. Ha detto che Meg sapeva di avere addosso un localizzatole, ma se così non fosse? E se fosse possessivo e manipolatore come sostiene Vanessa? E se avesse escogitato tutto quel piano per impedirle di arrivare a Meg? (p. 89)
Ed ecco che la scelta di una struttura corale, scandita da capitoli a focalizzazione interna variabile, contribuisce a costruire un senso di instabilità percettiva. Su tutto pesa poi la scelta di inserire anche un conto alla rovescia, tipico di alcune trame thriller, da Dieci piccoli indiani di Agatha Christie – che non aveva un vero e proprio conto alla rovescia ma una filastrocca – fino ai più recenti romanzi di Ande Pliego, come Omicidi su invito, che lavorano su un meccanismo simile, costruendo un gruppo chiuso e una situazione iniziale che funziona da innesco narrativo.
Tutto questo serve a far aumentare la tensione da un lato, ma dall’altro funge quasi da trappola narrativa, perché se da una parte il lettore sa che arriverà ad un epilogo e che qualcosa di drammatico succederà, dall’altro il ripetersi di certi schemi potrebbe scadere nella prevedibilità, ovvero il sospetto che uno dei cinque non dica la verità e che il colpevole sia interno al gruppo e la domanda che sorge è se il fatto di aver creato un gruppo sia stato un bene o proprio il meccanismo perverso che porterà all’eliminazione dei suoi partecipanti.
Lo stile di Taylor privilegia un registro diretto e funzionale alla tensione, con capitoli brevi e dialoghi serrati che mantengono alta l’attenzione, anche se in certi casi sacrificano la profondità psicologica, lasciando intuire al lettore alcune complessità caratteriali che sarebbe meglio esplicitare. Tuttavia la suspence costante rende il romanzo veloce e avvincente e il finale inaspettato ribalta completamente ciò che il lettore credeva di sapere o di aver intuito, forse barando un po’ sulle dinamiche solite della struttura del giallo - almeno per quanto consigliato da Knox nel suo celebre decalogo - ma di sicuro facendolo in modo convincente e rendendo questo libro, anche per la tematica attualissima trattata, un libro da consigliare.
Samantha Viva

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