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Un esordio ben riuscito per un noir che mostra una Bologna sorprendentemente oscura: "Il respiro del faggio" di Fabio Rodda

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Il respiro del faggio. La prima indagine di Vera e Petrella
di Fabio Rodda
Salani, aprile 2026

pp. 350
€ 18 (cartaceo)
€ 11.99 (ebook)

Con Il respiro del faggio Rodda costruisce un noir d'esordio sorprendentemente solido, capace di attingere ai canoni del classico poliziesco senza mai rinunciare alla sua forte anima narrativa. Pur essendoci un'indagine centrale, il romanzo vive soprattutto dell'atmosfera che riesce a creare: una Bologna umida e grigia, stratificata dalle sue tante ombre sotterranea e da un senso costante di irrequietezza. La città è infatti una presenza narrativa viva che accompagna ogni svolta della vicenda e ne amplifica il peso emotivo. Non è la Bologna rassicurante, studentesca e turistica che conosciamo, Rodda ci conduce nelle sue vie più buie, passando da quartieri eleganti con palazzi decadenti, locali affollati e arrivando anche nelle periferie abitate da comunità straniere, dove la solitudine sociale fa emergere tensioni e lacerazioni che portano inevitabilmente alla violenza. È proprio questa dimensione ombrosa a dare forza al romanzo, perché il male non appare mai eccezionale o spettacolare, ma è profondamente umano ed è nascosto nelle relazioni famigliari, fra dipendenze, fragilità psichiche, segreti e compromessi.

Le strade erano deserte, il lastricato umido faceva rimbalzare la pioggia che cadeva fitta e sottile come mazzi di stiletti che precipitavano da un cielo di ferro colato. [...] Il sovrintendente capo si stropicciò gli occhi. Sospirò, cercando nella giacca una sigaretta:  «Allora, che è successo?»
«Un omicidio, sovrintendente. Non sappiamo molto di più. Malvezzi Rosina, di anni sessantotto. Uccisa con diverse coltellate in casa sua». (p. 7)

Al centro del romanzo c'è la magnifica figura del sovrintendente Antonio Petrella, protagonista credibile e ben strutturato, lontano da ogni stereotipia di investigatore infallibile. É un personaggio psicologicamente spigoloso, tormentato dai sui traumi lavorativi passati che continuano in un certo modo a perseguitarlo. Rodda tuttavia riesce a non renderlo una caricatura del poliziotto drammatico e drammatizzato, perché il passato di Petrella è un elemento volto unicamente a incidere sul suo modo di guardare al mondo e con cui fa i conti a lavoro, una sorta di strumento per il lettore per comprendere l'uomo senza doverlo giustificare. Accanto a lui c'è un'interessante figura femminile, la giovane moldava Vera Rotari, che introduce nel romanzo uno sguardo ancora diverso sulla città e sulle differenze sociali. La sua indagine parallela nel mondo della comunità moldava aggiunge profondità al testo e amplia il territorio del noir conducendolo verso territori più sociali e relazionali.

C'era qualcosa che non tornava nella scena del crimine di Rosina Malvezzi. Qualcosa che non riusciva a cogliere, una dissonanza che fiutava, ma non metteva a fuoco. Tutte quelle ferite. Il corpo adagiato in quel modo. Overkilling e undoing. Chi l'aveva ammazzata ci aveva messo più forza del necessario, troppa rabbia. E poi aveva ricomposto il corpo, come per mettere comoda Rosina. Come per chiedere scusa. (p. 104)

Uno degli aspetti più riusciti del libro è la gestione dei personaggi. Rodda mette in scena una quantità notevole di figure senza perdere mai il controllo della narrazione. Lo stesso lettore, dopo un iniziale presa di coscienza della molteplicità di nomi cui si trova difronte, sente di avere una bussola di orientamento e una traiettoria da seguire. Ogni personaggio lascia infatti una traccia precisa, anche attraverso dettagli minimi, e contribuisce ad alimentare una trama ricca per un noir incalzante, capace di mantenere viva la tensione fino alle ultime pagine, sorprendendo il lettore proprio quando pensa di aver individuato la giusta direzione dell'indagine.

Interessante anche la scrittura, che alterna un ritmo più investigativo a momenti più introspettivi senza però spezzarne l'equilibrio narrativo. L'autore mostra una grande attenzione ai dialoghi, inserendo un pizzico di ironia e sarcasmo, riuscendo nell'intento di solleticare costantemente l'attenzione e la curiosità del lettore. Per essere un esordio narrativo, quest'opera colpisce per maturità narrativa e consapevolezza strutturale. Fabio Rodda dimostra di conoscere bene i meccanismi del genere, e, soprattutto, di sapere che un'indagine funziona davvero quando riesce a raccontare bene anche le crepe della sua città e delle ombre che la circondano.

Carlotta Lini