Il cielo è nero la terra è blu
di Rossella
Sorbara
Neo
edizioni, aprile 2026
pp. 176
€ 17 (cartaceo)
A me è capitato certe volte di avere delle nottate così che me ne stavo da sola con la pendola in oro laccato che suonava, ma nonostante il suono del tempo, io non ci credevo che la notte passava, credevo che durava per sempre, la notte. Questo, certe volte, è proprio il potere della notte, ve lo giuro. (p. 148)
Nicoletta
ha tredici anni e mezzo quando si convince che la donna che vive in casa con
lei – e che lei chiama sempre e solo “quella lì” – non sia sua madre. Non
può esserlo, si dice, perché una madre non si comporta così: non tratta male la
figlia, non le urla addosso, non trova ogni pretesto per metterle le mani
addosso. Poi, come ogni anno capita in questo paesino di provincia senza nome –
come spesso sono i paesini di provincia che compaiono nei romanzi –, all’improvviso
ecco spuntare dal nulla il tendone del circo e allora Nicoletta si convince che sua madre,
quella vera, sia stata rapita anni prima e si trovi proprio lì, nel circo,
libera da una vita fatta di piatti da lavare e un marito inutile, quando non
assente. E così seguiamo Nicoletta nei suoi viaggi randagi insieme all’amico
Cosimo – un ragazzino sfigato quanto lei, preso di mira quanto lei dai compagni
di scuola – nel tentativo di scoprire una verità alla quale in fondo non crede
realmente; ma soprattutto, nel tentativo di affrontare quella difficilissima
fase della vita che è la prima adolescenza, quando tutto sembra acquisire un
nuovo senso o, meglio ancora, il senso sembra perderlo.
Rossella
Sorbara, alle prese con l’esordio, percorre una via che ultimamente si affaccia sempre più spesso nelle pagine dei romanzi italiani, soprattutto di quelli pubblicati
dagli editori indipendenti. Lontana dai fasti della grande città, lontana dalle
imprese eroiche dei grandi temi impegnati, Nicoletta è una ragazzina come
tante, angustiata dai problemi della sua età, insoddisfatta quanto basta da ciò
che ha intorno per inventarsi un mondo tutto suo. Ma soprattutto, Nicoletta
nasce e cresce in quella provincia del Nord italiano, mai nominata ma
riconducibile all’orbita torinese, dove vige lo spazio dell’immobilità, dove
il tempo sembra ristagnare e il progresso resta una promessa distante, più
evocata che vissuta. Nella provincia di Sorbara nulla accade, e potentissimo è infatti
l’incipit che aggancia il lettore: «Nel paese in cui mi capita di vivere,
l’unica cosa che succede è la nebbia» (p. 9). In un paese minuscolo, fatto di
poche ambizioni e ancor meno personaggi rilevanti, se l’unica cosa che succede
è la nebbia è quasi inevitabile tutto ciò che accade accade dentro la testa di quella
manciata di individui in grado di immaginare qualcosa che vada al di là del proprio naso. Nicoletta è uno di questi
individui: possiamo intravederlo il suo futuro, lontano da questo luogo non
luogo in cui niente di importante avviene mentre là fuori il mondo – ce ne
accorgiamo sempre di più – si rende sempre più estraneo ogni giorno che passa.
Rossella
Sorbara, ricordiamolo, è all’esordio. Eppure il suo stile è già affascinante,
si potrebbe dire quasi maturo al punto giusto; la sua penna è affabulatrice abbastanza da convincerci che a parlare sia una ragazzina di tredici
anni e mezzo che non ha una grande padronanza della lingua eppure sa dire
quello che deve dire. È una sorella minore, una cugina, o quell’amica delle
medie che ci raccontava di aver trovato un formicaio durante un giorno d’estate
e di aver trascorso l’intero pomeriggio a osservare quelle minuscole figure
nere fare avanti e indietro sul terreno arido, chiedendosi quale fosse il loro
scopo, il loro destino.
Insomma, l’autrice ci porta indietro di forza a quel periodo delle nostre vite che non esiste più, dal quale forse abbiamo fatto di tutto per fuggire perché ci rendeva tristi e agitati. Sorbara ci riporta lì, e lo fa nel modo più dolce e crudele che esista: attraverso gli occhi limpidi e i capelli rasati di Nicoletta.
David
Valentini
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