La vecchia
di Georges Simenon
Adelphi, gennaio 2026
Traduzione di Simona Mambrini
pp. 167
€ 18 (cartaceo)
€ 10,99 (ebook)
Vedi il libro su Amazon
Pubblicato per la prima volta in Francia nel 1959, come di consueto a puntate su una rivista e poi in volume, appartiene ad una manciata di romanzi duri che lo scrittore compose in Svizzera. L'ambientazione è parigina, ma più che lo sfavillante mondo della Ville lumière, qui abbiamo una geografia degli interni.
Case, locali notturni, salotti, androni di palazzi, stanzini bui sono i luoghi in cui i personaggi femminili si muovono, conquistano, si guardano, si scoprono e sferzano attacchi ferini ai loro mondi, apparentemente perfetti. Due generazioni si confrontano. Da un lato una giovane brillante e famosa, ovvero Sophie Émel, che è anche una celebre paracadutista e una frequentatrice di luoghi dissoluti, dove beve troppo e incontra donne che decide di portarsi in casa; dall'altro una vecchia, che è anche la nonna di Sophie, ovvero Juliette, costretta allo sfratto, accolta di malavoglia dalla nipote, ma nello stesso tempo nascosta alla sua vista in un locale della casa in cui non possa nuocere alla sua vita e sorprendentemente acuta, scaltra e capace di mettere in discussione l'intera esistenza di sua nipote.
Nel ballo delle figure minori ci sono anche la domestica Louise e la fragile Lélia, l'ultima amichetta di Sophie, che soffre l'arrivo della vecchia più delle altre.
Erano solo in quattro ad andare e venire, ora visibili ora invisibili, con le immutabili torri di Notre-Dame a far da testimoni, quattro donne, ciascuna intenta a studiare i movimenti delle altre tre, sensibile alla minima variazione di tono, alla natura di un silenzio. (p. 50)
In questo romanzo che a tratti ricorda un dramma teatrale, definito da molti huis clos perché i dialoghi preminenti si svolgono dentro uno spazio chiuso, che è l'appartamento di Sophie all’Île Saint-Louis, a Parigi, c'è una tensione fortissima, da noir psicologico, che si innalza via via che cresce la confidenza tra nonna e nipote e che inevitabilmente porterà ad una tragedia.
La scelta di arginare lo spazio ci porta a valutare la psicologia interna dei protagonisti e funge da limite e avvertimento, proiettandoci nel contempo in un'atmosfera claustrofobica e intima. Sophie ha scelto di fuggire dal mondo che la opprimeva e di costruirsi un'esistenza libera, apparentemente felice e spensierata, la vecchia è rimasta schiacciata dagli obblighi di una vita matrimoniale che non voleva e che l'ha resa vittima per tutta la vita, trovando solo dentro la sua immaginazione e dentro la casa che si è costruita e che infatti non vuole lasciare, la sua dimensione. Il dolore della vecchia è riposto dentro i suoi oggetti, nelle sue abitudini e nei suoi segreti e Sophie se ne fa contaminare e avvelenare, concedendole confidenza e ascolto.
Quelle parole restarono impresse nella memoria di Sophie, con quella precisa intonazione. Sul momento non avrebbe saputo dire se c'era dell'ironia nella voce e negli occhi ormai asciutti e brillanti della vecchia.
«Ti vedevo così forte!... Perché tu sei forte, vero?». (p. 114)
Ma è proprio nei personaggi che sembrano deboli, insignificanti e innocui che Simenon nasconde la chiave per un dramma che non è mai annunciato, ma che il lettore comincia ad aspettarsi, pagina dopo pagina. La cosiddetta zona grigia che piace tanto allo scrittore è riposta nel personaggio che all'inizio ci sembra il più fragile, la vecchia Juliette. Il motore della tragedia assume sfumature diverse e via via più teatrali: la domestica Louise che diventa sua confidente, che giudica aspramente Sophie e diventa parte dell'ingranaggio oppressivo che Sophie odia, una voce popolare che non la osanna ma la giudica e la disprezza.
La fragile Lélia, che trova il coraggio di ribellarsi al duello intimo che si svolge sotto i suoi occhi, e per cui la vecchia trova parole di disprezzo e non di comprensione, nonostante la triste vicenda che l'ha vista coinvolta in un matrimonio violento e possessivo, molto simile a quello della stessa Juliette. La definisce più volte come uno dei cani malati raccattati per strada, e quando infine, esasperata dalla situazione la costringe ad andar via, commenta sarcastica: «Quella ha i giorni contati».
Nel confronto tra le due protagoniste, la giovane Sophie appare quella che in apparenza è la più moderna, la più forte, ma come la casa in cui Juliette ha abitato, che già all'inizio del romanzo è piena di crepe e deve essere demolita, anche Sophie ha le sue crepe. Su quelle fragilità, legate al rapporto con i genitori, con una madre assente e anaffettiva, come la nonna non fa altro che ricordarle (tu eri semplicemente la metà delle gemelle e, dal suo punto di vista, la metà cattiva p.108) oltre all'insofferenza per una vita troppo borghese, ecco che si insinua la vecchia, abitandone ogni dolore, ogni momento, ogni più piccola ombra.
Solo pochi giorni prima Sophie sentiva di non avere legami né radici, di non avere una famiglia, in pratica, e adesso si ritrovava legata a delle tombe, a dei personaggi che la guardavano come se accampassero diritti su di lei, come se avessero da dire la loro sul suo futuro. (p. 154)
Si costruisce così la rete della tragedia che porterà al culmine della tensione finale, che spiazza, che sfianca e che Simenon non annuncia, ma indaga passo passo, e a ben vedere era tutto già scritto dall'inizio, solo che siamo stati distratti, abbiamo sperato in un finale migliore, ma non c'è via di scampo per chi è condannato dalla vita e decide di trascinare gli altri dentro il suo dolore. Un romanzo piccolo, intenso e magistrale, che gli amanti di Simenon non possono perdere.
Samantha Viva
.png)
Social Network