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I racconti di una vita: "Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922-1974" di Cecil Beaton

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Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922-1974
di Cecil Beaton
Neri Pozza, novembre 2025

Traduzione di Laura Grandi

pp. 560
€ 42,00 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)

Cecil Beaton è stato tante cose. Nato a Londra nel 1904 fu un fotografo di moda e di personaggi famosi, tra l’altro fu il fotografo ufficiale della famiglia reale britannica, un fotoreporter di guerra, ma anche uno scenografo e un costumista, vincendo due premi Oscar per i film Gigi nel 1958 e My Fair Lady nel 1964. 

Fotografando la regina Madre

(Londra), primavera 1953

Oltrepassando le vecchie stanze della regina madre si sentiva una forte zaffata di vernice, e ho notato che le pareti erano nude e i mobili venivano portati via. Le stanze dove avremmo scattato le fotografie erano inospitali e fredde, al punto che, malgrado si dica che la regina madre grazie alla sua salutare educazione scozzese sia impermeabili alle intemperie, ho chiesto un vaso di fiori da usare nelle foto […] in tutto il Palazzo non ce n’era neanche uno. (p. 355)

Nella sua lunga carriera ha saputo fissare avvenimenti, donne e uomini in immagini iconiche e intramontabili grazie a uno sguardo attento e curioso. Scrittore indefesso appunta e annota la cronaca di una vita straordinaria attraverso i suoi diari, scritti in un arco di tempo che copre oltre cinquant'anni.

Pubblicati per la prima volta in italiano da Neri Pozza con il titolo Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922-1974, la raccolta è una selezione dei sei volumi di Diari pubblicati da Weidenfeld & Nicolson tra gli anni 1961 e 1978.

Leggerli significa attraversare il Novecento da una prospettiva privilegiata, da chi è al centro del mondo che racconta. Tra Hollywood, i reali, i teatri, la politica, l’arte e la musica, Beaton mette in luce ciò che si nasconde dietro l’apparenza, scorgendo da ciascuno passioni, ossessioni e contraddizioni.

Oltre al mondo dello spettacolo e delle grandi dive, emerge anche un’altra dimensione più inattesa, quella storica. I diari attraversano momenti cruciali, dalla crisi degli anni Trenta al dopoguerra e mostrano come anche l’immaginario collettivo si trasformi al pari dei cambiamenti nella società. A tratti ironico in altri malinconico, nelle sue cronache mescola sapientemente il sorriso alla riflessione. Potente è la sua capacità di unire la precisione del cronista alla sensibilità del testimone.    

Liberazione di Parigi

(25) agosto (1944), mercoledì

Mercedes de Acosta, la cui voce non sentivo da sette anni, ha telefonato, come se il passato non fosse mai esistito, per darmi la notizia della liberazione di Parigi. I telefoni hanno ronzato tutta la mattina con nuove voci – una diceva Pétain era stato rapito – alcune erano vere, altre false, ma ciò non toglie che Parigi è risorta! (p. 171) 

Un aspetto centrale del libro è anche il ritmo linguistico di Beaton, che si muove tra registri diversi. La scrittura è fluida e immediata, accanto a passaggi rapidi, fatti di annotazioni secche e quotidiane, emergono improvvise parti descrittive, narrando la realtà attraverso un filtro personale e puntuale. Le sue pagine agiscono come un diario di bordo lucido e introspettivo. Suggestiva è la cura con cui restituisce al lettore le atmosfere delle situazioni che descrive. 

Una serata con gli Stones

Marrakech, marzo 1967

Il martedì sera sono sceso a cena molto tardi e, con mia sorpresa, seduti nell’atrio dell’albergo, ho trovato Mick Jagger e un gruppo di zingari dall’aria assonnata. […] Non volevo dare l’impressione di interessarmi solo a Mick, ma ci è capitato di sedere uno vicino all’altro mentre lui beveva un Vodka Collins e fumava tenendo le dita appuntite. La sua pelle è del bianco di petto di pollo, e bella. Possiede un’eleganza innata. (p. 502)     

Molto dipendeva dal futuro non è solo il racconto di una carriera eccezionale, ma il ritratto di un modo di abitare il proprio tempo. Beaton vive immerso nel presente, ma con la consapevolezza costante che ogni immagine, ogni incontro, ogni volto è destinato a diventare memoria nel futuro.

 

Silvia Papa