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"Si dice che si può leggere una città come si legge un libro": passeggiando tra "Carte false" con Valeria Luiselli

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Carte false
di Valeria Luiselli
La Nuova Frontiera, 2019

Traduzione di Elisa Tramontin

pp. 128
€ 15 (cartaceo)

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Nel descrivere il suo celebre flâneur, Baudelaire usò un'espressione di grande impatto: lo definì "un caleidoscopio dotato di coscienza". Colui che vaga oziosamente, lasciandosi emozionare e colpire dalla passeggiata come forma di scoperta si immerge in mezzo ai luoghi e alle persone come fossero serbatoi di energia cui attingere. Nell'entrare in relazione con quest'energia produce a sua volta nuove caleidoscopiche forme, delle aure, degli "choc" (per usare ancora le parole del poeta) che poi si trasformano in racconto letterario. 
Dentro Carte false di Valeria Luiselli si passeggia molto, e dappertutto. L'approccio è quello di una flâneuse contemporanea che avanza con acume, curiosità e un certo malinconico spirito di scoperta.
Dai cimiteri di Venezia a Città del Messico, dai ponti dell'Île Saint-Louis alle mappe del cielo tracciate dagli aerei intercontinentali: si passeggia a piedi, si va in bicicletta, ci si sposta con l'immaginazione. 
L'attenzione alla mappa, alla cartografia emotiva dei luoghi non è inedita per Luiselli: è un tratto distintivo anche di quel meraviglioso testo polifonico - nella struttura e nei registri - che è il suo Archivio dei bambini perduti (di cui si è scritto qui). Un romanzo-mappa messicano alternativo alle carte ufficiali, quelle nate con la colonizzazione, la conquista e l'imposizione arbitraria dei confini. Luiselli ha dimostrato la capacità di dare vita a mappe diverse: libere, emozionali e dominate dai sensi. Mappe in cui molte più persone possano riconoscere la propria storia e il proprio presente. 

Tornando a Carte false, è una raccolta di brevi divagazioni letterarie che si gustano rapidamente (in uno scoppio di rivelazione), ciascuna con un carattere proprio e distinto, eppure con una sua precisa connotazione nell'ecosistema libro. Esplorazioni reali e immaginarie che la scrittrice ci consegna nel tentativo di riflettere insieme sui concetti umani di spazio, identità, cittadinanza, appartenenza. Anche qui echi e fantasmi letterari passeggiano con noi, primi tra tutti quelli di grandi autrici e autori che hanno scritto storie e luoghi immortali. L'accostamento chiave città-linguaggio percorre tutti i racconti del volume invitandoci a considerare la lettura come una delle forme più intime di passeggiata
Si sono paragonate spesso le città al linguaggio: si dice che si può leggere una città come si legge un libro. Ma la metafora può essere capovolta. Le passeggiate che facciamo leggendo tracciano gli spazi che abitiamo nell'intimità. Ci sono testi che saranno sempre i nostri vicoli senza uscita; frammenti che saranno un ponte. T.S. Eliot: una pianta che cresce tra le macerie di un edificio demolito [...] Salvador Novo: un lungomare trasformato in strada a scorrimento veloce. Tomás Segovia: un viale alberato, un respiro; Roberto Bolaño: una terrazza; Isabel Allende: un centro commerciale (realmeraviglioso); Deleuze: un dosso; Derrida: una buca; Robert Walser: una crepa nel muro, per affacciarsi dall'altra parte; Baudelaire: una sala d'attesa; Hannah Arendt: una torre, un punto d'Archimede; Heidegger: un vicolo senza uscita; Benjamin: una strada a senso unico, presa contromano. E tutto quello che non abbiamo letto: un relingo, il vuoto nel cuore della città. (pp. 85-86)
Relingos è il nome che un gruppo di architetti dell'Università Nazionale Autonoma del Messico ha dato agli spazi vuoti nel tessuto cittadino, quegli avanzi urbani che spesso sorgono tra un edificio e un altro, triangoli di spazio non ancora utilizzati, superfici irregolari per cui ancora non esiste un progetto, lotti di spazi e di vite che nessuno riempie o elimina. 
In Carte false c'è un capitolo dedicato a loro ma, più in generale, sembra che la scrittura dialoghi sempre con dei relingos perché gli spazi vuoti generano da sempre fascino e sconcerto e non c'è esperienza più affascinante che l'interazione con il vuoto. 
Nell'esplorazione dello spazio Luiselli mette molto delle sua vita, sempre condividendo piccoli flash che bastano a raccontare tanto altro: la simpatia per un portiere notturno, la vita in uno studentato, la giornata in un ufficio pubblico, il viaggio sulle orme di Iosif Brodskij nell'amata Venezia. 
Le "carte" del titolo sono quelle letterarie (opere, racconti, grandi libri), sono le cartine e le mappe (una su tutte quella della sua Città del Messico, alla ricerca di un tempo perduto insieme personale e collettivo) e anche le tante carte che riempiono la nostra esistenza dei significati più vari (dai meccanismi della burocrazia alla costruzione dell'identità). 

Come in Archivio dei bambini perduti, ma qui con più leggerezza, ripercorrere tutte queste diverse cartografie è un modo per costruire nuove memorie, per ragionare sulla vita e sulla morte. Non è un caso che il libro si apra e si chiuda con l'immagine di un cimitero. 
Tra ponti, marciapiedi, passaggi pedonali, strade strette, incidenti urbani e percorsi obbligati ci invita a passeggiare insieme in luoghi che alla fine ricordano sempre una grande biblioteca o un grande archivio cartografico. 
Se è vero che, come scriveva Borges, abitiamo "tra le rovine di una cartina smisurata", Luiselli  si ricollega a una grande storia letteraria in cui scrivere è un modo per guadagnare centimetri di mondo abitato, senza mai dimenticare il ruolo degli spazi vuoti: i relingos da cui è più bello sollevare lo sguardo verso il cielo.



Claudia Consoli