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"I quaderni botanici di Madame Lucie" e il potere salvifico delle piante nel romanzo di Mélissa Da Costa

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I quaderni botanici di Madame Lucie

I quaderni botanici di Madame Lucie
di Mélissa Da Costa
Rizzoli, aprile 2021

Traduzione di Elena Cappellini

pp. 246
€ 17,10 (cartaceo)
€ 9,99 (ebook)





Superare la barriera del dolore e del lutto è un percorso lento e tortuoso. Lo è soprattutto se a morire è l’altra metà di noi, l’uomo che amiamo e che un giorno d’estate esce di fretta per una commissione e non torna più. Con questo dolore, e con la tragedia di una figlia mai nata, è costretta a convivere Amande, che decide di allontanarsi da ogni cosa e di fuggire in campagna, in una casa isolata nell’Auvergne, per poter dimenticare ogni cosa, anche se stessa.

Perché? Mi chiedo sfogliando le pagine sempre più in fretta, fino a non distinguere più le scritte. E perché no? Ormai niente ha più veramente senso nella mia mente. Riempire le pagine di un'agenda o di un calendario non mi sembra più insensato che prendere i mezzi pubblici, andare a lavorare, fare la spesa, vedere gli amici, comportarsi come se la vita non fosse una volgare assurdità. (p. 61)

In questo romanzo, che è una lenta catarsi e ci racconta giorno per giorno a cosa possiamo aggrapparci per ricominciare a vivere, vi è anche un protagonista silenzioso, la casa in cui Amande decide di vivere, che ha avuto giorni felici coi suoi precedenti proprietari, ormai morti e che ora è lasciata alle cure di una figlia che non può occuparsene e decide di affittarla. Amande scoprirà ben presto che anche quel luogo ha un suo dolore, e questo dolore accomuna la giovane donna in lutto alla vecchia proprietaria, con cui Amande instaurerà un dialogo che sfida tempo e dolore, attraverso i suoi appunti di giardinaggio. 

Per il momento mi accontento di leggere i suoi diari e di cercare di memorizzare il più possibile. Tutti i giorni faccio un giro sulla striscia di terra. Di solito a fine giornata. Mi sono accorta che i fiori di cardo stanno morendo, con l'avanzare dell'autunno. La cosa mi rattrista a tal punto che faccio il giro quotidiano con un nodo allo stomaco. (p. 89)

Proprio l’idea di tornare alla terra e di far fiorire qualcosa, prendendosi cura di piante e ortaggi, salveranno la protagonista dal dolore. Un dolore che le ha strappato anche il frutto del suo amore, per una complicazione improvvisa dovuta al lutto improvviso che l’ha devastata. Proprio il confronto tra questa donna ormai senza radici e senza più speranze di fiorire e l’orto di madame Hugues, che deve ritornare a nuova vita, sarà la chiave di volta per stabilire uno scopo, un obiettivo nuovo, che inconsapevolmente salveranno la persona e il luogo da un sicuro oblio.


Con una scrittura limpida e consapevole, Mélissa Da Costa ci consegna delle pagine che colpiscono fino a commuovere, capaci di raccontare senza pudore il dolore, la depressione, la volontà di annullamento e nello stesso tempo la rinascita, lenta ma salvifica, verso una nuova consapevolezza. Se per argomento e delicatezza il libro può in qualche modo ricordare il grande successo della Perrin, di Cambiare l'acqua ai fiori, in questo romanzo nulla è lasciato in sospeso fin dall'inizio, la voce della protagonista si erge su ogni cosa e anche la sua volontà di raccontarci la rovina da cui si solleverà. 


Un romanzo forte e con un filo conduttore ben preciso, che sa catturare e al contempo stupisce per incisività, con un io narrante che man mano scopriamo sempre più spirituale, con i propri riti e la voglia di celebrare la vita, nonostante tutto.


Samantha Viva