mercoledì 16 settembre 2020

Vita e parole nei giovedì sera di Elvis

seminara i segreti del giovedì sera

I segreti del giovedì sera
di Elvira Seminara
Einaudi, luglio 2020

pp. 200
16,50 (cartaceo)
€ 8,99 (ebook)


L’ultimo romanzo di Elvira Seminara, scrittrice che negli anni ci ha abituato all’intima riflessione sui rapporti umani e sulle sue fragilità (Dall’Indecenza ad Atlante degli abiti smessi, per citarne alcuni), apre una nuova finestra sul percorso personale dell’autrice, in termini stilistici e di ricerca, e sull’apertura del suo sguardo verso l’esterno, pur restando in tema di affetti; stavolta lo sguardo balza fuori dall’orbita dell’io, allargando gli orizzonti verso altri microcosmi, legati dal filo dell’amicizia. 


Proprio nel libro in cui l’autrice compare per quella che è nella vita, una scrittrice che si fa chiamare Elvis, diminutivo di Elvira appunto, e decide di portarci nell’intimità dei luoghi in cui vive, descrivendo riti e angoli che si svolgono nella sua amata città, Catania, ecco che magicamente c’è in realtà un’annullamento del sé a favore del vissuto corale, generazionale quasi. 


Scegliendo di dipingere i rapporti che legano i quasi sessantenni alla loro vita, ai loro riti e gesti, ai loro successi e insuccessi, alle loro complesse sfere emotive, all’immobilismo apparente e solo a tratti nichilista, avviene la trasformazione, continua, totale e circolare di ciò che sono ma anche di ciò che siamo, e in questo senso gli amici di Elvis potrebbero avere qualunque età e vivere in qualsiasi posto. 


Questo succede, perché il corso della vita ci porta a essere quello che siamo sono in apparenza, e di questa apparenza discutono i personaggi, che già mentre parlano si trasformano, pervasi da un “tutto scorre” che è vitale e che trasborda anche nello stile, travalica i confini, abbatte le barriere del virgolettato, il senso soggettivo del raccontarsi, si sposta da noi agli altri, anzi l’autrice esiste, paradossalmente,  perché nella scena riesce a scomparire. 


Elvis c’è in quanto ascoltatrice e poi in qualche modo delatrice - attraverso il libro e quindi in funzione di io narrante - di un mondo che si limita a guardare, una galassia le si muove intorno e solo nel finale, nel collasso di uno dei mondi-persona, che si scompone e si annulla, ecco che riappare l’emozione di chi scrive, la difficoltà di catturare le confidenze degli altri, l’empatia e la partecipazione, che è dello scrittore e ancor prima del giornalista, mestiere che per anni e con successo è stato anche della Seminara, e meravigliose restano le descrizioni di straniante impotenza durante le riunioni di redazione: 

La riunione dei capiservizio si svolgeva alle 11 in una stanza con una grande finestra. La redazione era al secondo piano, ma sembrava di essere molto più in alto perché vedevi le chiome degli alberi e le antenne, e persino i corvi da vicino. O forse l’altezza era una presunzione, perché in quella stanza mettevi in pagina i controversi moti del mondo. E si assegnava, comunque ci fossimo alzati quel mattino, incrudeliti dall’insonnia o intasati da un’allergia, una gerarchia ai fatti.

In queste righe c’è uno spaccato della vita di un giornalista, con cui prima o poi tutti coloro che svolgono questo mestiere, coloro che lo fanno per un motivo ben preciso almeno, si scontrano, ovvero l’eterna domanda su come bisogna trattare i fatti, sulla distanza che ognuno di noi riesce a tenere dagli eventi e dalle persone ivi coinvolte. E a mio parere, ma sono sicura anche per Elvira Seminara, il grosso problema delle nuove generazioni di giornalisti che stanno emergendo è che hanno perso il senso della misura di quella distanza, e hanno iniziato a calpestarla e a confonderla con l’impatto che una notizia deve avere, con il sensazionalismo, che è altra cosa dalla narrazione obiettiva di una notizia. La scrittrice ci porta in metafora i piani di lettura delle notizie, come si sente chi scrive, e dove si colloca nei diversi piani di un palazzo e nella prospettiva in cui ai piani alti si è sempre più vicini ai corvi, che non alle persone.


In fondo, nella pagina è presente la dura prova di chi vive del mestiere di scrivere, annullandosi in virtù delle vite degli altri, sempre provando a sorprendersi e a cercare di capire come possiamo raccontarli, paragonandoli alla nostra vita ma abbassando di poco le nostre difese, senza mai portare giudizio, giusto un appetito fisiologico, o la prova di un abito in camerino, tra un ascolto e un altro, tra la fatica di esserci e l’impotenza di contare qualcosa. Per gli altri, spesso per gli amici, siamo solo un muro fonoassorbente di non detto, siamo un grumo di pensieri che non esprimiamo, e anche nel non dire, pur essendoci e pensando, le soluzioni stilistiche del romanzo sono formidabili, come in questo dialogo, a metà tra il discorso indiretto e la riflessione indiretta libera:

Canta nel cuore della notte, e col blu dipinto di blu sente subito il sangue più fluido, e però meglio i brani impetuosi, dice, mica Battisti o De Gregori, lui intona De André, qualche Venditti, un paio di Cocciante - la sua canzone per Margherita funziona benissimo, spiega, tra l’altro c’è lei che dorme ma lui non può riposare, e canta al cielo. Per fortuna sta in una casa isolata ad Aci Trezza, non gli dico.(p.74)

E poi c’è una Sicilia, finalmente raccontata in modo nuovo, in quelle estati languide che ci portano allo stremo e sembrano non voler morire, svenendo tra le braccia di un finto inverno, come un’attrice che ignora del tutto le comparse, quale l’autunno si rivela, concedendosi solo al famoso di turno, bello e tenebroso ma con un piccolo cameo sullo schermo, quale l’inverno spesso è. Catania, che dorme ai piedi di un vulcano e si fa avvolgere dalle nebbie del mare, e che come i protagonisti di questo romanzo gira intorno al suo stesso essere, prova a sentirsi abbronzata e giovane ancora un po’, infine cede e diventa un’altra, inevitabilmente. Nell’essere protagonista la città non è mai solo un luogo, ma una sorte di deus ex machina che muove all’azione ogni attore in campo (non a caso parlo di attori, visto il tributo al cinema a cui costantemente, nelle citazioni e non solo, la scrittrice ricorre), in un complesso intrecciarsi di umori e tempo e spazio, si rivela capace di attrarre o respingere, di cedere o imporsi:

Anche se sei nato nato in Sicilia, e ne porti i segni nel Dna, come ustioni, il giorno della Lupa ti assale a tradimento. Non puoi saperlo prima, se le correnti tropicali calde troveranno il mare troppo freddo e l’impatto si scioglierà in aria lungo molecole impazzite. Che salirà le nebbia sulla costa. Che uscirai intera da casa per scontornarti nel vapore, sotto un cielo abbagliante che ti si curva addosso - è tutto nebbia, sgranato, le voci attutite in un silenzio innaturale, e la pelle si bagna, il sudore incolla, la pellicola ottura, respiri male. (p. 100)

Al di là dei protagonisti, Miriam, Olivia, Sophia, Cesare, Mauro, Pietro, Velia e gli altri, al di là di ogni dialogo sulla coppia o sull’età, sulle aspirazioni o sui sogni, sulla vita sovrabbondante e sulla morte che non riusciamo ad accettare e a raccontare, il merito di questo libro è di portarci a vedere quello che sta avvenendo nella linea di confine, tra le persone, tra i messaggi di Whatsapp e la canzoni di Battisti, e di assicurarci che una convivenza tra mondi nuovi e sentimenti vecchi, narrati in modo non convenzionale, è possibile, perché siamo tutti un eterno cerchio che gira e non si ferma, basta solo guardare in avanti e non curarsi della curva che abbiamo lasciato indietro.


Samantha Viva



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“La letteratura è comunque una profezia. Se la rivolgi al passato, fa tornare indietro le cose. E le puoi riscrivere come vuoi”. Elvira Seminara in questo nuovo romanzo per @einaudieditore dal titolo #ISegretidelGiovedíSera ci porta tra i segreti di un gruppo di amici che stanno per lasciare i cinquant’anni. Ma questo è solo un pretesto per raccontarci la vita, il tempo, il cambiamento che è insito in ognuno di noi, con uno stile avvincente e un dialogo inesauribile, fuori da ogni regola linguistica e convenzionale. Un libro da leggere e rileggere, di cui presto @sammiworld ci parlerà sul sito. . . . #instabook #criticaletteraria #einaudi #ElviraSeminara #leggere #libri #bookstagram #bookaddicted #recensire #leggerechepassione #libribelli

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