martedì 4 febbraio 2020

La ricerca nell'Ultima Thule: viaggio in Groenlandia, il continente che scompare

Ghiaccio
di Marco Tedesco con Alberto Flores d'Arcais
Il Saggiatore, 2019

pp, 159
€ 15,00 (cartaceo)
€ 6,99 (ebook)



Un libro di non facile definizione, questo. Non è un saggio, nel senso stretto della parola. Anche se alcune parti, più scientifiche, spiegano a noi comuni lettori come certi fenomeni naturali avvengano. È piuttosto il racconto, da un punto di vista personale (e poi vedremo in che senso) di una spedizione artica. Marco Tedesco è un glaciologo di fama, uno dei migliori cervelli in fuga che l'università italiana ha formato per poi donare al mondo. Classe 1971, Tedesco si è dapprima laureato in Ingegneria elettronica a Napoli, poi ha ottenuto un dottorato sul telerilevamento satellitare al Cnr di Firenze e poi ha spiccato il volo, portando in America la sua scienza. Ora è docente alla Columbia University e ricercatore presso il Goddard Institute for space Studies della Nasa. E un grande esperto di ghiaccio, di terre artiche, di cambiamento climatico. Tutto ciò per dire che questo agile e veloce libro è scritto da qualcuno che sulla materia ha davvero cose interessanti da dire (anche se, nel racconto c'è qualche piccola pecca, certamente non scientifica, facilmente evitabile, come vedremo).

Partiamo allora per questo viaggio. Tedesco ci trasporta in un mondo duro, inospitale, freddo. Un mondo a cui sembra non appartengano i colori, se non il bianco della neve e del cielo e il blu del cielo e del ghiaccio, in un perfetto chiasmo. Eppure un mondo magico. Una terra che rimane riservata a pochi, pochi abitanti e pochi visitatori (per ora, ma le cose stanno, ahinoi, cambiando) e forse è proprio questa la ragione di tanta magia. Ci vuole, infatti, un buon motivo per recarsi in Groenlandia, tra i ghiacci, che abbiamo sempre definito "eterni". Un aggettivo che ormai è in serio pericolo. Ed è questo il buon motivo che spinge Marco Tedesco e l'equipe di ricercatori di cui è parte a spingersi fin lassù, alla leggendaria Ultima Thule:
Stiamo per raccogliere i dati che ci aiuteranno a capire quanto il cambiamento climatico stia influenzando lo scioglimento di questi ghiacci e come ciò stia, a sua volta, influenzando l'innalzamento del livello dei mari. (p. 22)
Questo l'obiettivo della ricerca. Che, come risvolto, valuta anche quanto l'impatto umano stia trasformando un ambiente ancora quasi intatto, primitivo, forse l'unico posto al mondo che ancora conserva qualche vestigia dello spazio pre-umano, del tempo senza l'uomo. Il ghiaccio, seppure in costante movimento, si evolve e cambia a una lentezza impressionante, ci sono voluti milioni di anni per formare iceberg e montagne di ghiaccio, mentre, per converso, l'azione dell'uomo e la continua emissione di gas serra sta imprimendo a questo mondo una velocità mai vista prima.
Qui, infatti, le temperature stanno aumentando a un passo pari al doppio della media dell'intero pianeta, trasformando quello che era il frigorifero della Terra in un'immensa spugna inzuppata che non riesce più a trattenere l'acqua e la rilascia nell'oceano. (p. 51)
Un'immagine che nella sua immediatezza fa capire a noi lettori, magari poco adusi al rigore scientifico, il disastro che si sta compiendo sopra le nostre teste. La particolarità di questo libro sta proprio nel fatto che Marco Tedesco ci spiega complicati fenomeni senza il piglio puntiglioso dello scienziato, tutto numeri e precisione, bensì con tanta umanità. Atterriamo su questo mondo gelato grazie ai suoi occhi, ai suoi piedi freddi, ai suoi neuroni sempre all'erta, pronti a cogliere suoni e movimenti. Che possono essere impercettibili o accompagnati da boati spaventosi, immersi nelle profondità marine. Sono belle le pagine in cui lo scienziato ci racconta dei piccoli riti che formano il quotidiano dei ricercatori: il risveglio nell'alba gelata, la vestizione, perché a quelle temperature non si può lasciare esposto un lembo di pelle, il primo caffè del mattino, le prime chiacchiere e alla sera le zuppe liofilizzate, attese come leccornie, la neve da far bollire, il pensiero che torna a casa, alla famiglia lontana. Ed ecco il lato umano della scienza, la sua visione così personale del suo percorso scientifico, che l'ha portato, passando dall'Irpinia a New York, fino alla Groenlandia, lui, figlio del Sud, cresciuto con le note di Pino Daniele. E le riflessioni di Tedesco si librano nel silenzio della natura congelata che rende quasi impossibile ripensare al frastuono delle nostre città. E poi le giornate, scandite da lunghe camminate sul ghiaccio, con macchinari anche ingombranti portati sulle spalle, per la raccolta dei dati. E poi la gioia, lo stupore dell'uomo di scienza che vede compiersi davanti ai propri occhi un fenomeno che ha sempre studiato sulle carte e che solo un puro caso, una coincidenza temporale accidentale, ha permesso accadesse, il collasso di un lago glaciale:
Ci guardiamo perplessi, increduli, quasi timorosi di ammettere che stiamo vivendo in diretta ciò per cui siamo venuti: il lago sta collassando, implodendo su se stesso. (...) Vediamo quelli che sembrano blocchi di ghiaccio ruotare sulla superficie del lago, mentre l'acqua viene ingoiata da quello che appare come un'enorme vasca da bagno alla quale è stato rimosso il tappo. (...) Infine scorgiamo il moulin, termine tecnico con cui si indica il foro del ghiaccio attraverso il quale il lago è scomparso: è un mostro enorme, smisurato. (pp. 90-91)
Non vi sembra di essere lì con loro? Sdraiati sull'orlo del lago artico, in religioso silenzio per assistere a un miracolo scientifico? Analizzando i dati, raccolti grazie a un sensore posizionato soltanto poco prima i ricercatori sapranno che
il lago è stato inghiottito in circa 40 minuti. Fossimo stati lì, saremmo stati inghiottiti anche noi senza possibilità di scampo, assurgendo contemporaneamente a simbolo dell'esplorazione artica e della stupidità umana. (p. 94) 
Esplorazione artica... e qui si apre una prospettiva diversa, uno squarcio sulla storia, che sconfina con la leggenda, con il coraggio, con la temerarietà di alcuni uomini che per primi mettevano piede all'Ultima Thule, che per primi immaginavano un Passaggio a Nord-Ovest. Un'epopea quasi mitica, che ha lasciato tra i ghiacci un tributo importante di vite umane, ma che ci ha permesso di conoscere quel lembo di Terra. Ed è in questa parte che ci s'imbatte in quella piccola pecca, in quella svista di cui ho parlato all'inizio e che sottolineo soltanto perché appassionata di storia e di esplorazioni. Non certo per sminuire la validità del libro. Tedesco ci racconta infatti dell'ufficiale della Real Armada spagnola, Alessandro Malaspina che, secondo lui, nel 1789, partendo da Cadice, avrebbe condotto due corvette, la Erebus e la Terror a incagliarsi nei ghiacci artici, con conseguente morte di tutti i marinai della spedizione, mai più ritrovati e di cui non si seppe più nulla. In realtà, Malaspina, anche lui in cerca del passaggio a Nord-Ovest per conto del Re di Spagna, non morì tra i ghiacci, ma tornò a Cadice, nel 1794, con le sue due corvette, che erano la Descubierta e l'Atrevida. La spedizione a cui fa riferimento Tedesco è invece un'altra, quella del capitano inglese Sir John Franklin che, sempre alla ricerca del mitico passaggio, si incagliò nei pressi dell'isola di Re Guglielmo, nel 1848, oltre cinquant'anni dopo, con le sue due corvette, la Erebus e la Terror, appunto. Di questo equipaggio più nulla si seppe, mentre le due corvette sono state ritrovate sotto i ghiacci, grazie a ispezioni sonar, pochissimi anni fa, tra il 2014 e il 2016. Tra l'altro, la spedizione Franklin ha dato anche materia alla serie tv The Terror, da Tedesco attribuita erroneamente a Malaspina. In quale, in realtà, morì, molto più prosaicamente, a Pontremoli nel 1810. Insomma, una piccola confusione storica, facilmente evitabile.
Ma Marco Tedesco non è uno storico e quindi godiamoci questo libro per gli aspetti scientifici che ci sa dare, per le riflessioni che ci induce a fare sul passaggio umano su questa Terra, che senza scomodare Greta Thunberg, sta facendosi sempre più pesante. E pericoloso. E godiamocelo anche per le curiosità che ci porta a scoprire. Qualche esempio? Se vi dico "cammello" a cosa pensate? Al deserto, ovviamente. E se Tedesco invece ci dicesse che esisteva il "cammello polare?" Oppure, altro indovinello: che colore associate alla Groenlandia? Il bianco, ovviamente. Ma se Tedesco ci raccontasse che, secondo un'interpretazione, il nome Groenlandia deriva dal danese Grønland, associabile all'inglese Greenland?
Insomma, tanti sono i motivi, non certo quello storico :-),  per leggere questo agile e veloce saggio sul "continente che scompare".

Sabrina Miglio





«Le notti nell’Artico hanno qualcosa di speciale». Ce lo racconta il glaciologo Marco Tedesco, uscendo all’alba dalla sua tenda di ricercatore posizionata sui ghiacci della Groenlandia, in un saggio breve ma denso, dal titolo iconico, “Ghiaccio”. Il volume, edito da @ilsaggiatoreed, ci accompagna in questa sua spedizione al Nord del mondo, all’ultima Thule, tra le terre degli Inuit. Per spiegarci come l’impatto umano e il cambiamento climatico influiranno sul nostro mondo a partire proprio dal “continente che scompare”. A breve la recensione di Sabrina, @book_the_travel, sul sito di #Criticaletteraria. #ghiaccio #groenlandia #saggi #cambiamentoclimatico #ilsaggiatore #recensioni #scienza #scienziati #spedizioniartiche #polo #recensionilibri #recensire #instalibri #bookstagram #booklover #bookish #bookphotography #books
Un post condiviso da CriticaLetteraria.org (@criticaletteraria) in data: