giovedì 31 ottobre 2019

#Halloween - A volte un libro può fare paura (senza essere un horror!)

Cari lettori,
a volte, un libro può fare paura. Non parliamo solo di quelli che trattano di vampiri, zombie e fantasmi, ma di quelli che ci aspettano negli angoli polverosi delle librerie. Di quelli che si annidano in alto in alto sugli scaffali, pronti a balzare fuori e spaventarci con la loro mole e la loro nomea. 
Sono quelli che non abbiamo mai avuto il coraggio di aprire o di finire. E, non credete, ma anche in Redazione abbiamo i nostri bravi libri neri! 
In occasione di Halloween confessiamo le nostre paure e vi riveliamo quali sono i libri che, da sempre, ci terrorizzano. Sperando di riuscire così ad esorcizzarli. 

E quali sono i vostri? Scrivetecelo sui social! 
Buone letture... da paura! 
La Redazione



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Alessandra ha paura di...
“Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa
Estate 1996: una dodicenne leggeva di sua sponte e amava, tra i vari per citarne alcuni, Pirandello ("Il fu Mattia Pascal"), Puskin ("La donna di picche") e Wilde ("Il ritratto di Dorian Gray"). Senza ricevere alcuna influenza o ingerenza da parte degli adulti. Stesso anno, inverno, scuole medie. Le professoresse assegnano i compiti per le vacanze di Natale: tra 200 esercizi di matematica (no, non è una battuta...), tra le due unità di esercizi di inglese e le cartine di geografia da realizzare, vi sono anche gli esercizi di italiano che consistono, in mezzo ad altre richieste, nel leggere in meno di un mese tre libri. I titoli? "Il fu Mattia Pascal" di Luigi Pirandello - già letto -. "Il giorno della civetta" di Leonardo Sciascia - non lo conoscevo, l'ho letto e l'ho amato assai sebbene trovassi, nella mia innocenza e forse anche perché abituata ad altri generi, crudele l'omicidio -. E, rullo di tamburi, "Il Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa. Quest'ultimo si rivelò essere il mio incubo, il mio primo incubo letterario. E lo è tuttora, ben ventitré anni dopo! Abbandonata la lettura poco prima della metà del libro, è ancora oggi una "mia vergogna". Lo guardo, spesso ci penso e ritengo sia il mio primo fallimento nell'ambito della lettura. Vorrei tanto riprenderlo in mano, leggerlo e finirlo, ma proprio non ci riesco: predomina quella ripugnanza adolescenziale che me lo fa evitare come la peste. Da quella volta, negli anni a seguire sono susseguiti pochissimi "abbandoni letterari" che, a loro volta, rappresentano per me un crucio e motivo di estremo imbarazzo...con me stessa! Non ricordo se la professoressa mi sgridò o meno per non aver letto l'intero romanzo, eppure "sono cresciuta" sforzandomi sempre e comunque di portare a termine le letture cominciate. Ad oggi, "famosi" ho solo altri due classici abbandonati a metà e anche per loro spesso, spessissimo mi sento in colpa con tutte le promesse vane e intime di rileggerli e finirli. Ho maturato l'idea (malsana, ne sono consapevole) che è meglio leggere e finire un libro, bello o brutto che sia, piuttosto che abbandonarlo e sprecare di conseguenza il tempo speso per arrivare sino a lì, immergendosi in una storia che poi magari, si rivelerà pure interessante. Ho ripreso in mano dopo tantissimi anni "Il Gattopardo". Ho letto l'incipit, è tornata la paura. E niente, non ci riesco. Anche questa volta passo, consapevole che il nuovo tentativo arriverà nel prossimo ventennio, forse. 

Debora ha paura di...
Stephen King
Come nel più classico dei cliché, di Stephen King! Ho divorato On writing (manifesto imprescindibile sul mestiere di scrivere), letto moltissimi racconti tra cui quello che resta uno dei miei preferiti in assoluto, ossia The Body... ma i grandi romanzi dello scrittore statunitense, restano un tabù per me. Non certo per il timore di restare delusa dalla scrittura di King, che so bene essere un Autore con la a maiuscola, ma, banalmente, proprio per quelle atmosfere oscure che quasi sicuramente mi terrorizzerebbero. Per dire, anche Frankenstein (romanzo che adoro), mi ha provocato all'epoca della prima lettura almeno un paio di incubi. Peccato, perché sono certa che se si riuscisse ad andare oltre il velo dell'orrore, le storie di King svelerebbero molto di più, una ricchezza di spunti e riflessioni sulla società contemporanea e i lati più oscuri dell'animo umano che varrebbero sicuramente qualche brivido lungo la schiena. Chissà, forse prima o poi, armata di luce accesa, orsacchiotto da abbracciare all'occorrenza, e il freezer sgombro per poter riporre il libro in lettura (e qui chiamo a raccolta i più fedeli fan di Friends per cogliere la semi citazione), anche io riuscirò ad avventurarmi nell'universo di Stephen King. 


Federica ha paura di...
"Il maestro e Margherita" di Bulgakov
Immaginate la scena: finalmente mi trovo con la compagnia giusta a fare cosa? Ma a parlare di libri! La logorrea è inarrestabile: tra un classico e un graphic novel imperdibile, l'esordiente che ha appena pubblicato in rivista e l'ultimo premio letterario assegnato, la serata trascorre con piacere e il tempo sembra essersi fermato. Io però lo so, sento sulla pelle l'agguato dell'inevitabile: “E tu quale libro non sei mai riuscita a leggere?”. Il sudore inizia a farsi freddo e intravedo il marchio di eresia sulla mia fronte. Perché io ho paura de Il maestro e Margherita di Bulgakov! E non tanto per la difficoltà con cui mi sono misurata durante la lettura (iniziata per quattro volte e mai finita), ma per lo sguardo di disapprovazione e sdegno ravvisabile in uno qualunque degli interlocutori a cui confesso questa innominabile colpa. Il sogno più recondito che ho è semplice: che mi venga detto, per una volta: “Ma dai! Anche io!”. In fondo, mi fate felice con poco.


Giulia ha paura di... 
"Moby Dick" di Melville
Perché: l'ho preso in mano due volte. Ho provato a cambiare l'edizione, ne ho comprata una più accattivante rispetto a quella della libreria della nonna. Ci ho cucinato un dolce vicino. Ho sorriso quando Quiqueg si chiude in camera per osservare il Ramadan e tutti, preoccupati, decidono di sfondare la porta. Ho provato a sentire lo spirito d'avventura e la folle nobiltà di Achab. Ho saltato il capitolo sul sermone pre-partenza, forte del mio diritto di lettrice di poter ignorare le parti che non mi interessano. Mi sono immersa negli sprazzi quasi teatrali e shakespeariani di Achab solo in cabina alla finestre di poppa mentre constata che ogni bellezza si è, per lui, mutata in angoscia. Arrivo a pagina 206 e lo chiudo. Per ben due volte ho fatto così. "Moby Dick" resta nel suo ordinato spazio alla lettera M della libreria e ghigna quando passo. Mi ricorda che lo devo ancora catturare. E divento un po' Achab anch'io quando mi addentro in altri testi, ma mi rendo conto che non troverò pace fino a che non avrò portato a termine la lettura.


Gloria ha paura di...
"Infinite Jest" di Wallace
Perché: ebbene sì, dopo essere stata infinitamente attratta dalla sfida lanciata dall'autore, mi sono imbattuta in qualcosa che non mi aspettavo: un'immensa fatica. Ho tentato di leggerlo in parallelo al mio fidanzato, ho provato a esaltarmi come faceva lui a quasi ogni pagina, ma ammetto di essermi arenata a pagina 161. Ho lasciato il segnalibro al suo posto, ho persino saltato qualche parte per vedere se, più in là, avrei trovato un appiglio tanto forte da portarmi a insistere, ma non è accaduto. Certamente, con il suo bel dorsino gigante, Infinite Jest si fa notare nella libreria, in mezzo ai romanzi postmoderni e alla letteratura americana e grida vendetta. Quel che è peggio? Ogni tanto il fidanzato ricorda che vorrebbe proprio rileggerlo e chiede di vendergli quella povera edizione einaudiana abbandonata in libreria. Insomma, oltre alla mancanza imperdonabile... la beffa! 
(però qui su Critica c'è chi ce l'ha fatta eccome a leggere il libro: date un'occhiata qui!)


Sabrina ha paura de...
i russi, in generale
In realtà loro mi stanno anche simpatici, sotto casa mia ha il laboratorio un liutaio, russo, russissimo, Vladimir di San Pietroburgo, sempre sorridente e gentile (a parte il vago olezzo di aglio che, come una nuvoletta, sembra avvolgerlo, ma va beh, Paese che vai usanze che trovi, anche alimentari). In realtà non ho mai avuto paura nemmeno dei libri mattone, quelli da mille e più pagine. Anzi mi ci affeziono. Eppure, quando mi prende voglia di leggere un classico e vado alla libreria, il mio sguardo sfugge veloce dal reparto Russia, avete presente come quando non volete che il prof vi noti e girate lo sguardo di qua e di là con finta indifferenza? Ecco, uguale. Fingo sbadatamente di non sapere che alla mia cultura letteraria mancano, quasi completamente (fatta qualche eccezione tipo Gogol e...e.... no, solo Gogol) gli autori russi. Potrei anche identificarmi con Anna Karenina, un po' meno con L'idiota :-))), spero, ma non so esattamente perché, ne ho paura. Paura di impantanarmi in una storia lentissima, in una scrittura che esonda di descrizioni, in una trama datata e un po' pesante. E allora scappo, mi rifugio nella più confortevole letteratura italiana o mi precipito nella tedesca, noncurante dello sguardo altezzoso di Tolstoj e Dostoevskij che mi guardano dall'ultimo scaffale lassù in alto della libreria. Par che dicano: "Alla prossima, cara mia!".


A Samantha fa paura...
“Il vecchio e il mare” di Hemingway 
La mia paura letteraria è legata, stranamente, ad un periodo bellissimo della mia vita. Vivevo al mare, in un piccolo paesino siciliano, che è il paese natio di mio padre e frequentavo la quinta classe ginnasiale. Le mie attività preferite erano la lettura e le passeggiate in riva al mare, rigorosamente d’inverno. Per questa ragione, dopo aver vagato per mari avventurosi con Conrad, volevo provare a immedesimarmi nel sentimento che lega chi del mare vive, e leggere “Il vecchio e il mare” di Hemingway mi sembrava il modo migliore. Ma non c’è stato verso di farmi piacere quel vecchio rugoso. Il numero di pagine era esiguo, ma nonostante tutto non ci riuscivo, era più forte di me. Credo molto all’atmosfera che ogni parola in fila, in un bel testo, riesce a creare, a quella musica che un buon libro ti ispira dentro l’anima; eppure, in questo caso sento un pianoforte scordato, un frastuono mi scoppia dentro, non c’è alcuna magia in quelle parole per me. L’amore per il mare, che tanto mi manca adesso, non è riuscito a farmi passare questo trauma o a infondermi calma, perché questo romanzo mi terrorizza. Non so spiegare perché ma l’ordine delle parole scelte, l’atmosfera tesa che si respira ad ogni pagina, l’odore del sangue del pesce che si dimena e il senso di profondo vuoto che leggo nelle prima pagine di questo romanzo mi spaventano come il peggiore degli incubi. E dire che sono un’amante dei thriller e degli Horror!! Ma è più forte di me, c’è una brutta musica che risuona tra quelle pagine, e io non riesco a far finta che sia un libro come gli altri. Spero che il buon caro Hemingway mi perdoni.